Le differenze non separano ma generano energie. Percorrerle vuol dire tracciare nuove direttrici connettive e cognitive, portare nuovi mondi oltre le strade già percorse o percorribili. Abbiamo scelto il punto di vista della differenza: “Find the gap” è il principio dell’inclusione di valori differenziali, è la ricerca di ognuno dentro se stesso e dentro, oltre lo spazio circostante. È l’intersezione e la coesistenza delle diversità espressive. È un laboratorio in fieri; è esplorazione, meraviglia, incontro. È un circuito aperto dell'infinita diversità, incrocio di eterogeneità che produce creatività.
Saremo capaci di includere e moltiplicare la differenza?
Alla fine ce l'ho fatta, per il rotto della cuffia. Appena prima di partire e sul finire di questo 2009 rapidissimo. La mia playlist per la fine degli anni zero è tutta qui, diciannove canzoni uscite quest'anno. Ognuna di esse è per il sottoscritto un cazzotto nello sterno, perciò dopo averla fatta e riascoltata mi sono rannicchiato a terra con il respiro spezzato.
Qualcosa forse manca, ma ho cercato di racchiudere tutto in ottanta minuti di musica, e lo so che è stupido nell'era degli iPod ridursi alla durata di un cd-rom. Ma qui siamo gente che tuttora ama tenere la musica in mano. Che porta ancora in macchina le cassettine registrate da una ex con il fruscio che copre ogni cosa. Che fa le compilation e ci scrive sopra La paura di perderti è la gioia di averti, e magari stampa anche la copertina.
Si chiama proprio così, questa. E per qualche motivo è dedicata ad una persona importante della mia vita che non so neppure che fine abbia fatto. E' triste, ma non tutta. E' da indie snob, ma non troppo. E' bella, ma anche no. E' ideale per i 400 km che mi troverò a percorrere tra un paio di giorni, bendato e solo, in equilibrio su un filo. E' qui.
il maestro Zibuletti mi seganala che la notte di Natale, alle ore 1.11, e cioè quando finiti i brindisi la gente è di nuovo scesa in strada a festeggiare il Natale, le luminarie del corso Garibaldi apparivano tristemente spente. Stelle decadenti.
Avete mangiato troppo??? Volete smaltire un pò di grammi??? Non volete farvi spennare a un tavolo da gioco??? stanchi delle solite serate alla beneventanamanera???
Allora siete tutti benvenuti alla consueta serata natalizia nata esattamente 5 anni fa. Le selezioni musicali saranno a base di
Dubstep Dziga (Svisionote) Dj Jeff (Askyourself)
Drum and Bass KA:LU (Subculture Music) RECRUITS (4Weed)
McShot (Subculture Music)
Visuals by (Y) & Emulak
Allestimento e Decorazione Acquarium1.1 by Mamumble, Ka:lu and PasCrew
CSA DEPISTAGGIO (BENEVENTO)
L'entrata è di 3€ a sostegno delle spese. I primi che arrivano riceveranno uno shottino all'ingresso...
“O mia bellaaaa madunninaaaaaaaa ke te domini milaaaaaaaan!” ueeeee! Eheh. Un intervento velocissimo fra gelo e neve giusto per dirvi che domani (scioperi o tempo permettendo) tornero' nella nostra sempre amata benche' un po' ingrata patria. Da oggi sono quindi ufficialmente in vacanza e ovviamente sono contentissimo del break di 2 settimane, anche se a dire il vero gia' dall'ultimo intervento si e' entrati in una sorta di clima natalizio e ho partecipato a ben due christmas party aziendali, avendo avuto l'onore di essere invitato anche dalla Testronic, dove lavoravo prima. Queste feste pagate dalle aziende, che da quanto ho capito in Italia non si usano, sono una sorta di vasilina di fine anno, con cui si cerca di rendere piu' dolce ai propri dipendenti il fatto che gli hanno rubato un altro anno di vita ma vabe' adesso non mi voglio mettere a polemizzare e' natale nei nostri cuori e poi in effetti almeno riguardo alla Testronic dove non lavoro piu' da oltre un anno non posso proprio trovarci nulla di ambiguo. E' stata una festa su un battello che ci ha portato su e giu' per il Tamigi, un battello ebbro insomma se non altro per noi partecipanti. C'era pure la discoteca al piano di sopra ma il piatto forte erano i bellissimi scenari della Londra notturna vista dal fiume. Fra l'altro arrivati verso le Docklands siamo passati un paio di volte proprio davanti a una casa dove vivevo tanti tanti anni fa con la fidanzata (!) e infatti mi ricordo di queste barche tutte psichedeliche che nei fine settimana andavano avanti e indietro a suon di musica. Eh, ne e' passata di acqua sotto i ponti da allora, e' proprio il caso di dire. Ma nemmeno tanta, a pensarci bene. La festa della mia azienda attuale invece si e' fatta in un locale di Windsor dove una stanza era stata arredata tipo sala giochi dei vecchi tempi, con flippers, biliardino e videogiochi anni '80. C'erano pure delle gare in programma con premi non indifferenti, Playstation, Xbox e soldi ma alla fine con una buona dose di cheating si sono accaparrati tutto quelli del reparto finanze e intrallazzi. Gia' un collega italiano che non ha voluto polemicamente partecipare alla festa per motivi che adesso non vi sto a raccontare mi aveva detto che a parte tutto non aveva voglia di assistere a quei furbastri acciuffarsi tutti i premi. La cosa li' per li' mi era sembrata senza senso, era ovvio che noi tester saremmo stati super favoriti in quelle gare di videogiochi, ma a ripensarci adesso sembra davvero che tutto era stato progettato per far vincere loro. Nulla di strano, in fondo questo e' il loro mestiere. Come hanno fatto? Anzitutto appena entrati ci hanno annunciato che si poteva bere gratis. Io ho subito pensato no no non mi fottete no no, prima vinco e poi mi faccio una bella bevuta. Al massimo proprio massimo giusto un bicchierino di vino, va', non voglio sembrare scortese, ma non di piu'. Poi mi sono detto giusto un paio va', cosi' mi sciolgo anche un po'. Vabe' terzo e ultimo. Quarto, sto vino devo dire faceva un po' schifetto all'inizio pero' bicchiere dopo bicchiere ha un suo perche'. Cinque per cinque settantacinque! Sei sette la civetta sul como'... poi ho perso il conto. Ricordo fumosamente che fra tutte le competizioni ho partecipato solo a un gioco per Wii (proiettata su uno schermo gigante tipo cinema) che consisteva nel lanciare frisbi a un cane ma questi frisbi se ne volavano ogni volta via verso l'infinito lontano lontano nello spazio siderale e quel cazzo di cane non ne acciuffava manco uno. In seguito volevo tentare comunque di vincere un qualche premio a Pac man e Space Invaders ma quelli del dipartimento suddetto li avevano occupati e non mi facevano giocare. Ci siamo noi, ci siamo noi, tipo come quando eravamo bambini e proprio con quei videogiochi, e' stato un ritorno all'infanzia e alla fine non ho potuto partecipare e ovviamente hanno vinto loro. Poi c'erano 4 PS3 in palio in una gara di quiz di “cultura” sulla loro musica pop e telenovele varie, una X360 in quella di ballo, buoni-spesa nel karaoke, un altro premio per quello che veniva “giudicato” piu' simpatico o non so che da una giuria loro, insomma un intrallazzo totale ma a dire il vero non ricordo nemmeno piu' di tanto a un certo punto, non so nemmeno come, stavo nel mio bel lettone. Il giorno dopo, ovvero sabato scorso, giusto il tempo di riprendermi dall'hangover (cosi' chiamano qui i drammatici postumi della sbornia) e sono ripartito di slancio (ma stavolta per necessita') al “Winter Wonderland”, ovvero un complesso di giostre, negozietti, stand e bancarelle per magiare e bere che hanno messo temporaneamente all'entrata di Hyde Park. Un posto simpaticissimo, ci sono andato con una mia amica italiana, Monika, faceva un freddo polare artico ma per fortuna vendevano dei bicchieri di vino caldo con shot di superalcolico dentro dall'effetto immediato, una vera e propria vampata di fuoco vuuuuuum e poi via su e giu' per le montagne russe. Spassosissime. In fondo Dekaro e' un uomo a cui piace ancora molto divertirsi. Alla fine ho anche vinto un bellissimo pupazzone orsacchiotto-renna facendo canestro gia' con la prima palla a disposizione e l'ho regalato a Monika che ha ricambiato pescandomi una banana- pupazzo nella pesca miracolosa.
