E' stato strano, davanti a casa sua, quando mi ha sorpreso a guardare le stelle. Ho detto le parole di una canzone di Nick Cave, e credevo che mi aveva dato del coglione... In fondo, cunt si pronuncia preciso come Kant il filosofo. Dove cazzo andrà mai a finire il mondo, quando i tuoi parolieri preferiti ti deludono con plagi di così bassa lega?!
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27/11/10
26/11/10
back in the days | We know about the need
Ci sono dei momenti che si manifestano in maniera unica. Sono quelli in cui sei in macchina che guidi, il paesaggio che ami di fronte, nelle orecchie l'eco di una voce che da poco ha smesso di parlare, tutto sembra perfetto e vorresti soltanto che una mano che non c'è più si stringesse sulla tua quando la posi sul cambio. Sono quegli istanti che si esprimono al meglio con una canzone tra le tante che ti distrugge. Una di quelle che ti buttano a terra, che ti fanno venire voglia di piangere. Che ti riavvicinano alle emozioni pure, dove la musica per un attimo ti fa essere altro. Quindi una canzone splendida. Come questa:
Bracken - Back on the calder line
5 dicembre 2009
Bracken - Back on the calder line
5 dicembre 2009
09/11/10
Questo, stanotte
Nascondimi, tra le tue braccia
per questa notte sola,
mentre la pioggia rompe
contro il mare e la terra
la sua bocca innumerevole.
(p.n.)
28/12/09
La paura di perderti è la gioia di averti (playlist 2009)
Alla fine ce l'ho fatta, per il rotto della cuffia. Appena prima di partire e sul finire di questo 2009 rapidissimo. La mia playlist per la fine degli anni zero è tutta qui, diciannove canzoni uscite quest'anno. Ognuna di esse è per il sottoscritto un cazzotto nello sterno, perciò dopo averla fatta e riascoltata mi sono rannicchiato a terra con il respiro spezzato.
Qualcosa forse manca, ma ho cercato di racchiudere tutto in ottanta minuti di musica, e lo so che è stupido nell'era degli iPod ridursi alla durata di un cd-rom. Ma qui siamo gente che tuttora ama tenere la musica in mano. Che porta ancora in macchina le cassettine registrate da una ex con il fruscio che copre ogni cosa. Che fa le compilation e ci scrive sopra La paura di perderti è la gioia di averti, e magari stampa anche la copertina.
Si chiama proprio così, questa. E per qualche motivo è dedicata ad una persona importante della mia vita che non so neppure che fine abbia fatto.
E' triste, ma non tutta.
E' da indie snob, ma non troppo.
E' bella, ma anche no.
E' ideale per i 400 km che mi troverò a percorrere tra un paio di giorni, bendato e solo, in equilibrio su un filo.
E' qui.
10/12/09
09/12/09
Couldn't let your broken voice speak
Mi sono disteso a riposare sul mio letto e con la mia solita musica nelle cuffie, dopo aver buttato via un regalo insieme agli stracci e a pochi momenti trascorsi inutilmente insieme. Ho guardato fuori, ma questa volta cercando il cielo e le stelle.
Non so dove sto andando, so solo che ho centinaia di chilometri da percorrere, bendato e solo.
Le cose difficili sono la mia linfa vitale, ma stavolta mi gira la testa. Troppo facile dare la colpa all'ennesima sbornia.
[download mp3]
Forget it ever entered your life. Oh, no.
Non so dove sto andando, so solo che ho centinaia di chilometri da percorrere, bendato e solo.
Le cose difficili sono la mia linfa vitale, ma stavolta mi gira la testa. Troppo facile dare la colpa all'ennesima sbornia.
[download mp3]
Forget it ever entered your life. Oh, no.
