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09/06/13

Alemanno ultimo atto

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Comizio di Alemanno prima del ballottaggio per l'elezione del Sindaco di Roma del 2013.
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04/02/12

nevento!

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16/10/11

15 Ottobre a Roma

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C'è un'altra faccia della manifestazione ieri a Roma.

Ieri dopo tanto tempo ho deciso di partecipare ad una manifestazione di questa importanza. Volevo anche capire da dentro l'atmosfera e se si fosse arrivati alla violenza, capire come e perché.

Aspettando di aggregarmi al carro del Teatro Valle Occupato all'inizio di via cavour (vicino Termini), ho visto scorrere la testa del corteo. Ad esser sincera non vedevo belle facce. Soprattutto non mi riguardava la rappresentanza del Partito troskista anarchico insurrezionalista...e blablabla... Nomi insensati per me. Se fosse stata una manifestazione di quelle persone me ne sarei andata.
Poi è arrivato il carro del Valle e degli studenti (e quindi gente più simile a me), con motivazioni probabilmente comuni. Tante facce pulite, famiglie, signori, studenti, volti noti dello spettacolo.
C'erano già in circolazione notizie di guerriglia alla testa del corteo e a San Giovanni.
Ma non c'è stato panico e il corteo di migliaia di persone ha potuto proseguire prudentemente per tutta via cavour, via dei fori imperiali fino al colosseo.
Ormai le notizie della guerriglia a San Giovanni erano sempre più fondate, per cui il corteo "pacifico" (ovvero la vera manifestazione) ha deviato per via del colosseo verso Circo Massimo. Poi ha proseguito senza autorizzazione per viale aventino, Piramide.
Nel frattempo la gente si fermava ai bar lungo la strada per una sosta al bagno, una bevanda un po' di cibo...la manifestazione stava andando ben oltre il previsto. E devo dire: non un problema né senso di insicurezza per la massa di persone che si versava per le strade. E non c'erano poliziotti. Nemmeno uno.
Il corteo da Piramide ha imboccato via Marco Polo verso San Giovanni. San Giovanni?! ma lì c'è la guerriglia! Ma quando siamo arrivati a via magna grecia (san giovanni) la guerriglia è finita e gli abitanti sono felici di vederci! Ci salutano dalle finestre, ci applaudono, ci incoraggiano. Il corteo invita le persone a scendere ad unirsi...è difficile descriverlo a parole, ma c'era davvero una vicinanza tra tutte queste persone: quelli in strada e quelli alla finestra.
Vediamo cassonetti divelti, vetrine di banche spaccate. Qualcosa di tremendo deve essere successo, ma il corteo prosegue e sale sulla tangenziale, accanto alle finestre di quei poveretti costretti a vivere con questa bell'opera pubblica attaccata alla cucina!
si continua a camminare, ballare, cantare fino all'uscita per San Lorenzo.
Ho camminato a piedi per 10 Km
Sarà valsa la pena?
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21/02/11

12-14 febbraio 1011 Benevento-Milano e ritorno in tour con Enrico (seconda parte)