Grazie per i commenti, SaB, in effetti ero stato un po' troppo ottimista nel supporre che Hannah Montana non fosse gia' li', avevo sottovalutato la velocita' supersonica con cui le stronzate si trasmettono su scala planetaria, altro che febbre suina! Piergiorgio grazie per i consigli al nonno, cerchero' di ascoltarli.
Riguardo al video di questa volta per un po' ero quasi tentato di mettere la vecchia "Do They Know It's Christmas?" di svariati cantanti britannici, un po' sdolcinata ma sapete com'e' il clima natalizio rende anche Dekaro piu' buono, pero' rivedendola dopo tanti anni mi rendo conto che ci sono talmente tanti coglioni dentro che e' davvero improponibile, a parte che ogni volta che mi capita di vedere quell'allegra combriccola di mattacchioni detta “Band aid” mi rimbombano sempre i versi di De Andre': “Voi avevate voci potenti, lingue allenate a battere il tamburo, voi avevate voci potenti, adatte per il VAFFANCULO". Vi metto invece una canzone di ben altro spessore, “Killing in the name” dei Rage Against the Machine. E voi direte e che c'entrano? Non sono mica inglesi! C'entrano invece per via di un fatto divertente che e' capitato qui in questi giorni. Praticamente ogni anno la canzone che vende di piu' nel periodo prima di natale viene poi trasmessa in tv in prima serata nella trasmissione natalizia piu' seguita. Di solito ovviamente capitano le classiche melense vogliamoci bene e sbaciucchiami un po' ma quest'anno su facebook e' sbucato un gruppo che ha proposto a tutti di comprare appunto killing in the name. Il tam tam su facebook ha avuto un effetto dirompente e i Rage against the machine hanno vinto!! E cosi' in prima serata natalizia tutte le belle famigliole anglosassoni attorno al focolare televisivo si sentiranno un bel: MATHERFUCKEEEEEER!!!! E chissa' che non servira' a risvegliare qualche coscienza ormai lobomotizzata. Fra l'altro molti ci hanno anche guadagnato sopra perche' quella canzone all'inizio era quotata 1 a 150 e le agenzie di scommesse non si sono accorte in tempo di quello che stava accadendo e oggi hanno annunciato di averci perso oltre un milione di pound!!
FUCK YOU I WON'T DO WHAT YOU TELL ME! FUCK YOU I WON'T DO WHAT YOU TELL ME! FUCK YOU I WON'T DO WHAT YOU TELL ME! FUCK YOU I WON'T DO WHAT YOU TELL ME!
MOTHEEERFUCKEEEEEEEEEEEEEEEEERRR!!!!!!!
Buone feste a tutti e in particolare al signor Tartaglia.
Stavo leggendo questo ultimo libro di ammaniti quando sul finire di pag 82 mi imbatto in una citazione dell'amata città che ci ha dato i natali, e mi soffermo a riflettere su quella che è la percezione di benevento al di fuori dei suoi confini.
A chi si è trovato a viaggiare o stare lontano per un pò, sarà capitato qualche volta di nominare la propria città, fosse solo per rispondere alle fatidiche domande "chi siete? - quanti siete? - da dove venite?". Un fiorino. Probabilmente in giro la stima per benevento è inferiore a un fiorino. La città, anzi il paese (x natale torni al paese?), è avvertita come qualcosa di lontano, ai confini del mondo, anzi come un posto che si trova in una terra nebulosa e non ben definita da qualche parte verso macerata, ascoli, potenza, o giù di lì. Altre volte, tratto in inganno dall'accento, l'interlocutore pensa che tu sia semplicemente un napoletano, al massimo ti chiede: ma c'è il mare? Anche ammaniti nel suo libro, dovendo fare un esempio di qualcosa che è fuori dal mondo ricorre a bn. Infatti sta raccontando qualcosa che tutti conoscono da tempo, lo sa suo padre, lo sa sua madre, lo sanno tutti i suoi parenti, (anche quelli più lontani) .... anche quelli di benevento. E riferendosi a costoro specifica "quelli di bn, che l'avevano vista una volta sola", perchè si vede che questi abitanti di benevento non solo vivono in un posto lontano ma faticano pure ad uscirne volentieri. E sembra che questi esseri non siano proprio delle gran cime, infatti di fronte a qualcosa di evidente, ammaniti dice che lo sanno e percepiscono tutti, anche i bambini, ... anche quelli di benevento.
Mah?!! alla fine le cose lontane portano con se anche un certo fascino del mistero; siamo quasi a natale, che, al paese, la festa cominci, alla beneventana manera.