05/12/09
We know about the need
Ci sono dei momenti che si manifestano in maniera unica. Sono quelli in cui sei in macchina che guidi, il paesaggio che ami di fronte, nelle orecchie l'eco di una voce che da poco ha smesso di parlare, tutto sembra perfetto e vorresti soltanto che una mano che non c'è più si stringesse sulla tua quando la posi sul cambio. Sono quegli istanti che si esprimono al meglio con una canzone tra le tante che ti distrugge. Una di quelle che ti buttano a terra, che ti fanno venire voglia di piangere. Che ti riavvicinano alle emozioni pure, dove la musica per un attimo ti fa essere altro. Quindi una canzone splendida. Come questa:
Bracken - Back on the calder line
Bracken - Back on the calder line
02/12/09
Usitalia
Nel 2000 Silvio Berlusconi ancora non era stato eletto premier per la seconda volta. Mi correggo: Silvio Berlusconi non è mai stato eletto premier, in Italia non esiste il premierato, dal momento che non esiste neppure l'elezione diretta del Presidente del Consiglio. Per dire, potrebbero vincere i Radicali col 99% e dare il Governo in mano a me. No a me no perché non ho una certa età, se non erro almeno cinquant'anni o una cosa del genere, anche se non ci spieghiamo il perché.
E' il Presidente della Repubblica che investe della Carica il Presidente del Consiglio dei Ministri, il resto è prassi. In realtà sarebbe prassi anche che il Presidente della Repubblica sciogliesse le Camere, il Governo e indicesse nuove elezioni qualora il Presidente del Consiglio dovesse per caso andare a donnine, minorenni, fosse indagato per corruzione, e altre decine di casi dai quali con una legge apposita stesse cercando di svicolare. Se succedesse una sola di queste cose qua.
Insomma, nel 2000 questo secondo sciagurato Governo con Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio non era ancora in essere, ci crogiuolavamo nell'onanismo di una bicamerale vergognosa. Ci stavamo mettendo del tempo, forse un po' più del previsto, ma stavamo già creando un paese a uso e costume dei Fabrizio Corona, a stonare erano gli altri. Stefano Benni proprio nel 2000, in tempi maturi ma niente affatto sospetti, scriveva queste cose qui e vi consiglio di prendervi cinque minuti per leggerle, poi fate come vi pare:
E' il Presidente della Repubblica che investe della Carica il Presidente del Consiglio dei Ministri, il resto è prassi. In realtà sarebbe prassi anche che il Presidente della Repubblica sciogliesse le Camere, il Governo e indicesse nuove elezioni qualora il Presidente del Consiglio dovesse per caso andare a donnine, minorenni, fosse indagato per corruzione, e altre decine di casi dai quali con una legge apposita stesse cercando di svicolare. Se succedesse una sola di queste cose qua.
Insomma, nel 2000 questo secondo sciagurato Governo con Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio non era ancora in essere, ci crogiuolavamo nell'onanismo di una bicamerale vergognosa. Ci stavamo mettendo del tempo, forse un po' più del previsto, ma stavamo già creando un paese a uso e costume dei Fabrizio Corona, a stonare erano gli altri. Stefano Benni proprio nel 2000, in tempi maturi ma niente affatto sospetti, scriveva queste cose qui e vi consiglio di prendervi cinque minuti per leggerle, poi fate come vi pare:
Il paese esprime sempre una volontà di cambiamento, e questa è la miglior garanzia dell'immutabilità politica. Basta non cambiare mai, di modo che il popolo possa continuare a esprimere la sua volontà di cambiamento. Perciò in Usitalia si era deciso che tutti dovevano assomigliarsi, virtuosi e gangster, modernisti e passatisti, moderati e moderisti. Decine di facce promettevano, incominciavano, interrompevano, ribadivano le solite cose, dentro e fuori gli schermi, e in quel rutilante scorrere di nulla ogni cittadino trovava le sue ragioni e subito le dimenticava, e gli restava dentro solo l'eco di un disagio rabbioso. Così il Reame del Gangster Catodico e dei suoi maggiordomi neri e rosa, sembrava volere le stesse cose del Misterioso Grande Centro o del Monastero dei Beati Progressisti, identiche erano le orazioni, i rosari e le parolacce, identica la miseria di idee e la sudditanza ai forti. Chi aveva idee, in quel paese, se le portava addosso da solo, come una gerla, e le scambiava coi passanti. Per il resto, lotte da città a città e da ducato a ducato, tenzoni proporzionali e maggioritarie, fulmineo scorrere di risse e insulti poi trasformabili in alleanze e bicamerali con bagno, promesse d'odio eterno ed eterni compromessi, e poi referendi e tradimenti e rimpasti e ribollite e ribaltoni e insulti alla storia, alle vittime, ai deboli. Si demandava ai magistrati di giudicare quello che spetta a ogni coscienza civile: se ai potenti sia concesso qualsiasi reato e delitto. Sì, era la risposta, e ogni dignitoso sogno aveva abbandonato le anime di quel popolo, lasciandoli lieti di affidare la loro libertà a gangster e mafiosi, e sentirla minacciata dal mendicante all'angolo. La loro indignazione aveva respiro meno che settimanale, e durava più per un rigore non concesso che per un delitto non svelato. Sì, senza coscienza civile, senza storia, senza giustizia, la vita in quel paese aveva il lento scorrere di un funerale.