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È il giorno del concerto, ci svegliamo tardi, io e Clelia andiamo a prendere la colazione al principe in un bar e gliela portiamo, lui all’inizio del viaggio incredulo ormai inizia ad abituarsi piacevolmente ad essere servito da ben due donne!
Partiamo verso il centro di Milano grazie alle magiche indicazioni di Flora che tenta ancora di fare la primaverile a causa di alcuni lavori in corso sul tragitto, ma viene sconfitta dal nostro eroe che si destreggia abilmente tra le strade di Milano sempre più fiero di sé.
Enrico è contento, non vede l’ora di suonare, si diverte a parlare milanese facendoci ridere come matte.
Troviamo posto proprio sotto lo studio di Giuliano che dovremo incontrare dopo un’ora e scendiamo in cerca di un posto in cui mangiare.
È domenica e Milano sembra deserta, perfino i bar sono chiusi, invochiamo i nostri angeli in aiuto e svoltato il primo angolo, come per magia, troviamo aperto un ristorante egiziano dal nome “Il Faraone”, non a caso nel tragitto in macchina avevamo nominato anche Cleopatra e l’antico Egitto, tutto torna!
Il personale del ristorante ci tratta benissimo, la signora ci chiede se è la prima volta che andiamo perché le sembra di averci già visto, soprattutto Clelia, Enrico comincia a decantare le virtù delle donne egiziane, mangiamo e beviamo allegramente poi Dottori ci riporta alla realtà con una telefonata e quindi paghiamo il conto e andiamo da lui.
L’incontro tra Enrico e Giuliano è molto bello, si abbracciano, ridono tutti contenti, sembrano fratelli ritrovati anche se è solo una settimana che non si vedono. Giuliano usa sempre più spesso l’intercalare preferito da Enrico e Vittorio “Stabbene” al punto che alla fine della serata gli proponiamo di chiamare così il prossimo disco. La sintonia tra i due è tale che Enrico gli permette addirittura di guidare (e chi lo conosce sa di che grande gesto di fiducia si tratti), in macchina ripercorriamo aneddoti divertenti, osserviamo srotolarsi una Milano ovviamente uggiosa dal finestrino e si parla un po’ della serata.
Arriviamo al Magnolia e ci incontriamo con gli altri musicisti, il contrabbassista Marco detto Ferro, il fonico Antonio detto Cooper e il mitico batterista Sansone che si presenta salutando me e Clelia chiamandoci fiore di campo e passerotto.
Ovviamente tutti si complimentano con Enrico per esser riuscito ad arrivare a suonare al Magnolia, ma soprattutto a portare con sé ben due donne che lo aiutano anche a scaricare la macchina e a portare dentro gli strumenti.
Loro iniziano a fare il sound check, io e Clelia li ascoltiamo, poi facciamo un giro nel locale, ascoltiamo anche un altro gruppo che prova, alle 18.30 aprono i cancelli e comincia a entrare gente, Enrico e Giuliano con gli altri musicisti si sfidano a bigliardino, parliamo di musica bevendo birra e finalmente verso le 19 la serata inizia. Ascoltiamo un duo davvero divertente che si chiama “scusami amore ma mi sono dovuto fermare al bar” che si esibisce in qualcosa a metà tra un reading e un concerto, facciamo aperitivo e constatiamo che la tennents super a Milano è seconda solo allo spritz e al negroni sbagliato, ahinoi…
Mentre si esibiscono altri due gruppi ci trasferiamo tutti nel backstage, una stanzetta super riscaldata dal frigo pieno di meraviglie… i discorsi, i bicchieri e le risate volano… ci ritrasferiamo nel locale per ascoltare Fabrizio Coppola e finalmente alle 23 è il turno di Giuliano e la sua band.
Il concerto è molto bello eseguito nella formazione completa del gruppo di Giuliano, Enrico come al solito dà prova di avere un grande talento, essendo il più giovane e non avendo mai provato con tutta la band, ma soprattutto perché esegue ogni brano con molta personalità, donando un tocco magico ad ogni pezzo, arricchito dai suoni poetici della sua viola che spicca tra gli altri strumenti (“Cuore di bue”), i suoni sciamanici della sua chitarra (“Le cose semplici”) e il suono sacro dell’harmonium che lascia sempre tutti incantati (“Silenzi”).
La serata finisce con la malinconia acustica di “Alibi”suonata solo da Giuliano, saluti commossi, tentativi di farci restare ancora un po’ e raccomandazioni, Flora ci riporta a casa nella fredda notte Milanese, mangiamo le ultime merendine rimaste a casa e crolliamo.
Ci svegliamo, io e Clelia andiamo a prendere la colazione al principe e a fare dei panini, quando torniamo da Enri gli faccio compagnia mentre fa colazione e gli mostro una foto fatta ad un aforisma trovato sulla lavagnetta nel panificio, lui mi guarda assonnato, poi diventa severo e sentenzia “Non di solo pane vive l’uomo”.
Ci rimettiamo in viaggio e ci aspettano altre 8 ore in cui riprendiamo le nostre infinite discussioni… è San Valentino ed Enrico ironizza sul fatto che manderebbe un sms alle sue donne con scritto “La amavi? Si, era tutta la mia vita. Qual’era il suo nome? Illusione.”
Ma allora ti contraddici, gli dico, all’andata avevi detto altro (per essere precisi andiamo a rileggere le prime pagine della moleskine) e torno a chiedergli, insomma, l’amore è un sogno o un’illusione? Illustraci o maestro la differenza tra Amore e Passione.
Lui continua con le citazioni “Solo nei dintorni abita l’Amore” (Pessoa)
Ma cosa intendi?
“L’Amore e la Passione sono due cose diverse. All’Amore appartiene la passione ma non viceversa. Il vero Amore è eterno ed è rarissimo. Tutto il resto appartiene al mondo della Passione e delle illusioni, anche se animato comunque da nobili sentimenti”.
Quindi non ci resta che la speranza?
Già.
“la speranza del sogno del vero amore non deve mai abbandonarci perché è quella che ci salva dalle delusioni che ci capitano lungo la strada”.
Come dargli torto?
Mettiamo su Canti silvani e ci lasciamo andare alle nostre più profonde riflessioni, mentre i paesaggi e i ricordi ci scorrono veloci davanti agli occhi.
Anche i nostri silenzi sembrano collaudati.
Ci fermiamo in vari autogrill e mentre Clelia è al telefono io e il mio gemellino spirituale tentiamo più volte la fortuna con gratta&vinci milionario e turista per sempre, fantasticando su cosa faremmo se vincessimo, anche se vinciamo solo dieci euro il morale, solleticato dai mille sogni possibili, è di nuovo alto, siamo ormai verso casa, il sole sta tramontando e ancora una volta i sogni ci salvano dalla malinconia blu del ritorno a casa.
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18/02/11