Al Morgana Sabato 19 Dicembre i baresi La fame di Camilla E’ stato premiato come gruppo rivelazione indie-pop al Mei di Faenza, è senz’altro uno degli emergenti più visibili in questo periodo, radio e tv hanno portato a tutti il loro singolo “Storia di una favola”. La Fame di Camilla nasce a Bari nel 2007 e mette insieme lunghi studi di musica, esperienze professionali molteplici ad alti livelli e gli ascolti eclettici dei componenti, che spaziano dall’indie-pop cantautorale all’alternative, dalla psichedelia al pop e all’indie-rock, dai Radiohead ai Coldplay. Ben presto nascono le prime canzoni, in italiano e in albanese, lingua madre del cantante Ermal Meta, che entusiasmano il pubblico e convincono la critica grazie alle “emozioni nude” dei testi, poetici e diretti ad un tempo e alla qualità e intensità dei concerti. Comincia subito una fitta attività live, nei club e in occasione di festival e concorsi nazionali, con ottimi riscontri. L’11 settembre 2009 esce l’ album di debutto “La Fame di Camilla” (Universal Music/Emi Publishing), prodotto artisticamente dalla stessa band, registrato presso gli Stone Room Studios e gli Itaca Recording Studios di Bari, missato presso gli Itaca Recording Studios da Mirko Patella e Roberto Matarrese ed infine masterizzato a Londra da John Davis (R.E.M., U2, New Order, Damon Albarn, Snow Patrol, Bloc Party, ecc.). Il video del loro primo singolo, “Storia di una favola”, entra nella cinquina selezionata da un panel di esperti e specialisti e poi approda al ballottaggio finale del Premio Videoclip Italiano (P.V.I.) nella categoria Emergenti della sezione Mainstream, ottenendo un grandissimo numero di voti da parte del pubblico; al M.E.I. 2009 inoltre il videoclip vince il Premio Italiano Videoclip Indipendente (P.I.V.I.) per il miglior soggetto, oltre ad aggiudicarsi le nomination per la miglior fotografia e il miglior video, mentre la band è proclamata Rivelazione Indie Pop dell’anno. La Fame di Camilla è attualmente in rotazione in radio e su tutti canali televisivi musicali (MTV, Deejay Tv, RockTv, MatchMusic, VideoItalia, ecc.) con il secondo singolo tratto dal suo primo disco, “Come il sole a mezzanotte”. Dal 2007 ad oggi il gruppo ha condiviso il palco con artisti come Caparezza, La Crus, Afterhours, Morgan e Le Sagome, Boosta, Play Paul (Daft Punk Crew), Avion Travel, Giorgio Canali e Rossofuoco, la Bandabardò, Tre Allegri Ragazzi Morti, Teresa De Sio, Pacifico, Malika Ayane, Simone Cristicchi, Radiodervish, l’Orchestra di Piazza Vittorio, il Collettivo Angelo Mai, Max Manfredi, Fabri Fibra, i Ministri, The Banshee e The Hormonauts. Formazione: Ermal Meta - voce, chitarra, piano, campionamenti Giovanni Colatorti - chitarre Dino Rubini - basso Lele Diana - batteria
Su InternoZero la indie-snobissima (già dal titolo) playlist di Grace, "Musica per pelle splendida". Le canzoni che l'hanno rovinata in questo 2009. C'è roba bella, ma anche Dente.
Venerdì 18 dicembre al Morgana sarà di scena Dario Brunori, il cantautore rivelazione del 2009, che segue la scia di Vasco Brondi e Dente, a cui è stato più volte accostato.
Denominazione sociale: Brunori Sas di Dario Brunori & c.
Oggetto sociale: Ginocchia sbucciate, palloni bucati e ragazzi di provincia. Il mare d'inverno e le cotte d'agosto. Pugili e fiorellini stracciati. Brunori Sas è Dario Brunori, dalla provincia di Cosenza, cantautore. Imprenditore mancato e neo-urlatore italiano. Le sue canzoni sono disadorne e dirette, ora disilluse ora romantiche, ironiche e cremose, filtrate attraverso sonorità secche e retrò: quel retrò che è l'immaginario dei ricordi dei 30enni di oggi, ossia i primi anni 90. Il punto di non ritorno. Già con i Blume e con il collettivo Minuta, Brunori Sas sviluppa un percorso personale, riallacciandosi alla pura e semplice canzone all’ italiana (Da Gaetano a Graziani, da Ciampi a Santercole), forgiandosi di rimandi provinciali e ricordi sbiaditi di un lungomare che fu. Il suo primo album - "Brunori Sas - Vol.1"- si è aggiudicato il Premio Ciampi 2009 come miglior disco d'esordio .
Info sul socio accomandatario: Dario Brunori esordisce discograficamente nel 2003 nel collettivo virtuale “minuta” per cui firma 3 brani in altrettante compilation tematiche. Nel 2005 fonda con Matteo Zanobini e Francesca Storai la dream-pop band "blume", con cui pubblica l’album “In tedesco vuol dire fiore” che riceve un grande consenso in ambito indipendente e che viene premiato nel 2006 da una giuria di esperti in occasione del MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti). Sempre con Matteo Zanobini scrive e interpreta la indie hit "90210" sotto le sincere spoglie dei "the Minnesota's". E' autore di canzoni e musiche per alcune serie d’animazione televisive, e collabora attivamente tra gli altri con Andrea Zingoni, Rai Trade, Lanterna Magica e Melazeta.
Ecco una breve intervista con Dario Brunori.
Il Volume uno di Brunori racconta in alcuni brani la fase dell’adolescenza, a volte riferimenti all’infanzia, si tratta di un progetto che racconterà, in altri volumi, le prossime fasi dell’esistenza? In realtà “Volume uno” non è stato “progettato”, non è stato cioè pensato a priori come una sorta di concept album sugli anni della perduta giovinezza. I brani sono venuti fuori così, spontaneamente. Solo dopo averli assemblati e messi in fila ci siamo accorti che avevano una loro coerenza e continuità narrativa. Certo sarebbe interessante a posteriori partire da questa idea e sviluppare un percorso di scrittura che di volta in volta prenda come riferimento le varie stagioni dell’esistenza. Ma a dirti la verità, al momento, non me ne sto volutamente occupando.
A parte tutto, è un lavoro che si può leggere in chiave generazionale, i trentenni ne colgono riferimenti precisi, a icone del periodo, o anche ai luoghi, a certi giochi per strada, con gli altri sul muretto a guardare, a umori della periferia …….. ecc. Sembra proprio sia così. Molte delle persone con cui ho avuto modo di parlare in questi ultimi mesi, mi hanno riferito di questo naturale e immediato processo d’identificazione con i testi. Devo ammettere che la cosa mi ha stupito un po’, non immaginavo che quel tipo di esperienze fossero patrimonio comune di così tante persone. Arrivare in modo così diretto a chi ti ascolta penso sia uno dei risultati più apprezzabili per chi, come me, scrive canzoni.
Ti associano a nuovi cantautori come Vasco Brondi (Le luce della centrale elettrica) e Dente, poi è arrivato anche il premio Ciampi ad accendere un po’ di più i riflettori su questo periodo e questo tuo primo disco, ti ritrovi in questi accostamenti? Senza scomodare mostri sacri come Piero Ciampi, al quale mi sembra davvero eccessivo esser accostato, trovo che il paragone con Dente sia il più azzeccato, per una comune visione della forma canzone e se vuoi per un approccio ironico alla scrittura. Con Brondi condivido una certa modalità interpretativa da urlatore, ma non intravedo altri grandi punti in comune. Ad ogni buon modo si tratta dei migliori esempi, attualmente, di musica d’autore italiana, per cui l’accostamento mi lusinga al di là delle effettive somiglianze.
Mi ha colpito la doppia veste delle tue canzoni, che funzionano sia sul disco, superando la distanza che lo studio a volte potrebbe creare, e l’allegria e l’intesa immediata col pubblico, pur raccontando storie che a volte narrano di amarezze. Sono felice di ricevere questo tipo di riscontro. Desideravo intensamente che il live fosse più energico e andante rispetto al lavoro in studio. Sono convinto che un buon concerto debba rappresentare colori diversi e suggerire sensazioni che a volte possono prescindere dalle canzoni stesse. E poi non bisogna ignorare il ruolo fondamentale rivestito dal pubblico: quando si crea feeling, l’energia che riesci a trasmettere ti ritorna indietro moltiplicata per mille. E, credimi, è davvero una bella sensazione.
