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16/06/13

la musica è finita

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L'Orchestra Nazionale Greca costretta a chiudere.
Difficile non commuoversi insieme ai musicisti.
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04/05/11

Città X e Città Y

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CITTA' X

Un weekend lungo di fine aprile, con la primavera che sboccia e le giornate che cominciano ad allungarsi, è l'ideale per una gita fuori porta con la propria morosa.
Mentre leggo le email della giornata sul mio iphone, Antonella mi chiede attenzione. Indica lo schermo del suo laptop, ha trovato un ostello proprio bellino in una capitale europea ed un volo low cost a 6 euro a persona. "Che dici? Ci facciamo un regalo il prossimo fine settimana?" Dopo mesi di nebbia e freddo anestetizzante, non mi sembra vero che proprio lei, solitamente statica e casalinga, abbia avuto questo slancio da esploratrice. La decisione è presa al volo si parte! Fantastichiamo un po’ girando su altri siti internet, valutando altre destinazioni, altre tipologie di sistemazioni, altre modalità di spostamento. Alla fine si decide per la Città X, un borgo medioevale del centro Italia dove risiedono alcuni nostri amici che non vediamo dai tempi dell'università, ci hanno sempre invitato calorosamente, ma per i soliti impegni di lavoro o per pigrizia abbiamo sempre rigettato.
Arriviamo nella Città X venerdì sera, ovunque ci sono manifesti elettorali, negli spazi verdi delle rotonde all'ingresso della città, sui cassonetti della spazzatura, nelle vetrine dei negozi, sui balconi e sulle finestre dei piani più bassi, nei tabelloni pubblicitari luminosi, negli spazi appositi realizzati con lamieracce di ferro e tubi innocenti, sui muri scalcinati dei vecchi palazzi, sulle facciate in cemento dei sottopassi, sulle mura di cinta, sulle campane per il vetro, sui vetri delle fermate dei bus, sui vetri dei bus, su cabine dell'enel, su autovetture apposite che trascinano grossi catafalchi in vetroresina e su utilitarie o camioncini riverniciati all'uopo. Cerchiamo tra queste una foto in particolare, dopo un pò ne vediamo una, mezza coperta con quella di un suo rivale. Ci spiegheranno poi che la leggenda vuole che se non paghi gli attacchini abusivi te le staccano (Scusa ma gli attacchini non dovrebbero "attaccarli" i manifesti, Si, Ok, ma solo nella seconda parte della notte, nella prima strappano quelle non abusive, ah, va bene). Arrivati in città cerchiamo di telefonare ai nostri amici, il telefono è staccato, ci dirigiamo direttamente a casa loro. Sul marciapiede ci sono dei bambini che giocano con le figurine panini. Mentre Antonella citofona mi avvicino per chiedere se mi vendono quella di Cavani o almeno lo stemma del Napoli. Faccio due passi nella loro direzione e mi accorgo che sono figurine elettorali. Al citofono non risponde nessuno, devono essere ancora al lavoro. Bussiamo ad una vicina, perlomeno potremmo chiedere un elenco telefonico dove trovare il numero dello studio del nostro amico. Dopo un pò ci apre una anziana signora, con aria molto circospetta ci scruta dalla testa ai piedi, "ca veè?". Le spieghiamo che stiamo cercando la coppia del primo piano. "Entrate, entrate subito, in strada è pericoloso, lo volete un caffè?, io non apro più a nessuno, ma voi si vede che siete delle brave persone, qua ogni momento bussa qualcuno che vuole il voto."
Telefoniamo al nostro amico in ufficio: "Oh, siete arrivati, arriviamo subito, ho staccato il cellulare, è un continuo di gente che mi chiama per il voto. Nel mio palazzo quattro famiglie su sei votanti hanno un candidato, metà dei miei compagni del liceo sono in una qualche lista, amici, conoscenti, amici dei conoscenti, chiunque ti chiama o ti scrive o ti chatta o ti ferma per strada e attacca sillogismi e parafrasi contorte per convincerti a dare il voto a quel tale, roba che la per là pensi ok, ci può stare, poi ci rifletti a mente ferma un secondo e ti rendi conto di quanto siano campate in aria e in completa contraddizione con la sua e tua e vostra storia passata recente e futura. Se apri facebook al posto delle facce trovi le preferenze, pensa che pure il mio blog preferito ha fatto una lista sua, l'ha chiamata "il cane che dorme" e il capolista si arrampica sui campanili!"