12-14 febbraio 1011 Benevento-Milano e ritorno in tour con Enrico (prima parte)

5 commenti:
Il vero viaggio è iniziato la sera prima di partire, quando alla notizia che io e Cleliuccia avremmo accompagnato Enrico a Milano per la serata con Giuliano Dottori al Magnolia, tutti i nostri comuni amici hanno iniziato a complimentarsi per l’eroico gesto di amicizia e si sono trasformati in esperti book maker sull’orario di arrivo, tra i quali il più accreditato era alle 2 di notte.
Già perché Enrico è notoriamente famoso per la sua proverbiale “prudenza” al volante, oltre che per la sua particolare concezione del tempo e dello spazio, così come sarebbero normalmente intesi dall’uomo medio. Ma nessuno di noi tre viaggiatori è un essere umano medio e soprattutto i nostri amici sottovalutavano il fatto che sia io che Enrico siamo Gemelli ascendente Bilancia, nonché che io sia figlia di un Gemelli ascendente Bilancia, conosco le chiavi per riportare a terra la nostra anima così astratta, per cui metto in discussione il palinsesto delle scommesse sull’arrivo introducendo nel viaggio uno strumento magico che farà volare Enrico come un vero pilota, portandoci a destinazione in meno di 8 ore: il navigatore, che Enrico ha ribattezzato Flora.
Noi continuavamo a non tener conto di tempo e spazio, ma Flora si, e quando ci segnalava che il tempo di arrivo previsto si era spostato di qualche minuto, lo facevo notare a Enrico, che faceva di tutto per riguadagnare terreno, indispettendosi nei confronti di Flora alla quale spesso si rivolgeva esortandola a non fare troppo la primaverile!
Quando Piergiorgio mi ha affidato il grato e ingrato compito di scrivere questo diario di viaggio non sapevo davvero a cosa sarei andata incontro, perché, come tutti i suoi veri amici sanno, un viaggio con Enrico diventa un viaggio nel viaggio, ogni angolo di cielo e di terra diventano luoghi magici, storici, cosmici, ogni suono può diventare sciamanico, ogni viso quello di un angelo o di un demone.
La prima tappa è infatti la leonessa di Cerreto Sannita, una rupe calcarea che ha il profilo appunto di una leonessa e che raccoglie nel suo ventre una grotta abitata nel neolitico, dove il Nostro mitico eroe si reca con Il Cielo di Bagdad per fare delle foto per il nuovo disco in uscita.
Nel tragitto verso Cerreto, dopo aver benedetto il nostro viaggio e decretato che si svolgerà sotto la protezione degli angeli con l’approvazione di Clelia ed Enrico, decido di iniziare già a scrivere sulla mia moleskine, quindi mi appresto a chiedere la data ad Enri per accertarmi del tempo in cui lui avrebbe scelto di viaggiare, dato che l’ultima volta mi aveva risposto 1011 al posto di 2011!
E in effetti il nostro è anche un viaggio indietro nel tempo. Per fortuna comunque lui mi risponde 12 febbraio 2011 e così comincio a fargli domande sulla sua vita, su Milano e vien fuori che il suo primo autografo lo firmò a 14 anni a una 13enne di Milano dopo aver suonato con un gruppo a Ginestra degli Schiavoni e quando cerco di spiegargli cosa si celava dietro la richiesta dell’autografo, rimane abbastanza interdetto tra le risate di Clelia e Giulio che assistono alle nostre conversazioni come ad una sit-com. All’arrivo alla leonessa, che Enrico ricollega all’enigma della sfinge o di Iside, dopo quasi 2 km a piedi in salita per raggiungere la grotta, scopriamo che quel luogo incantato era stato secondo la leggenda luogo di ritrovo per demoni e streghe e la grotta era poi stata trasformata in una cappella dedicata agli angeli e in particolare all’arcangelo Michele. Da qui in poi gli angeli da me nominati all’inizio del viaggio, non ci abbandoneranno mai, aprendoci tutte le strade, facendoci trovare parcheggi improbabili, circostanze sempre favorevoli e amici insperati e dandoci vari segni della loro protezione.
Dopo le foto, Enrico preleva un masso da quel luogo magico, salutiamo il Cielo e partiamo finalmente alla volta di Milano… come riassumervi quelle 7 ore di viaggio di musica e parole?