E poi nel live ho avuto l’impressione che tu e la tua band vi divertiate molto con la gente, che tipo di live dobbiamo aspettarci al morgana, qui sei molto atteso……. Spettacolare, corale, nostalgico, sanguigno e buffonesco. E con tante, tante bolle di sapone. Ci vediamo presto!
L'ultimo fino settimana di novembre si è tenuto a Faenza il Meeting delle Etichette Indipendenti. Oltre 400 musicisti provenienti da tutta italia si sono confrontati su diversi palchi allestiti nei 15000 mq della Fiera di Faeza. La manifestazione ha previsto tra le numerose iniziative un premio, il GMP Contest (Generazione Musicale a Progetto), organizzato dal circuito Keepon. Il circuito Keepon è costituito da una trentina di music club live italiani, tra cui il Morgana di Benevento. Ciascun locale del circuito ha "sponsorizzato" artisticamente un gruppo. Il Morgana, con una serata nella quale si sono confrontati tre gruppi (il cielo di bagdad, piccola orchestra a manovella e i yes daddy yes) e con un giuria tecnica presieduta da Nazzareno Orlando, ha portato a Faenza Il Cielo di Bagdad che ha vinto un tour di 30 date superando la concorrenza di altri 100 gruppi che hanno partecipato alle preselezioni e i 26 gruppi finalisti. Questo video è la prima esibizione dopo il loro exploit!
Per chi l'anno scorso se lo fosse perso, l'album omonimo dei Fleet Foxes è un gioiellino per l'inverno. A doverli definire si potrebbero classificare come una sorta di Beach Boys da baita di montagna. Allo stesso modo di For Emma, forever ago di Bon Iver, vero capolavoro del 2008 (ne parlavo qui), anche questo è uscito la scorsa primavera, pur prestandosi estremamente di più alla stagione fredda.
Il mio impatto con loro non fu dei migliori. Settembre 2008. Al primo ascolto in macchina, mentre mi dirigevo con la mia ex ragazza a casa di amici (suoi) per una cena, la reazione di lei fu quella di sbarrare gli occhi e chiedermi sbigottita e anche un pochino ammirata:
- Ma davvero ti piace questa musica? - Certo, a te no?
Si girò dall'altra parte e sorrise, trattenendo probabilmente una risata. Poi, senza staccare gli occhi dalla strada:
- E' buona al posto della letterina di Natale.
Avrei dovuto capire tante cose.
(L'ultimo video è un take-away show. Imperdibile, sopratutto in mancanza di idee per la letterina di Natale)
#2 Trasporti. Guida per l’uso: Bisogna agitarsi senza moderazione alle fermate dei bus, altrimenti il conducente non si ferma. Spesso non conoscono le strade, si distraggono e sbagliano. Ti può capitare di aspettare ore e poi comprendi perché. Molte volte è il passeggero a deciderne il percorso e se il conducente è di buon’umore ti fa fare anche un giro per la città con il bus di linea!
#3 Filosofia della sopravvivenza: Così è (se vi pare). Tutto è estremamente approssimativo e dettato dalla soggettività di ognuno. Vuoi che una cosa sia come la immagini? E ti rispondono “e allora è così (o la facciamo diventare così!)”.
#4 Solitudini. Ci sono paesi in cui il treno passa una sola volta (forse due) al giorno. Hanno case basse e strade polverose. Null’altro. Sono scomparsi anche gli sguardi degli altri.
#5 Tradizioni e credenze. C’è un castello ad Acicastello (cacofonia!) in cui si avverano i desideri (scientificamente provato!). Se siete fortunati potete essere i prescelti per accogliere i desideri di tutti i visitatori e “partorirli” mentre urlate una formula magica e cercate di lanciare una monetina in un pozzo distante tre metri. Nel frattempo dovete “aprire le ali”. Mi è capitata tale incombenza. Se gli altri visitatori vi chiedono l’indirizzo per spedirvi i ringraziamenti nel caso il desiderio si avveri, datene uno sbagliato!
#6 I siciliani e la morte. L’ingresso delle bare ai funerali è accompagnato da fragorosi applausi. Chiunque sia il malcapitato. I cimiteri sono molto più allegri con le palme che non con i cipressi. Un ragazzo tenta di rimorchiare una ragazza alla fermata (aspettare per ore alle fermate dei bus permette di ascoltare molte conversazioni!) parlandole dei funerali cui ha assistito nella vita: da quello del nonno a quelli dei martiri di guerra! La ragazza ne è colpita, gli dà il suo numero di telefono. Magari la inviterà al prossimo funerale!
#7 Edilizia agrigentina. Ad Agrigento c’è “la piana degli abusivi”. In un’intera vallata nessuna casa è regolare. Una famiglia ha addirittura costruito un castello! Con tanto di torrette e ponticelli.
#8 I siciliani e l’amore. In amore tutto è permesso. Soprattutto quelli di una certa età ne sono ossessionati. Ma non dimenticano che è un peccato. E leggono le Confessioni di Sant’Agostino per redimersi.
#9 Politica. Sarebbe opportuno che l’Assessore alla cultura della regione Sicilia cambiasse mestiere! Il sindaco di Porte Empedocle e le grandi opere di costruzione in città…la statua di bronzo di Montalbano!
#10 Dolci. Fa strano sentire in pasticceria “ No guardi non mi dia i cannoli, mi dia due bei seni di vergine! Sono più saporiti…” (“i seni di vergine” hanno la forma delle sfogliatelle frolle, ma più piatte…si tratterà di giovani vergini!)
#11 Le siciliane e la fede. Ha appena inaugurato la Domus Mariae. Diretta dalle Orsoline aiuta le donne a combattere la cellulite. Con trattamenti estetici, massaggi, piscine termali e con la preghiera!
#12 Uomini e Donne Gli uomini sono estremamente gentili, cavalieri d’altri tempi. Può capitarti di vederli per le strade cittadine, letteralmente montare su cavalli. Bianchi. Del principe azzurro non hanno nulla però. All’aereoporto di Napoli un ragazzo mi ha chiesto se lo aiutavo a portare le valigie perché erano troppo pesanti (Emancipazioni continentali!) Anche le donne sono estremamente gentili, in una maniera particolare che ha qualcosa di quella complicità femminile, di cui se comprende a pieno il carattere e il senso solo da una certa età in poi e qualcosa di atavico e di mistico.
#13 I siciliani e la superstizione. C’è uno scrittore siciliano che nessuno nomina perché porta sfortuna. Nessuno mi ha voluto dire di chi si tratti. Appunto!
#14 Buon senso siciliano. “Quelli che hanno vinto non sanno quello che si sono persi” (G. Bufalino)
#15 In Sicilia per la prima (e credo ultima) volta mi hanno detto la stronzata più grossa che si possa dire di me: sono “una persona che sorride poco”.
