10/02/10

Be Stupid





Ecco a voi la nuova campagna Diesel: un vero e proprio manifesto pro-stupidità! Nata dalla collaborazione tra il team creativo del noto marchio di abbigliamento e l’agenzia londinese Anomaly, la campagna è incentrata tutto sul concept: “rivalutare gli aspetti positivi della stupidità”. Opera un interessante rovesciamento di senso che è destinato ad avere grande successo. Non più un brand che si rivolge a potenziali consumatori ed appassionati, invitandoli ad entrare nel proprio “mondo di marca” in virtù di una scelta intelligente, ma proprio l’opposto. La stupidità è qui intesa come spontaneità, inclinazione al coraggio, che accomuna coloro che si dimostrano meno riflessivi ma più inclini a buttarsi nella mischia. Più creativi, dunque, per azioni anticonvenzionali. La campagna prevede un planning mediatico molto ampio e vario, ma soprattutto ad alta viralità, che comprende: affissioni, pagine di giornali, web, eventi, etc. Gli stupidi secondo Diesel hanno più storie da raccontare e quale luogo migliore per il seeding che i social network? E’ evidente che una campagna di questo tipo ha un forte potenziale virale che, infatti, sta conducendo ad una rapida diffusione delle immagini legate alla filosofia della stupidità (ed anche questo blog non è immune dal contagio)."Be Stupid", trova il suo momento più divertente nel “Be Stupid: Recruiting”, una sorta di ingaggio del cretino riservato all’autocandidatura di toccatelli e creativi (confine labile da valutare secondo parametri molto personali!) tutti coloro che stanno facendo qualcosa di particolarmente stupido potranno essere parte del video clip.


09/02/10

christian mirra a tatami

08/02/10

Post Prandium (1)


Oggi inauguro la mia nuova rubrica: “Post Prandium”. Recensirò ristoranti, pizzerie, bettole, trattorie e pub sanniti senza peli sulla lingua. Ovviamente non farò pranzi-cene luculliane e la frequenza dei post non sarà sempre la stessa. Poi ovviamente ogni contributo è ben accetto… basta invitarmi a cena! (capito Pier?!)

“All’ombra del castello”
Località Cretazzo – Ceppaloni (Bn)
Tel. 0824.55388 – 347.7646009
Chiuso il martedì