CITTA' Y

Un weekend lungo di fine aprile, con la primavera che sboccia e le giornate che cominciano ad allungarsi, è l'ideale per una gita fuori porta con la propria morosa.
Io e Antonella giungiamo in città dopo sei ore di viaggio. Scesi dall'auto avvertiamo il bisogno fisico di muovere gli arti inferiori. Non prendiamo neanche le borse e ci addentriamo per i vicoli e per il corso della cittadina a piedi tra strani indigeni rigorosamente con foulard e in bicicletta. 
La prima cosa che ci colpisce girando per le vie del centro è che non ci sono manifesti elettorali.
Questo pannello in truciolato sarebbe l'ideale per manifesti abusivi. E questo muro.



  
E questo.
questo si dai! quelle strisce bianche indicano che un tempo ce ne erano. 


e pure qui.


dietro e su quei cassonetti? 


su quello spazio bianco di fianco agli annunci mortuari? 


Vicino ai cessi pubblici? 

di fianco a quel negozio.


su quella parete grigia.  
 Qui. 
lì.
Eccone uno, ah no è solo la pubblicità di un'edicola con valentino rossi.
Oh ecco un vicolo con spazio per la pubblicità, qui ci saranno sicuramente dei manifesti di politici. 
niente, 

niente anche qui.
oh finalmente almeno una bandiera.                                                                      



Ok, ho capito è perché siamo in centro, qui ci sono solo turisti e i cartelli non servono, i turisti non portano voti, bisogna andare in periferia dove vive il popolo votante. 
zona stadio, nulla, solo pubblicità di cinema e telefonini.
Andiamo più in periferia, zona sud, eccolo lì nell'erba a bordo strada, uauh! 
Troppo poco ci deve essere di più, zona nord, guarda guarda bene sotto gli alberi dietro quei cartelloni, finalmente qualcosa si muove.
 

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08/03/11

Grasso e innamorato di se stesso...

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"Guru" - "Uomo di tv" - "professionista del savianismo" - "Bonolis" - "Cristo pasoliniano". Ecco alcune delle definizioni dello scrittore di Gomorra by Aldo Grasso, il vero professionista del consiglio e dell'autoreferenzialità: "Gli avevamo consigliato di stare un po' all'estero". E' davvero nauseante leggere questi opinionisti dell'ultimo lustro. Saviano, giornalista che approfondisce tematiche per poi tesserne un racconto, avrebbe la colpa di entusiasmarsi nel parlare a un ampio pubblico grazie a una trasmissione televisiva. L'innegabile abilità di Saviano è proprio quella di veicolare alla collettività una notizia attraverso l'espediente narrativo. Ma ecco il gradasso Grasso - magari seduto comodamente in poltrona - che senza alcuna autorevolezza paragona un intellettuale a Bonolis. "Con quella faccia da Cristo pasoliniano, Saviano si sta innamorando dei brividi che il successo tv sa procurare". Quanti ne vorremmo di volti pasoliniani a discapito del bolso Aldo. Non sono per difendere Saviano a prescindere, lo reputo davvero un bravo giornalista, al di là delle pur allarmanti minacce che ha ricevuto e tuttora riceve. Ma questo è troppo. I brividi di Saviano, probabilmente legati alla possibilità di parlare a più persone, sono per Gradasso quelli del successo. Quel successo che egli stesso assapora ogni volta che scrive opinioni farcite di retorica per darle in pasto all'uomo qualunque. La ricerca giornalistica di Saviano ridotta a 20 spocchiose righe. Grasso, lo vuoi un consiglio? Vai a farti un viaggio all'estero!

Link della preziosa rubrica di Aldo Grasso: "Saviano innamorato del successo tv"
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14/12/10

beneventanariot in rome

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09/11/10

Noi niente

6 commenti:
Lo so come andrà a finire: che sono io il cagadubbi, l’antipatico, il presuntuoso, l’arrogante. Dato che già lo so, evitate di dirmelo.

Ho trovato Vieni via con me ben realizzato, ammetto anche di averlo seguito con un po’ meno attenzione del dovuto causa stanchezza del lunedì sera, ma è stato senz’altro uno spiraglio di luce, ricco di spunti interessanti e frasi a cui è difficile rimanere indifferenti. Un paio di minuti dopo il monologo di Benigni già spopolava su Facebook la pagina “Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con la biro, quello con la pistola è un uomo morto”, con il faccione sorridente del comico fiorentino che campeggia a tutto schermo, o tempora o mores!