Titolo: Julie & Julia (di Nora Ephron) Sottotitolo: Gallina vecchia fa buon brodo, gallina ggiovane ci “piagne” dentro
Bouillabaisse! Manzo alla bourguignon! Quiche Lorraine! Ratatouille (quella del topo… )! Cosa suggeriscono di luculliano queste esclamative espressioni alle vostre papille, papille che -ci giurerei- non hanno mai superato le colonne d’Ercole della baguette? Poco? Pocherrimo? Gnente? O peggio, una palla di neve con la Tour Eiffel in stortignata scala? Ne préoccupez pas vous: è quasi Natale, schiere di capponi attendono al varco l’ingiusta (e sì, sono sempre una vegetariana praticante…) sorte e siete assolutamente in tempo per procurarvi, tramite televendita di Mastrota, un lussurioso set di coltelli nipponici (buoni pure per l’harakiri, nel caso in cui la Befana vi porti il carbone) e candidarvi a francocarnefici (gastronomicamente parlando)… “Iiiiiiiiiiiiiiihhhhhhhhhhh… !!!!!!!!!!!!!!” “Gesù… cos’è questo nitrito impressionante??!!”, starete pensando…? Ma ragà, ma che vi volete improvvisare disossatori col basco dall’oggi al demain? Qui vi ci vuole la Julia del titulo, nient’altri che Julia Child, la carampanissima americana che l’ imperscrutabile consorte Mr Child trascinò dagli United States of McDonald’s fin oltreoceano e che invece di spendersi fino all’ultimo cent fra ateliers, champagne e bonjour tristesse, si prodigò a seguir nitrendo un sofisticatissimo corso al Cordon Bleu e “svortò”: intanto che conduceva imperturbabilmente sulla via del reflusso (gastroesofageo) la piuttosto compiacente metà, scrisse con l’amica Simca (però, scusate… poi dice che uno ironizza…) “Mastering The Art of French Cooking” -summa cum laude di tutte le zepponde- e avvelenò per l’eternità le coscienze culinarie delle sprovvedute connazionali. Perché una, dico io, foraggia dal biberon il suo colesterolo con hot dogs, donuts, marshmallow e altri ameni vessilli del chiavicume ingeribile e poi tiè, una mattina si sveglia e vuole svortare pure lei… “che al lavoro è un pianto, le amiche giornaliste (che categoria infida) mi usano per fare le copertine fighe sulle trentenni sfigate, mio marito è fedele-tenero-carino, quindi mi viene da piangere… sai che faccio? Carbonizzo, in quanto Julie, le 524 ricette di Julia in 365 giorni, preparo un blog di rinforzo con il baccalà che ho sposato e divento in una botta di timer cuoca, scrittrice e neurolabile (su quest’ultimo aspetto, per dirla tutta, mi ero portata parecchio avanti)! E ora, Julia, facciamo amicizia? (diceva così pure Bruno Sacchi della III C!!!)” Sti ca…, risponde soavemente sul finale la Child, ma che mi sò creata ‘na credibililità e un’ulcera a Mr consorte per farla flambè con una sciacquetta che frigna isterica alle aragoste, va in catalessi con il forno acceso e abbisogna di 37 lezioni di cucito per cernierare il ripieno di un pennuto? Dai, Julie, non piangere (che te lo dico a fare…): il salto della quaglia dalla fame alla fama l’hai fatto. E con Julia hai un comune un dettaglio mica pizza e fichi, la satollaggine del partner: un diamante è per sempre, l’aerofagia di più. SinteticaMente: non che ci si attendessero sfracelli, ma a chi ha sceneggiato “Harry ti presento Sally” e diretto “Insonnia d’amore”, una presa di sale in più era legittimo chiederla. Invece ettari di glucosio invadono il palato e -nonostante Meryl Streep superi ad ogni film se stessa (idem Stanley Tucci, j’adore) -armatevi di digestivo Brioschi (un cucchiaio da sciogliere in un bicchiere di frigno Julienne). Consigliato: a chi non sa neppure che il Bimby… iiiiiihhhhhhhhhhh….fa il dado!!!!
Amo tutto ciò che è stato, tutto quello che non è più, il dolore che ormai non mi duole, l’antica e erronea fede, l’ieri che ha lasciato dolore, quello che ha lasciato allegria solo perché è stato, è volato e oggi è già un altro giorno.
Mi sono disteso a riposare sul mio letto e con la mia solita musica nelle cuffie, dopo aver buttato via un regalo insieme agli stracci e a pochi momenti trascorsi inutilmente insieme. Ho guardato fuori, ma questa volta cercando il cielo e le stelle.
Non so dove sto andando, so solo che ho centinaia di chilometri da percorrere, bendato e solo.
Le cose difficili sono la mia linfa vitale, ma stavolta mi gira la testa. Troppo facile dare la colpa all'ennesima sbornia.
Ciao a tutti! Vi scrivo febbrilmente dal caldo lettuccio, non sono andato a lavoro, stavo uno schifo stamattina, poi mi sono riaddormentato un paio d'ore e gia' adesso va meglio. L'inverno sta arrivando con tutta la sua furia, pioviggina sempre, fa freddo, e' tutto cosi' grigio topo e inoltre cio' che mi preoccupa e' che... non so se vi ricordate la morale finale del viaggio in Africa, che cioe' l'avevo messo dietro a un altro inverno... beh stavolta c'e' lui dietro... e si avvicina col suo grigno malefico... lentamente... lentamente. Gia' l'inizio a sentire. “Mi doleva ma mi piaceva, mi doleva ma mi piaceva” faceva una canzone degli Squallor. Comunque sia, una volta per ciascuno, e' giusto cosi'. Avrete inoltre notato che nemmeno stavolta ci sono foto ed e' tempo di ammettere che cio' non ha nulla a che fare coi commenti (ne' ce l'aveva la volta scorsa, volevo solo fare un po' il tipo tosto ;-) ma dal fatto che non ho mai tempo o voglia per farle. Sto un po' scazzato insomma, sabato scorso non me la sono sentita nemmeno di andare al No Berlusconi Day che si e' tenuto persino qui, ma piu' che per lo scazzamento e il freddo soprattutto perche' non mi andava di usare il tanto atteso giorno di riposo per dedicarlo (comunque sia) a quel coglione. Molto piu' vivo e' stato invece il fine settimana precedente perche' ho finalmente rivisto un paio di amici ex colleghi in Polonia che ora vivono nel nord dell'Inghilterra. A dire il vero fino all'ultimo avevo cercato un volo low-cost per la “vicina” Parigi per festeggiare il compleanno del nostro carissimo Peppe ma per qualche motivo non c'era nulla di economico, c'era anche l'opzione di arrivarci in treno ma il prezzo era improponibile forse perche' si trattava del fine settimana. La mia situazione economica in questo momento e' catastrofica, la contessa di Windsor non si e' ancora fatta viva (sara' un po' timida o probabilmente e' tutta una tattica, sapete come fanno sempre le donne) e cosi' alla fine purtroppo ho deciso di