Il nome potrebbe far rivivere in noi immagini ancestrali, ambientazioni medievali, pietra viva, tavoloni di legno massello, luci fioche. Bene, dimenticate tutto questo. Probabilmente potremmo innanzitutto suggerire un nome più adatto: “Del castello nemmeno l’ombra”, infatti l’antica costruzione si trova molto più in su e bisogna percorrere una strada ripida per arrivarci. Per raggiungere la pizzeria bisogna percorrere la strada per Ceppaloni. Quanti ricordi lungo queste "viuzze", quando mi chiedevano di fotografare auto dei carabinieri all’ingresso di una nota villa, ricordi lontani ma anche tanto vicini. Bene, siete in auto, in motorino, in bici, a piedi? Poco prima di arrivare nel paese dovete stare attenti alla scritta “Vinicola Barone” dopo qualche metro svoltate a destra in Via Donisi. Percorrete altri 200 metri e svoltate a sinistra per il centro (?) del paese. Basta una curva e siete arrivati. Siete basiti lo so, ma non ditemi che non vi avevo avvertito. La sensazione è quella di arrivare a casa di qualcuno, avrete quasi timore ad entrare perché magari non avete portato in dono nulla per la serata, siete logorati da quel panico da mani vuote. La struttura è il classico casone di paese che va finito un po’ alla volta, una colata di cemento isolata nella natura con sparute luci di lampione. Prima si abita al piano terra, poi si fa l’intonaco al primo piano, poi gli infissi e così via. La pizzeria-ristorante esiste da ben 16 anni, ma non li dimostra affatto a causa di un’ignobile restaurazione interna. Dopo un breve zig-zag tra le auto parcheggiate alla men peggio si arriva all’ingresso con infissi in legno e oro. Lo spazio è ben organizzato, peccato però per l’infelice scelta di posizionare il frigorifero dei gelati Sammontana (un gelatone stupido che ti sorride appena entri non è il massimo) e la toilette senza porta d’ingresso appena sulla destra, ci sarà tempo anche per quella. In fondo ci sono loro, i proprietari insieme a due periti pizzaioli e uno splendido forno da pizza fumante. Marito e moglie ci mettono anima e corpo, non stanno un minuto fermi e vagano per il locale pronunciando qua e là la classica frase da ristorazione: “Tutto bene?”. L’uomo, sulla cinquantina, è davvero di una gentilezza imbarazzante. Si avvicina al tavolo con occhialini in punta di naso e una tenuta “casual” di camicia e jeans e grembiulino di panno, con un neo però: scarpe da ginnastica bianche e blu, non si fa. Scrive l’ordinazione come uno scriba egiziano e si fionda subito dai pizzaioli. La sala è fatta bene, l’ambiente sembra ben gestito, i tavoli e le sedie sono in legno e paglia, senza pretese. Ma veniamo alle dolenti note: l’arredamento. Io mi chiedo: perché andare in un grande magazzino e comprare tele stampate belle e pronte? Perché quei quadri con i fiori che nessun pittore ha mai dipinto e che qualche operaio industriale daltonico ha assemblato? Perché?! Sulle pareti ce ne sono una decina di questi inutili orpelli da accecamento che potrete ammirare nelle foto sottostanti. Avremmo preferito qualche quadretto di famiglia, o semplicissime pareti bianche. Ovviamente due enormi tv al plasma la fanno da padrone e trasmettono, come di consueto, partite di calcio a tutto andare. La chiacchierata con i vostri commensali preferiti sarà quindi accompagnata da un “commentatore sportivo” berlusconiano durante tutta la serata. Non si fa in tempo a dare un’occhiata che già arrivano le pizze, tempo record: 14 minuti. L’aspetto è irregolare, non perfettamente geometrico, bene, aborro le simmetrie. Non c’è nulla da fare è ottima. Pasta ben lievitata, ingredienti freschi e luccicanti, giusta quantità di olio e forse un’unica pecca: poca mozzarella. Birra ben presentata nel giusto boccale da bar sport e coltello ben tagliente, una rarità! E i dolci? Non mi dite che anche qui c’è quel chiattone di Sal De Riso?! E invece si. Oramai non sei nessuno se non hai nel menu queste “prelibatezze” palesemente industriali con la farsa dell’artigianato da laboratorio. Andate da Bianchini a Via Napoli, a Benevento, e poi ne riparliamo. In compenso assaggio questa torta allo strega del grassone amalfitano e, tuttavia, posso almeno appellarmi alla sua commestibilità. La cassa della pizzeria è davvero una chicca, i proprietari hanno scelto di posizionarla accanto al forno sopra a un piccolo banchetto in legno antico, non male davvero. Il locale è molto frequentato di sabato e si rischia di non trovare posto ma negli altri giorni è quasi vuoto, non serve prenotare.

  • Rapporto qualita'/prezzo: Ottimo, la pizza costa pochissimo. VOTO: 8
  • Varietà del menu: Il grafico che si è occupato dell’impaginazione è un folle. Le pietanze non sono tante ma va mangiata la pizza. VOTO: 6
  • Bontà del menu: Andrebbe provato tutto ma la pizza è ottima. VOTO: 6 ½
  • Servizio: I due non si fermano un minuto. VOTO: 8
  • Arredamento/ambiente: “Signore perdonalo perché non sa quel che fa”. VOTO: 4 ½
  • Pulizia: Tutto limpido e lucente. Nella toilette ci sono lavandini hi-tech dove “ce può magnà”. VOTO: 8
  • Simpatia dei proprietari: Sono brave persone semplici e cordiali. VOTO 8