Dicevo, programma fatto bene, ottimo monologo di Saviano su Falcone, interessante la scelta di strutturare la scaletta in una serie di liste (ma l’idea è un po’ “presa in prestito” da Umberto Eco), brillanti gli interventi di alcuni ospiti.
Poi per un attimo mi sono addormentato.

Mi sono addormentato il tempo necessario a realizzare che la mia speranza era che qualcuno tra il pubblico si alzasse e, timidamente, ponesse la fatidica domanda: e poi? Mi sono chiesto, possibile che nessuno faccia suo il problema di quale sia il passo successivo? Perché se è così, se la reazione unica e sola è l’entusiasmo pari a quello che si prova di fronte ad una cena pantagruelica a base di carnazza, il monologo di Saviano su Giovanni Falcone non va oltre i discorsi altrettanto ricchi di spunti interessanti che si affrontano sorseggiando l’amaro del venerdì sera. Se il risultato di tutto è nello share, vuol dire che niente importa e non c’è niente da salvare (per dirla alla J.S. Foer).

Molto meglio degli applausi e degli incitamenti, faceva notare un amico, sarebbe stato il silenzio di un pubblico che non c'era perché troppo impegnato a cambiare il Mondo, l'Italia, il posto dove viviamo lavoriamo e studiamo, il paese dove siamo nati. Perché se quello che ci resta sono le frasi di Benigni da ripetere e le pagine di Facebook da condividere, Saviano ha sbagliato tutto.

Io voglio sempre convincermi che non siamo un paese in cui Berlusconi inciampa su un pelo di figa e noi lì a spingere per farlo cadere, mentre si tiene perfettamente in equilibro sulla mafia e tutti gli altri casini reali che ha, e noi? E noi niente. Se davvero è così, se davvero di fronte alle mignotte e al tradimento del sacro vincolo del matrimonio ci scandalizziamo e di fronte alla mafia noi niente, vuol dire che Saviano anziché raccontarci di Giovanni Falcone avrebbe fatto molto meglio a sciorinare un discorsetto su Ruby Rubacuori e raccontare la barzelletta di Berlusconi che entra in un caffè marocchino (splash). Masi l’avrebbe trovato più pericoloso e Gasparri avrebbe sbiellato chiedendo la chiusura del programma e tirando un cazzotto a Cicchitto, il popolo viola sarebbe già in piazza e gli scavi di Pompei continuerebbero a scendere di un paio di centimetri l’anno, forse soltanto per non vedere.
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28/04/10

Natura morta

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Cosa c'è dietro il sisma nello Yushu? Perché il regime cinese lo tiene nascosto, impedisce l'accesso a giornalisti e fotografi alle aree colpite dal sisma, decurta vergognosamente il numero delle vittime e dei senzatetto, parla di sabotaggio di fronte ai tentativi di soccorso dei monaci accorsi dal Tibet?

Lo Yushu è una prefettura autonoma, abitata per la quasi totalità da tibetani. La capitale, Gyêgu, è la città santa dei tibetani ed è ormai rasa al suolo. Non meraviglia quindi che il regime cinese abbia ben poco interesse a pianificare i soccorsi ed una ricostruzione. Nessuno si stupisce del fatto che il governo conti meno di cento vittime tra i monaci della regione, che invece sostengono di aver avuto più di mille perdite, e che il numero totale dei morti è secondo le stime ufficiali di Pechino di meno di duemila persone (pare invece che siano più di ventimila). La temperatura nelle aree colpite dal sisma oscilla tra i -10°C e i 10°C, il che se da un lato serve quantomeno a scongiurare momentaneamente il rischio di epidemie, dall'altro rende vana la speranza di trovare superstiti e ancor più difficoltosi i soccorsi, già ostacolati dal governo.

La gente scava con le mani giorno e notte, va in cerca di avvoltoi per far passare i morti alla vita successiva e brucia i cadaveri quando i pesci e i rapaci non sono abbastanza. I tibetani dello Yushu sono fantasmi che non hanno un futuro. Il governo cinese ha inizialmente accolto il sisma con favore e ha procrastinato i soccorsi fino al limite del sostenibile, d'altra parte teme che il delay negli aiuti contribuisca a scatenare una nuova rivolta tibetana come quella di qualche anno fa. Per questo la propaganda nazionalista è incessante tra la gente disperata e stremata. Lo Yushu corre il rischio di diventare natura morta e un regime di piranha ne spolpa la popolazione fino all'osso lasciando le cose scivolare.

scritto per InternoZero
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17/01/10

il grande sondaggio

4 commenti:
VOTA E FAI VOTARE!!!

il Comune di Benevento desidera avere un parere sulla ripavimentazione di parte del centro storico. Ecco un esempio fotografico:



visto che per una volta chiedono il parere dei cittadini, non deludiamoli! Usiamola 'sta democrazia!!
Io ho votato per il ripristino della pavimentazione esistente, l'acciottolato non si può vedere!!