rinunciare. E a tal proposito permettetemi di citare in pieno “l'esistenzialista” che scrive sempre qui su beneventanamanera e aggiungendo un pizzico di pubblicita' della master card vi dico: Prendere un treno che passa sotto la Manica ed arrivare a Parigi. Incontrare i vecchi e cari amici per festeggiare un compleanno. Visitare il Louvre, la Torre Eiffel, il centro Pompidou. Passeggiare sui campi Elisei e in serata bersi un buon bicchiere di vino nel quartiere latino... PERO' CE VONN I SORD!!!! Porca puttana. Ma almeno, come dicevo, ho potuto rivedere il buon Juan, cileno, fra l'altro mio compagno di casa e Yanik, un francese nero detto il “mandrillo” per essere riuscito nell'ardua impresa di trombarsi TUTTA la popolazione femminile di Varsavia, era una cosa incredibile e a dire il vero non si attivava nemmeno piu' di tanto ma continuamente gli “capitava” o una qualche signora nel metro che, marcata dal marito, gli passa senza farsi notare il proprio biglietto da visita o un paio di ragazze patanissime che l'abbordano in discoteca per fare la cosa a tre o altro e altro, di tutto di piu' insomma. Poi voi direte cavolo ma questo mandrillo deve essere davvero un ragazzo stupendo! Mah, io tutta 'sta bellezza non la percepisco, cioe' non molto alto, un po' grassottello, pelato, ma chissa' magari avra' qualita' nascoste che vengono captate specificatamente dal sensibile animo femminile, questo non lo so. Tenete conto pero' che anche chi scrive e' riuscito in un'impresa quasi altrettanto difficile: riuscire a NON trombare in un anno e mezzo a Varsavia. Vabe', che c'entra direte voi, e' un'impresa quasi altrettanto ardua, ma la sua e' da dritto e la tua da pirla, e in effetti avete ragione. Qui in Inghilterra invece, con quelle pazze delle inglesi, non si sta trovando proprio al meglio, cioe' sex story gli capitano... ma il problema e' che le indigene stanno talmente fuori e sono talmente estreme che persino il mandrillo ne e' turbato e preferisce a volte scapparsene nella notte fredda e buia e vagare fino al mattino dopo in una cittadina sperduta del nord invece che rimanere in un ambiguo party (purtroppo non posso dirvi di piu' perche' me l'ha dichiaratamente proibito comunque vabe' le solite stronzate sul genere sadomaso e simili... il sado-mandrillo anzi il maso-mandrillo e' divenuto qui!) In fondo cio' che mi lega molto a Yanik e' il fatto che la nostra amicizia si forgio' durante un momento assai drammatico, fummo infatti compagni di una sventura atroce, e si sa, e' nei momenti di angoscia che molte vere amicizie nascono. La tragedia che ci capito' fu quella di dover testare un videogioco della Disney dal nome: Hannah Montana. Ora voi questa Hannah Montana non la conoscete ancora (dico “ancora” perche' e' una stronzata talmente megagalattica che verra' importata di sicuro presto anche in Italia) si tratta comunque di una ragazzina che e' in realta' una cantante famosa ma nessuno dei suoi amici lo sa e fa una specie di doppia vita... vabe' ma lasciamo stare la trama il fatto e' che il gioco consisteva nel ballare le canzoni di questa tipa seguendone i movimenti che impartiva. Ma aspettate, piccolo particolare, il gioco era per la Wii quindi bisognava DAVVERO ballare, cioe' muovere le braccia in su', in giu', di lato, al passo con Hannah! Una cosa avvilente e per di piu' sto gioco non ce lo toglievamo piu' da torno, doveva durare una settimana ed e' durato mesi, quando piu' sembrava che ce l'eravamo tolto per sempre dalle cosiddette puntualmente ritornava e bisognava rigiocarlo tutto, non ce la facevo piu', a un certo punto avevo scoperto che almeno c'era un modo per evitare di ballare per davvero, premendo solo i tasti (perche' poi alla fin fine io dovevo controllare il testo, quindi andava bene anche cosi') ma no, la Disney mando' una email dicendoci che cosi' non valeva, che dovevamo riprendere a danzare per davvero. Hannah Puttana. A parte che ogni tanto bisognava pure tipo fare shopping, provargli i vestitini, le pettinature... vabe' ma lasciamo stare, stendiamo un velo pietoso. E fra l'altro se prima di allora questa cavolo di Hannah Montana non l'avevo mai sentita nominare, come per una maledizione in quei giorni dopo il lavoro quel nome diabolico sbucava ovunque non mi dava piu' pace era un incubo e sempre poi con notizie assurde tipo il Vaticano che protestava perche' il Time aveva fatto la classifica delle cento persone piu' influenti al mondo e ci aveva ficcato dentro l'attrice di Hannah Montana ma non il saggio e buon pontefice, oppure vari gossip poiche' nel frattempo questa attricetta cominciava a crescere e giustamente iniziava a provare un certo interesse per i ragazzi ma questa cosa faceva imbestialire la Disney che minacciava continuamente di licenziarla in tronco e rinchiuderla per sempre in un monastero di clausura. Comunque sia, tornando alla serata, e' stato davvero bello rivederli, c'erano pure Sebastian e Frank (tedesco, uno dei due amici che mi venne a trovare in Namibia). Abbiamo iniziato a bere alle 5 di pomeriggio ed e' stato un continuo fino al semicomatoso tuffo nel lettone alle 9 del mattino dopo. E naturalmente oltre all'autoctona birra tanta tanta vodka per ricordare i bei tempi. Unica cosa, vi devo confidare che ormai queste 'mbriacate selvagge mi affascinano sempre meno, sono divertenti, certo, ma TENGO N'ETA' ORMAI e che cavolo. Spazio ai giovani! Eppure comunque sia ancora riesco a reggerle fisicamente, quello che mi distrugge e' e sara' sempre il lavoro e soprattutto lo svegliarmi presto. Non so quanto resistero'. Resistere e' davvero l'unica parola che mi viene in mente in questi giorni. Vorrei a tal proposito riportare una breve poesia composta tanto tempo fa da me e dal sopracitato Peppe nel locale di Ciaccucci. E' talmente profonda che l'ho messa anche nel “Tesoro della Terra Madre”: Povero Dekaro Costretto a lavorare Ma per ogni giorno di lavoro Scoppiera' una bomba
Per la cronaca si trattava in quel caso di un falso allarme e riuscii a rosicchiarmi altri 5 o 6 anni di vacanza, ma ora e' piu' che mai attuale e la sento molto, molto vicina. Quasi come l'inverno. Dio salvi Dekaro.
Grazie per i calorosissimi commenti, anche voi mi mancate molto e si', ci rivedremo presto perche' per natale saro' nel mite e dolce Sannio! :-) Baci.