VOTO complessivo: 7-


07/02/10

a(m)miriam makeba


c'è una rabbia soffocata appena penso a miriam makeba, alla sua morte e alla incapacità dell'italia di onorare al meglio questa straordinaria donna. 130 proiettili esplosi da sei/sette sicari, un volume di fuoco da guerra, a sparare un kalashnikov, una pistola calibro 9x21 e una 9x19. a terra sei corpi. sono i numeri della strage di catelvolturno del settembre 2008. ricordo che il giorno dopo i giornali si limitarono a descrivere quella come una strage tra delinquenti."Secondo le forze dell'ordine si è trattato di un regolamento di conti. Per gli inquirenti potrebbe trattarsi di narcotrafficanti". l'italia dei diritti, della democrazia, dei crocefissi messi dappertutto, dei valori da insegnare con superbia a chi ne ha altri, non riuscì a guardarsi in faccia. non riuscì a vedere che in questo paese se sei povero, inadatto, diverso, non puoi contare sui "principi" e sui "vaolri" che l'occidente promette, ma puoi finire morto ammazzato mentre il governo sciorina dati incoraggianti sulla tua sicurezza. sarebbe rimasta una notiziola in cronaca nera se gli africani non avessero reagito.
hanno reagito perchè non sono cresciuti nel nostro paese, e questo fa di loro persone che ancora non sono state persuase che gli inadatti devono avere sempre e comunque una colpa da scontare per essere finiti ai margini della società.
in loro soccorso venne Miriam, 76 anni, artista. riuscite a crederci? una donna, una vecchia, un'artista africana che porta una testimonianza di civiltà nell'evoluto occidente. lei che ormai pensava di aver lottato abbastanza, che aveva finalmente trovato una vecchiaia serena, lei che dopo una vita in esilio era tornata nel suo sudafrica del suo amico Mandela. era lì, nel suo buon ritiro a migliaia di chilometri di distanza da castelvolturno, un luogo che conta come la township di Alexandra, un cesso di posto incastrato nel mondo civilizzato nascosto dietro i poster pubblicitari messi lì apposta per non vedere. Miriam ha chiamato il nipote Nelson e gli ha detto: "accompagnami lì".
venne. a testimoniare che in pericolo siamo tutti, incapaci di reagire se cominciano a venir meno diritti anche nostri.
al morgana lucariello ha cantato una canzone a lei dedicata e di nuovo ho sentito quella rabbia nascosta riaffiorare. ma ho anche incontrato una cultura popolare più forte dei 15 minuti di celebrità, che sa riconoscere e ringraziare chi ci viene in soccorso.

Sounds of life



Visto che ha interessato molto la qualità video della Canon 5D mark II, vi posto questo corto girato con la stessa macchina fotografica. L'autore è Michele Salvezza e vive nella nostra provincia, insomma "Made in Sannio" ;)

06/02/10

ricette immorali

Scorzette d’arancia al cioccolato
per due persone lussuriose

4 arance dalla buccia grossa
1 litro d’acqua azzurra
500g di zucchero semolato
300g di cacao amaro in polvere
1 stella d’anice –che bella immagine-
10 grani di pepe nero
Vaniglia in polvere
4 cucchiai di succo di limone (…)
300g di cioccolato fondente
25g di burro
(oppure 300g di zucchero cristallizzato -se solo sapessimo di che si tratta)