VOTA E FAI VOTARE!!!
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04/10/09

manifestazioni vetero comuniste

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21/06/09

to B or not to B

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E' stata in ogni caso una giornata particolare. Anche per me, che non seguo il calcio. Sono uscito di casa che la partita era già iniziata, e da Cretarossa già potevo sentire i cori dello stadio. Sono andato prima al seggio, a votare. Avvicinandomi all'ingresso del seggio subito noto un signore che fa cenno all'interno di muoversi... entro e trovo una televisione accesa sulla partita... sorrido e penso: il calcio che è amato più della stessa democrazia...
Decido di andare allo stadio. Per strada ci sono ovunque addobbi scanzonati fatti con piatti di plastica e tutto quanto è giallo-rosso. Il boato del tifo mi accompagna costantemente. Festa di popolo, voglia di sognare. Tra le difficoltà della vita quotidiana... sarà una banalità, ma cammino nella banalità di un quartiere che da una settimana aspetta una festa tutta sua. Senza clamori, senza fasti inutili e lussi da magnaccia. Lo stadio è una bolgia, il Benevento sta già perdendo. Assisto ad un assedio giallorosso nella metà campo del Crotone. Tifo, urlo, rido. Ci credo. E ci crede la gente attorno a me tra "...stai 'nguaiaaat'" e "...ma pecchè nun tiri 'nvece 'e passaaaàaàaà!!". Ma il tempo passa, comincia a piovere, segnali di biblici cataclismi si manifestano: folate di vento alzano nuvole di sementi, polvere e di "...e ki 'te 'mmuort".
Bambini, vecchi, ragazze... tutti ad aspettare quella emozione che non arriverà.
Finisce.

Silenzio.

Poi, tenero e commovente, parte un applauso verso la squadra dei vinti, ancora sul campo, piegata sulle ginocchia, la faccia nascosta per liberare le lacrime.
Il pubblico silenziosamente va via, e vedo anche una nonnina in carrozzella.
Lo sport, nonostante gli interessi che se lo stanno mangiando, oggi ha un sapore ancora autentico. Mi colpisce la muta rassegnazione di chi è abituato ad ingoiare bocconi amari.
Dignitosamente.
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13/04/09

silenzio di polvere

5 commenti:
Questa bellissima Italia
si spezza al centro,
un cuore felice di sole palazzi
e soffitti incerti.

alle 3.33
-con un dispari in più-
ci arriva il fiume nero
del rumore di schianto.

Questa bellissima Italia
si rialza ancora,
con un caffè amaro di contrabbando
il sonno in riserva nelle tendopoli
una folla di figli e calcinacci
e coperte dure come la polvere.
(grace)
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11/04/09

La processione

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ma chi sono????
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26/02/09

sito denuclearizzato

3 commenti:


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08/11/08

Meno sei, nero

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Ce li ho avuti pure io i rifiuti ingombranti. Anzi, a dire il vero ne avrei da riempirci una cava. In ogni caso, quando ho dovuto liberarmene, almeno di una parte, ho chiamato il comune ed ho aspettato che il camion addetto se li venisse a prendere. Ho aspettato, parlo di roba di mesi, mica giorni. Però ho aspettato e, no, non li ho lasciati in strada.

Non è giusto aspettare mesi, chiaro. Ma non è giusto neppure Berlusconi Presidente del Consiglio e neanche che la polizia non arresti i ladri. Però non è che li impacchetto da me e li chiudo in cantina, anche perché un Berlusconi in cantina.. Quindi aspettiamo, ché se non aspettiamo stiamo commettendo un reato e poche storie.

Dice, ma la norma è illeggittima, si applica solo in Campania. Vero, forse (?), ma ve lo devo spiegare io perché una norma del genere, per dire, in Veneto non avrebbe ragion d'essere?
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01/11/08

Un po' di culo, no?

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toh, ridi.

Vignetta di Makkox
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