“Tanti anni fa trovai un gatto nero sulle scale e lo chiamai Blakeee. Era un gatto irriverente, autonomo, disubbidiente, il suo gioco preferito era aggredirmi ogni volta che passavo da una stanza all'altra. Ecco. La musica di questo "combo" tutto italiano è così. Ti sorprende a ogni canzone, passando in modo sgarbato dal dub più avanti al folk-pop stralunato e psichedelico”. Blake/e/e/e nasce nel 2007 dalle ceneri dei Franklin Delano, band post-folk con all’attivo 3 album, di cui uno (”Like A Smoking Gun In Front Of Me”) pubblicato da File 13 negli States, e con all’attivo due tour americani e centinaia di concerti in tutta Italia. La nuova band di Paolo Iocca e Marcella Riccardi, vede il chicagoano Davy DeLaFuente alla batteria e percussioni. Il disco, “Border Radio”, è stato registrato al Vacuum Studio di Bruno Germano (Settlefish) ed è stato fatto uscire prima negli U.S.A. nel Maggio 2008, supportato da un lungo tour americano. Rispetto ai FD, i Blake/e/e/e risultano più liberi e audaci nell’esplorazione stilistica, riuscendo a coniugare un certo weird folk con episodi post-punk, dub e disco. Il titolo, Border Radio, descrive bene il nuovo sound. Le melodie vocali, punto forte dei FD, diventano qui più sperimentali, toccando registri e tecniche particolari. Anche i testi diventano stringati ed evocativi, sfuggendo alla tentazione dello storytelling. L’utilizzo sempre più rarefatto di chitarre e batterie, a vantaggio di basso, organo, banjo, mandolino, derbouka e batterie elettroniche rende il disco secco e minimale. In Italia il disco è stato pubblicato in Ottobre dalla Unhip records (Disco Drive, Zen Circus, Settlefish, The Death Of Anna Karina) e dal vivo Paolo e Marcella sono affiancati da Egle Sommacal. (Massimo Volume)
Una libreria dice molto di una città. Parla di chi la abita, di chi l’ha già abitata o l’ha solo visitata e di chi vi cresce. L’ultima volta, in una libreria di Benevento, ho chiesto dove fosse lo scaffale della saggistica letteraria e mi son sentita rispondere: Cosa intende per saggistica letteraria? La poesia? Ho risposto con un sorriso beffardo e un semplice: Lasci stare, ho girato i tacchi, immaginando di non metterci più piede. Non avendo molta scelta ho dovuto rifarlo ricevendo un’altra irritante risposta. Chiedevo di un libro di critica cinematografica su Almodovar (non è che gli stessi chiedendo di un Mizoguchi o di chi sa quale altro ignoto regista!), il cui titolo era in inglese. Mi hanno risposto (questa volta loro con il sorriso beffardo): Ma è in inglese? Allora è ovvio che no! Eppure Benevento non è l’ultima città d’Italia che non merita nemmeno un libro in lingua, soprattutto se trattasi dell’inglese. Forse tale signor B. è passato solo per città come questa quando ha affermato che l’Italia non è un paese multietnico. Di sicuro non è passato per la Sicilia! Nel tragitto in pullman da Canicattì ad Agrigento, lontana ormai dal “Continente”, ero rimasta l’unica italiana. In quel tratto di terra che mi sembrava di un’Italia ancora più antica, con le cittadine addobbate a festa per natale e case e insegne così anni ’50, vi si agitavano, invece, i mari del Sud e i mari dell’Est. Un viaggio in pullmann e una libreria possono essere la stessa cosa, ti aiutano entrambi a capire chi occupa quello spazio che stai percorrendo. Arezzo ha una bellissima libreria che non a caso si chiama Il viaggiatore immaginario che ha spesso libri introvabili, e in tante lingue! Ne ha anche un’altra quasi accanto che è aperta fino a mezzanotte. In quella città mi sono mancate tante cose e se per molti versi ne ero asfissiata potevo almeno respirare a pieni polmoni l’odore dei libri e assaggiare ogni giorno cultura (di cui i toscani da sempre si son fatti gelosi custodi) e culture! Ma torniamo ad Agrigento e alla mancanza di osservazione del signor B.. La sua libreria mi ha mandato in estasi e mi ha rivelato un altro aspetto della città che non avevo ancora considerato. Ha uno spazio dedicato ai bambini, (sulla cui letteratura ho un occhio particolarmente attento ultimamente) che è una corsia preferenziale per capire chi vi abita e chi e come vi sta crescendo adesso. Una serie di libri illustrati (o anche scritti) da artisti per stimolare la creatività dei bambini, meravigliosi! Una sorta di romanzi di formazione in cui si invitano i bambini a disobbedire agli adulti! Ho tra l’altro scoperto (ahimè non lo sapevo!) che le favole di Rodari sono illustrate da Munari. Ho un libro a cui sono molto legata, (perché è stato quello su cui ho imparato a leggere) delle sue favole, con i miei scarabocchi copiati pari pari da Munari, appunto. A me sembravo messi lì apposta per essere emulati. Ho ripensato alla storia di Isa sul quadro di Guttuso e ho pensato a come molte cose che conosciamo in tutt’altro modo da bambini, restando sottotraccia ci vengano restituite da adulti. Mentre tessevo fili della memoria di cui avevo perso completamente il capo, l’omino della libreria mi comincia a fare delle domande ed è il primo a ricordarsi di Benevento non come terra di pellegrinaggi ma come città di Palladino (finalmente qualcuno che non mi parla di processioni!). C’è stata una mostra da poco in quella libreria, mi dice, e poi comincia a raccontarmi di storie siciliane. Si cunta e s’arricunta…c’ho passato due ore a farmi arricuntare! Qualche storia l’avevo già sentita ma quando le persone sono così felici di dirmi una cosa non dico mai loro che già sono a conoscenza di quel che vogliono insegnarmi! Mi ha raccontato di Cuticchio e dei Mori e di come la Sicilia sia da sempre terra multiculturale. Mi metto a sfogliare un libro di favole siciliane e sono illustrate da un disegnatore maghrebino, altri racconti da un algerino e c’è poi l’abecedario cinese-italiano, perché Sa, ad Agrigento ci sono anche molti cinesi! e poi c’è il libro sui confini come fonte di conoscenza o quello in cui i bambini agrigentini (del mondo) si raccontano le religioni insegnategli dai genitori ridendoci su! In quella che mi sembrava una città indietro mille anni, così tipicamente siciliana ho scoperto che i bambini crescono in un mondo diverso da quello in cui sono cresciuta io o cresceranno i miei figli, che saranno costretti a sentirsi dire dal libraio Ma di che “razza” stai parlando? Le librerie ci nutrono di sogni, di ricordi, di viaggi immaginari prima che reali e ogni libro è un atto d’amore verso noi stessi e verso gli altri, verso l’altro. Nel frattempo entra una mamma con la sua bambina; chiede un libro sulla leggenda di Ulisse. E lì il libraio ricomincia a cuntare: Ulisse, Circe, la Sicilia e Itaca, il viaggio, la conoscenza. Il circolo si riapre e si richiude. Io ritesso pensieri nel frattempo… in ogni viaggio, allontanamento o breve percorso credo si cerchi prima di tutto quel che si è lasciato a casa. L’unica cosa che manca in quella libreria, che la fa essere ancora così siciliana, così italiana… è che lo sguardo su quelle storie è ancora così maschile! Eppure ho incontrato tante donne in questo viaggio ( o meglio breve allontanamento da casa!) che mi hanno nutrito l’anima e la mente molto più degli uomini eppure non c’è nessuno ancora che a quella bambina racconti dei viaggi di Penelope!
Ci sono dei momenti che si manifestano in maniera unica. Sono quelli in cui sei in macchina che guidi, il paesaggio che ami di fronte, nelle orecchie l'eco di una voce che da poco ha smesso di parlare, tutto sembra perfetto e vorresti soltanto che una mano che non c'è più si stringesse sulla tua quando la posi sul cambio. Sono quegli istanti che si esprimono al meglio con una canzone tra le tante che ti distrugge. Una di quelle che ti buttano a terra, che ti fanno venire voglia di piangere. Che ti riavvicinano alle emozioni pure, dove la musica per un attimo ti fa essere altro. Quindi una canzone splendida. Come questa:
con divertita curiosità, su il Quaderno.it ho letto la strana notizia di una strampalata denuncia: "Carabinieri da Mainella: rinvenuta una ciocca di capelli. Un'altra è al Corso". La vera unica notizia è che il prode mianella evidentemente ha creduto che fosse una chiara intimidazione fatta ai suoi danni da una fattucchiera, magari mandata da un ex-tabagista pentito! I carabinieri per un giorno si saranno sentiti quelli che della barzelletta sono gli utilizzatori finali, evviva. Fin qui la cronaca. Seguono due commenti alla notizia coi colleghi, quattro risatine ("...ma che pepe!!! ahah"), e tutto è passato di mente. Derubricato. Fino a quando, la sera stessa, sono uscito a fare due passi.