Togliete la scorza alle arance e tagliatela, senza la parte bianca, in striscioline (detesto questi diminutivi). Buttatele nell'acqua bollente e, non appena l'acqua avrà ripreso il bollore, scolatele. Rifate questa operazione per altre due volte ancora, cambiando ogni volta l'acqua. Non chiedetevi il perché, nessuno lo sa. Possibilmente eseguite l’operazione sul piede sinistro e tenete in aria quello destro. L'ultima volta, prima di scolare le scorzette (detesto anche i vezzeggiativi), tuffatele in acqua fredda ben ghiacciata per fissarne il colore. Mettete in una casseruola lo zucchero semolato, la stella d'anice, la vaniglia, i grani di pepe ed il succo di limone. Portate a ebollizione e immergete poi le scorzette (ancora?! Ma non le possiamo chiamare semplicemente scorze?). Come una pietra, sopra mettete un coperchio e lasciate cuocere a fuoco bassissimo per un’ora e mezzo: l'acqua deve "fremere" e non più bollire. Mentre vi interrogate, con una sottile vena d’inquietudine, sulle variazioni semantiche ed emotive tra i due verbi, della serie “dove finisce il fremore e inizia il bollore?”, lasciate le arance nello sciroppo facendole macerare bene per tutta la notte o per almeno 10 ore. Beh, un lasso temporale impegnativo.
A questo punto, o ci diamo un appuntamento e ci rivediamo qui domani mattina, oppure iniziamo a pensare insieme cosa farne di queste dieci ore e passa. Posso darvi dei suggerimenti, tuttavia non posso garantire la mia presenza per tutto il tempo richiesto perché sono sempre in ritardo con le altre cose da fare…mi dispiace non posso seguirvi, mi tocca lasciarvi da soli… Non fate quella faccia. Aspettare stanca!
E poi , nonostante i preziosi insegnamenti dei tempi delle cotture in cucina e dei tempi della biologia teorizzati dal mio illustre dentista, l’attesa rimane per me una cosa micidiale. Le sale d’attesa ancora di più: ansia in scatola con poltrone di pessimo gusto e riviste del millenovecentocinquantuno. Non resisto, “fremo” come l’acqua di cui sopra e a tratti bollo. Quindi al massimo vi racconterò una storia per ammazzare il tempo, ma poi dovrete proseguire da soli. Ci rivediamo successivamente per fondere il cioccolato.
Il pianerottolo di casa mia è popolato da ottuagenari. Senza esagerazioni, il più giovane avrà una settantina d’anni. Non è proprio una botta di vita, soprattutto per me che ho abitato anni in un palazzo tutto di studenti, però questo Ancien Régime nel tempo si è rivelato antropologicamente interessante. Innanzi tutto, il livello di inquinamento acustico è fuori da qualsiasi protocollo mondiale e le televisioni impazzite dell’Italia sul Due hanno decretato la definitiva morte per autoimpiccagione del decibel. Si parte in sordina (mo ce vo’) verso le sette di mattina con i primi telegiornali e poi, progressivamente, si alza coralmente un climax ascendente di antonelle clerici e marie de filippi che esplode, poi, con l’edizione delle otto del TG1 la cui sigla, come un tuono, rimbomba fortissima nella tromba delle scale. Papapapapapapààà.
Il mio non è un palazzo, è una miniera per Amplifon.
Il tono della vita di condominio è, quindi, sempre molto alto e anche vistosamente colorito giacché i vegliardi, oltre a essere diversamente-udenti, sono anche molto spinti nel linguaggio. Poiché ho la fortuna di avere la testa del mio letto sulla parete di confine con l'appartamento di due ferocissimi coniugi d'epoca, la mattina mi sveglio con un tenero: “Aooh ma vaffanculooo!!!”. A cui segue: “A Bru’ ma che voooi!?!?”. Buongiorno anche a voi cari vicini. Sono due ore che sogno sparatorie per via di quel western che avete acceso alle sette di mattina. Grazie. Almeno stamattina non mi è toccato Forum.
Ogni notizia mi è data in tempo reale. Quando è morto Michael Jackson ho avuto l’esclusiva: lo sapevo dalle sei di mattina grazie a loro! Quell’edizione del Tg, per niente silenziosa per via della notiziona,fu accompagnata da un ricco: “A Brù, senti, è morto Maicol Jaksonne! Dice che se drogava!”. "Senti" è la parola d'ordine e, oltre a Bruno, lo abbiamo sentito tutti noi.
Dall’altra parte dell’appartamento abita da sola, invece, una tenera vecchietta dai capelli cotonati, gracile e bassina, usa il bastone perché sfiora i novanta e non cammina bene. Teledipendente, ha superato non senza vertigini il passaggio, come dice lei, al vegetale terrestre. Spesso, quando rincasa, non riesce a trovare con le chiavi la toppa della serratura e allora dolcemente urla: “A li mortacci tua e de tu madre!!!!”. “Ma chi è che bestemmia?” mi chiede ogni tanto qualche ospite stupito. “Ah, sì.. i miei vicini..” rispondo serafica. E adesso, mentre scrivo, l’affabile vecia sta deambulando sul pianerottolo dicendo che di stare in casa si è rotta la palle- parole sue- e ripete di voler uscire. Ho sentito, sempre da loro ovviamente, che presto riproporranno in tv una nuova versione di Ok il prezzo è giusto!. Un palinsesto così ghiotto non darà più spazio a simili desideri di libertà.
Niente di più feroce della banalissima televisione.