23/11/09
Perestrojka
Una tendenza pericolosa di parte della scienza è quella di usare i progressi fatti nella manipolazione genetica per eliminare (in maniera più o meno graduale) in natura le diversità delle varie specie e pretendere di poterne produrre una perfetta. Non sto qui a fare discorsi su Dio e il creato che sposino le teorie medioevali della Chiesa sulle cellule staminali, figuriamoci. Per evitare di rimandare a questo, consideriamo piuttosto il regno vegetale.
La scienza è in grado (leggasi OGM e quanto ne segue) di produrre una mela, un tipo di mela, che racchiuda tutte le migliori caratteristiche degli altri tipi di mela e quasi nessun difetto. Figo, dite. No, perché un difetto resta: anche la nostra supermela, come tutte le altre specie di mele, ha un suo arco vitale e un giorno arriverà la sua fine. Avendo la scienza eliminato tutte le altre specie di mela, quelle imperfette, non ci sarà un altro tipo di mela, cresciuta in concorrenza, a prendere il suo posto e a far continuare la specie. In pratica, dopo la mela perfetta non ci saranno più mele. Remo Ruffini sintetizza brillantemente, e in maniera un po' lapidaria, il concetto: "Bisogna fare attenzione a non eliminare la concorrenza nella natura e a mantenere le differenze".
Ora astraiamo un attimo dalle mele, vi va? Pensiamo alle idee. E' esattamente la stessa cosa, è necessario, imperativo, mantenere la concorrenza delle idee preservando le differenze. Altrimenti presto non vi saranno più idee. Il ragionamento è ispirato a quanto scriveva Tiziano Terzani quasi venti anni fa, anticipando di fatto due decenni di storia:
La scienza è in grado (leggasi OGM e quanto ne segue) di produrre una mela, un tipo di mela, che racchiuda tutte le migliori caratteristiche degli altri tipi di mela e quasi nessun difetto. Figo, dite. No, perché un difetto resta: anche la nostra supermela, come tutte le altre specie di mele, ha un suo arco vitale e un giorno arriverà la sua fine. Avendo la scienza eliminato tutte le altre specie di mela, quelle imperfette, non ci sarà un altro tipo di mela, cresciuta in concorrenza, a prendere il suo posto e a far continuare la specie. In pratica, dopo la mela perfetta non ci saranno più mele. Remo Ruffini sintetizza brillantemente, e in maniera un po' lapidaria, il concetto: "Bisogna fare attenzione a non eliminare la concorrenza nella natura e a mantenere le differenze".