Dopo aver convinto Enrico a mettere il navigatore (“Claudia, ma quale navigatore? Tu qua hai un pirata della strada!”) iniziamo a percorrere questi 800 km lungo i meravigliosi paesaggi di tutta la nostra Italia, dalle leggende sulla Leonessa ci ricolleghiamo al velo di Iside e quindi iniziamo a parlare del potere delle illusioni di cui l’uomo cade facilmente preda, come anche delle passioni che spesso noi scambiamo per amore.
“Ma come fa l’uomo a sottrarsi al potere ineluttabile delle illusioni?” Gli chiedo.
“Come nei discepoli di Sais, il discepolo sollevò il velo di Iside e cosa vide? Meraviglia delle meraviglie vide sé stesso!” mi risponde come sempre per citazioni lui e poi “la ricetta per sottrarsi alle illusioni consiste nel credere nei sogni” aggiunge.
“Sono d’accordo-ribatto io- ma il fascino delle illusioni sta proprio nel fatto che spesso si confondono coi sogni… come facciamo a distinguere il sogno dall’illusione?”
Lui ovviamente non ha dubbi: “L’illusione la si subisce, il sogno richiede volontà. Compagna dell’illusione è la delusione, compagna del sogno è la speranza. La speranza verso i nostri sogni non deve mai abbandonarci perché è quella che ci salva dalle delusioni. Un mondo in cui non c’è speranza equivale a vivere nell’inferno, perché come diceva Dante… lasciate ogni speranza o voi che entrate. E Dante era gemelli lo sai, è la nostra guida”.
Si, lo so.
Del resto come mi ricorda anche lui, noi gemelli ascendente bilancia siamo governati da venere e mercurio, pianeti che ci portano costantemente a vivere nel sogno fantastico, per questo dovrei conoscere bene l’elemento salvifico del sogno.
In ogni caso, dico io, a volte alcune illusioni, alcune delusioni, ci spingono a produrre arte.
Certo, annuisce Enrico, e mi ricorda che l’arte è una specie di alchimia che trasforma i dolori in gioie ed è proprio per questo che l’atto creativo trascende il giudizio estetico, perché riesce a trarre dal non essere un nuovo essere, quindi l’atto creativo è un atto divino, da demiurgo.
I nostri discorsi si perdono, si avventurano, fanno giri assurdi e nel frattempo passiamo dal giorno, al tramonto, alla sera e poi alla notte, e ogni sfumatura del cielo corrisponde a un cd diverso, ci mangiamo 3 panini a testa, prendiamo in giro Clelia, la esortiamo a parlare ma lei sostiene di voler solo ascoltare perché si sente come a un seminario.
Ormai sono le 22 è arrivata la notte sulle note magiche e cosmiche dei Natural Snow Building, siamo quasi arrivati… chiedo ad Enrico, sei stanco? E lui mi guarda con aria di sfida “Dove vuoi andare in Norvegia? In Germania?” facendoci sbellicare dalle risate.
Appena arrivati come per magia ci appare un altro messaggero dei nostri angeli, Matteo, un amico di Giuliano Dottori che ci dà le chiavi di questo mini appartamento molto carino e dopo esserci velocemente rinfrescati ci fa entrare al Tambourine, un circolo a due passi da casa dove suona un duo interessante, i 2pigeons e ci offre pericolosamente da bere dandoci allegramente il benvenuto in Brianza. Una volta appurato che c’è la tennents super alla spina potete immaginare la continuazione della serata, ci divertiamo un sacco, conosciamo altri amici, Matteo è di grande compagnia, ma soprattutto una volta a casa, distrutti, scopriamo di avere ancora dei buonissimi panini col culatello portati da Clelia e ce li mangiamo tutti contenti.
Ci andiamo a mettere il pigiama ed Enrico col suo pantajazz bordeaux sembra un nuovo Joaquin Cortez del Sannio, io un’eterna criatura col pigiamino rosa e Clelia pronta a dormire anche al polo nord, dormiamo tutti e tre nella stessa stanza in dei lettini comodissimi, siamo stanchissimi potremmo crollare e invece iniziamo a discutere perché io dormo nel buio assoluto e lui preferisce la luce e anche un banale stupido battibecco tra amici ubriachi diventa un discorso filosofico, una lotta tra la luce e le tenebre, tra bene e male che sembra prendere una brutta piega, per fortuna Clelia ci blocca in tempo e ci salva proponendoci un compromesso, così finiamo tutti e tre a ridere e poi finalmente, a dormire.

(fine prima puntata amici era troppo lungo -avevo scritto 20 pagine di moleskine- domani vi pubblico la seconda parte :D )
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