Bevanda consigliata: amaro in bocca

esercizio di stile


questo video è tutto fatto a benevento, ma di benevento c'è solo la scenografia e le facce. per il resto mi sembra un esercizio di stile.
copia copiasse, all'esame non si passa!

La janara è tornata

Ciao a tutti, sono tornata...scusatm' ma eggiu' tenut' ke' fa' !
E' credibile che abbiate pensato che dopo l'iniziale ondata di entusiasmo, io abbia avuto un calo di interesse e motivazione. Oppure, è possibile che nessuno abbia notato la mia assenza. La verità è che sono rimasta appesa ad un filo di saggina e poi ho dovuto pelare una gatta. Successivamente ho dovuto sperimentare una scopa nuova e zigzagare tra i meridiani ed i paralleli. Altro tempo e spazio ho dovuto sottrarlo al blog, poiché relatrice in un noiosissimo congresso sull'inquisizione (mannaccia a quel citrulo di papa Innocenzo VIII) ed in seguito ho dovuto lavorare alla pubblicazione degli atti congressuali dal titolo: "Summis desiderandem affectibus". Infine mi hanno respinta alla frontiera del Sabba perché la carta d'identità era scaduta...
Oggi però, sono nuovamente tra voi e, la mia presenza, non sarà più scarsa e frammentata...
Nel frattempo, ho notato che il blog è kien' e nuvità: una gran bella nuova copertina e volti nuovi tra lo staff; sono avvenute svariate discussioni e si è mantenuto inalterato il senso di appartenenza la blog; è cresciuta la capacità di aggregare le persone intorno ad interessi comuni, visto che il numero dei commenti è aumentato" e visto che si interessano di noi anche le emittenti radio nazionali; Mentre io sono uscita da un piccolo alveolo del weblog, ciascuno ha continuato ad esprimere alla propria manera, punti di vista, ironia, creatività ed utilità: A ben' a vuje'. Vetu saput' mov'.
Insomma mi siete mancati e visto che a Maleventum piove e soffia il vento, vi dedico
"Rain. Ryuichi Sakamoto "


3x7 Strega a Fette

05/02/10

Aforisma stupido #1

....Ed il maestro mi disse:"L'alluce è certo il più possente e virtuoso tra le dita...ma è sottomesso". Ed io non più mai alzai il gomito bensì il ginocchio.

04/02/10

Nel beneventano si ammazzano il sabato...