Ora astraiamo un attimo dalle mele, vi va? Pensiamo alle idee. E' esattamente la stessa cosa, è necessario, imperativo, mantenere la concorrenza delle idee preservando le differenze. Altrimenti presto non vi saranno più idee. Il ragionamento è ispirato a quanto scriveva Tiziano Terzani quasi venti anni fa, anticipando di fatto due decenni di storia:
Il comunismo, con la sua sacrilega aspirazione a cambiare l'uomo, ha ucciso milioni di uomini e ha, come un moderno Gengis Khan, seminato vittime di ogni tipo lungo il percorso della sua conquista. Eppure è anche vero che là dove non era al potere, ma restava come un'alternativa d'opposizione - nei paesi dell'Europa Occidentale, per esempio -, il comunismo non è stato solo distruttivo, ma anzi ha contribuito al progresso sociale della gente. Come sistema di potere, fondato sull'intolleranza e sul terrore, il comunismo doveva finire. Ma come idea di sfida all'ordine costituito? Come grido di battaglia di una diversa moralità, di una maggiore giustizia sociale? Che succederà ora che il mondo capitalista resta l'unica «specie» del suo genere? Che cosa succederà ora che tanti potenti, tronfi di vanagloria per aver vinto la guerra contro il comunismo, restano senza concorrenza, senza sfida, senza stimolo?
Tiziano Terzani, Mosca, 2 ottobre 1991
Tiziano Terzani, Mosca, 2 ottobre 1991
16/11/09
Mar di male
Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare
(G.L.)
Non sto pensando a niente.
E' come se mi fossi appoggiato male.
Un dolore nella schiena o sul fianco,
un sapore amaro nella bocca della mia anima:
perché, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma proprio a niente,
a niente...
(F.P.)
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare
(G.L.)
Non sto pensando a niente.
E' come se mi fossi appoggiato male.
Un dolore nella schiena o sul fianco,
un sapore amaro nella bocca della mia anima:
perché, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma proprio a niente,
a niente...
(F.P.)
15/11/09
L'unica rivoluzione possibile è quella interiore
Il mare! Il mare! Il Mar Caspio. Blu come il Mediterraneo. Vecchio come quello. Come quello, carico di storia. La vista del mare mi rallegra. Quella delle grandi navi, attraccate lungo il molo, mi dà un senso di libertà, mi fa pensare a scappare... anche da qui.
Baku, capitale dell'Azerbaigian, è una vecchia città affacciata su una baia che a prima vista pare come quella di Napoli. Qui l'Asia è finita e ho la sensazione di essere già vicinissimo a casa, ma anche qui vengo presto sopraffatto da tutto ciò che è ancora sovietico. Comincio davvero a essere stanco della miseria, dello squallore che mi ritrovo sempre attorno, dei sotterfugi, dei piccoli traffici con cui la gente mi sembra costretta a sopravvivere.
Un mese fa, all'inizio di questa rivoluzione che metteva fine al comunismo, m'era parso logico che un'ondata di speranza avrebbe travolto il paese, che in qualche modo ci sarebbe stata un'esplosione di energie, un ritorno alla fantasia, uno sbocciare di nuove idee, un mutare nei rapporti umani. Invece, dovunque vado, tutto mi pare come prima, anzi peggio, e al fondo non incontro che il vecchio grigiore su cui ora, per giunta, non sventola neppure più l'assai decorativa e in qualche modo luminosa bandiera rossa.
(Tiziano Terzani, Baku, 27 settembre 1991)
09/11/09
Comme une petite morte, le cœur pâmé
Le tue labbra per sempre
rimarranno un luogo
inopportuno
dove cercare conforto
per le mie
06/11/09
Wörter Autobahn - The Proposition
'When?' said the moon to the stars in the sky
'Soon' said the wind that followed them all
'Who?' said the cloud that started to cry
'Me' said the rider as dry as a bone
'How?' said the sun that melted the ground
and 'Why?' said the river that refused to run
and 'Where?' said the thunder without a sound
'Here' said the rider and took up his gun
'No' said the stars to the moon in the sky
'No' said the trees that started to moan
'No' said the dust that blunted its eyes
'Yes' said the rider as white as a bone
'No' said the moon that rose from his sleep
'No' said the cry of the dying sun
'No' said the planet as it started to weep
'Yes' said the rider and laid down his gun
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