Era una notte buia e tempestosa. beh, non proprio. Era notte, la tempesta immaginiamola, fa scena... mentre mi ritiravo a casa, camminando per il corso mi ha sopravanzato un cane randagio nero lucido, lucido tipo i capelli di Panucci, il calciatore. Appena mi fu davanti il cane-cerbero monotesta, scuote la mono-suddetta, e mi lascia cadere tra i piedi qualcosa.... ma cosa?! Avete indivinato! Tra i miei piedi di razionalista n°45 scorgo la famosa ciocca del peccato, che poi è una treccina (nota da razionalista). L'ho subito fotografata, la vedete qui accanto. Perchè proprio io? - mi domando. Il vento cominciò a soffiare più forte. Sentiì cigolìi di porte socchiuse provenire da ogni finestra dei palazzi VUOTI che mi erano intorno. -è un caso! ...una coincidenza... Arrivai a passo svelto alla macchina, e una volta dentro esclamai: "sono in salvo", l'accesi, ascoltai per l'ennesima volta quel rumore strano che fa quando parte, e mi buttai giù per via annunziata. -eh! se fossi stato mainella, ora correvo dai carabinieri! haha... ...aaaaaaaaaaaaaah!!! Nell'istante in cui pensai quelle cose mi si palesò alla vista il gatto nero più grande, brutto, spoco e cattivo che mi sia mai capitato di vedere, ed io adoro i gatti neri!!! era lì, in mezzo al vicolo, a guardarmi. Lucido.
Chi ha fortemente desiderato queste spillette (Cecilia) e chi le ha create non le ha ricevute!
.....Vate!
il Vate® risponde:
Cara discepola, è facile, adesso, lamentarsi. Troppo comodo ricorrere alla preghiera per coprire delle colpe che sono solo TUE.( :D ) Le spillette, è vero, le hai disegnate tu, ed erano state pensate per proteggere Cecilia da anziani musicisti semi-alcolizzati. Ma il giorno della distribuzione alle lancelle in partenza per Faenza (fa rima più di prima), voi COLPEVOLMENTE mancaste!! e vi siete perse anche la spilletta aggiuntiva del kit SONO UNA DONNA NON SONO UNA GROUPIE, e cioè la spilletta SI-LA-DO da esibire come messaggio in codice per giovani musicisti piacenti, e totalmente alcolizzati! Ora tocca al Vate®, come sempre e come DA sempre, correre ai ripari! E ai ripari correrà!!! za zza zzaà!!!
siamo su street view. per ora c'è solo mezzo corso, ma attendo con ansia le foto di tutte le strade, in particolare zona pezzapiana. per ora non posso dire di più. attendo. e vi farò sapere cosa attendo! ;
salutiamo la copertina di accaeffe che ha inaugurato la stagione delle copertine a rotazione. chiunque di voi abbia voglia di realizzare la copertina può farlo inviando la proposta al Vate®. L'immagine deve avere queste dimensioni (984px per 288px), il tema è totalmente libero. il giudizio di pubblicabilità insindacabile, con possibilità di appellarsi ai lettori.
Nel 2000 Silvio Berlusconi ancora non era stato eletto premier per la seconda volta. Mi correggo: Silvio Berlusconi non è mai stato eletto premier, in Italia non esiste il premierato, dal momento che non esiste neppure l'elezione diretta del Presidente del Consiglio. Per dire, potrebbero vincere i Radicali col 99% e dare il Governo in mano a me. No a me no perché non ho una certa età, se non erro almeno cinquant'anni o una cosa del genere, anche se non ci spieghiamo il perché.
E' il Presidente della Repubblica che investe della Carica il Presidente del Consiglio dei Ministri, il resto è prassi. In realtà sarebbe prassi anche che il Presidente della Repubblica sciogliesse le Camere, il Governo e indicesse nuove elezioni qualora il Presidente del Consiglio dovesse per caso andare a donnine, minorenni, fosse indagato per corruzione, e altre decine di casi dai quali con una legge apposita stesse cercando di svicolare. Se succedesse una sola di queste cose qua.
Insomma, nel 2000 questo secondo sciagurato Governo con Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio non era ancora in essere, ci crogiuolavamo nell'onanismo di una bicamerale vergognosa. Ci stavamo mettendo del tempo, forse un po' più del previsto, ma stavamo già creando un paese a uso e costume dei Fabrizio Corona, a stonare erano gli altri. Stefano Benni proprio nel 2000, in tempi maturi ma niente affatto sospetti, scriveva queste cose qui e vi consiglio di prendervi cinque minuti per leggerle, poi fate come vi pare:
Il paese esprime sempre una volontà di cambiamento, e questa è la miglior garanzia dell'immutabilità politica. Basta non cambiare mai, di modo che il popolo possa continuare a esprimere la sua volontà di cambiamento. Perciò in Usitalia si era deciso che tutti dovevano assomigliarsi, virtuosi e gangster, modernisti e passatisti, moderati e moderisti. Decine di facce promettevano, incominciavano, interrompevano, ribadivano le solite cose, dentro e fuori gli schermi, e in quel rutilante scorrere di nulla ogni cittadino trovava le sue ragioni e subito le dimenticava, e gli restava dentro solo l'eco di un disagio rabbioso. Così il Reame del Gangster Catodico e dei suoi maggiordomi neri e rosa, sembrava volere le stesse cose del Misterioso Grande Centro o del Monastero dei Beati Progressisti, identiche erano le orazioni, i rosari e le parolacce, identica la miseria di idee e la sudditanza ai forti. Chi aveva idee, in quel paese, se le portava addosso da solo, come una gerla, e le scambiava coi passanti. Per il resto, lotte da città a città e da ducato a ducato, tenzoni proporzionali e maggioritarie, fulmineo scorrere di risse e insulti poi trasformabili in alleanze e bicamerali con bagno, promesse d'odio eterno ed eterni compromessi, e poi referendi e tradimenti e rimpasti e ribollite e ribaltoni e insulti alla storia, alle vittime, ai deboli. Si demandava ai magistrati di giudicare quello che spetta a ogni coscienza civile: se ai potenti sia concesso qualsiasi reato e delitto. Sì, era la risposta, e ogni dignitoso sogno aveva abbandonato le anime di quel popolo, lasciandoli lieti di affidare la loro libertà a gangster e mafiosi, e sentirla minacciata dal mendicante all'angolo. La loro indignazione aveva respiro meno che settimanale, e durava più per un rigore non concesso che per un delitto non svelato. Sì, senza coscienza civile, senza storia, senza giustizia, la vita in quel paese aveva il lento scorrere di un funerale.