L'occasione era di quelle succose...Gigi si era appena laureato in Scienze della Comunicazione, dopo otto anni di grossa fatica, sali e scendi in Marozzi, case in fitto tra Prenestina e Casilina, concerti dal Villaggio Globale al Tendastrisce, feste universitarie ed occupazioni poco convincenti.
Gigi si era laureato ed era lì, con i suoi amici fuorisede, a stappare una bottiglia di Mbriachetto dinanzi la saletta delle lauree...
A San Donato era un gelido pomeriggio di metà settimana: Giuliano se ne stava accovacciato al bar della Funtana Murata a combattere con le limoncelle di Zio Alduccio e la ricerca di campo per fare gli auguri personalizzati a Gigi...ma quelle tacchette di mmerda proprio non ne volevano sapere di impadronirsi del suo vecchio Nokia. Dopo tanto penare ecco la linea..magicamente...
L'occasione era di quelle succose dicevamo...
Nessuno dei ragazzi di San Donato era stato presente alla proclamazione del loro amico in quel di Roma: troppo difficile prendersi un giorno di festa per una laurea nella Capitale in redazione, in una marmeria, in sartoria, nella ditta delle pale eoliche...quelli del bar misero da subito le cose in chiaro: "No wagliò! O si sale tutti o niente da fare...aspettiamo Gigi che sabato scende a San Donato!"
Ma Gigi di tornare a San Donato prima della settimana prossima proprio non voleva saperne...
L'organizzazione per la trasferta fu veloce, senza tessera del tifoso e senza biglietti, in barba alle norme antiviolenza del decreto Maroni:
Quattordici partecipanti alla gita, due "Pande" ed una Clio pronte per planare dalla Provinciale Sannita fino ai laghetti di Tor Cervara...sei o sette sacchi a pelo, qualche chiamata ad altri amici in comune con casa nella Capitale...e si va...il sabato da Gigi a festeggiare la sua laurea.
Ora...tutti sanno che quando parte una delegazione per una festa a Roma l'umore è quello dei giorni migliori.
Giuliano staccò in redazione il venerdì sera con la promessa del Direttore che, almeno per questo weekend, nessuna pantera nera, nessun ladruncolo a zonzo per la provincia e nessuna inaugurazione di qualche minchiata in città, potevano interessare il nostro reporter di provincia.
L'arrivo a Roma era previsto per le 14, ma gli occupanti della Clio erano in forte ritardo all'appuntamento per la partenza: si narra che venerdì sera, hanno chiuso sia il Bar della Croce, sia quello della Funtana Murata, il pub, la pizzeria e pure la tabaccheria di zia Pasqualina che tiene le Peroni abbozzate nel frigorifero di casa e le vende a 50 centesimi!
I quattro arrivarono soprendentemente in forma con gli occhiali da sole in una mattina dove il sole bisognava inventarselo...
Durante il viaggio fu preso di mira l'autogrill "La Macchia", nei pressi di Frosinone e della nuova ed inutile uscita di Ferentino: la pioggia veniva giù senza tregua...tra i quattordici balordi vinse nettamente il menù di Spizzico con la sua abominevole pizza al formaggio industriale, rispetto alle rustichelle di Autogrill. La verità è che la cassiera di Spizzico aveva un bel culo mentre quella dei panini era un roito spaventoso e, tra almeno sette dei quattordici, questo era un elemento da tenere in grossa considerazione!
Arrivati a destinazione c'era Gigi ad aspettarci davanti la fermata della Metro B di Castro Pretorio: aveva la barba lunga ed una faccia di chi non dormiva da giorni.
"wAGLIòòòòò, finalmente...cazzo quanti sieteeee!"
Baci, abbracci, prime birre e stupefacenze prima di vestirci di camicie e revolver per ammazzare il sabato.
Dopo tanto blaterare la scelta cadde su una nota osteria di San Lorenzo....non faccio nomi perchè mi stà sul culo fare pubblicità ai locali....
Il locale si chiama "La Pantera Rosa" e stà a pochi passi dal piazzale del Verano dove c'è la tomba del grande Rino Gaetano.
Ora...lo so lo so...qualcuno di voi, cari lettori, è stato a Parigi e starà pensando: "Ma guarda a questi...io ho visto la tomba di Jim Morrison..."
Bello, bravi tutti...però a San Donato guai a chi tocca Rino Gaetano!

Il proprietario del locale ci vide entrare numerosi e rumorosi ed ebbe un piccolo sussulto...poi si tranquillizzò alla vista di Gigi salutandolo calorosamente.
Il tavolo era di quelli grandi, in fondo al locale.
Giuliano prese posto tra Alessandro e Gigi: si era seduti in venti, precisi, precisi...quelle amiche del laureato non sapevano a cosa stavano andando incontro...

Ore 1.45
Il locale è praticamente vuoto...il Tavolo dei Venti è al terzo giro di ammazzacaffè.Uno dei proprietari si è seduto e grida più di Noialtri...la ragazza che ha servito il tavolo s'è presa sei o sette cori di approvazione e quaranta euro di mancia. Era quasi commossa. Ha promesso di venire quest'estate a San Donato, con i suoi amici. I 40 euro però gli amici non li avranno...questo è chiaro.
Il proprietario fa una foto di gruppo come i vip e la appende al muro. Giuliano prova a mantenere un contegno, ma ogni qual volta che lo pensa, si blocca e grida più di prima. All'uscita del locale baci e abbracci e pacche sulle spalle al proprietario che ha incassato un guadagno niente male.

ore 4.30
Terminare la serata nella piazzetta di San Lorenzo, a cantare le canzoni di San Donato miste a quelle di Rino Gaetano sotto la pioggia con i venditori di collanine, spillette e aggeggi luminosi e volanti, con le birre dell'unico baretto ancora aperto...non ha prezzo...
tanti auguri Gigi!

on air: Mentre la notte scendeva stellata stelllllataaaaaa! Lei affusolata nel buio dormiva incantataaaaa! (Rino Gaetano - I Sei Ottavi)