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31/05/15

Benevento, città visibile: diario di bordo

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#kissenefrega | installazione di [archiattack]
Ieri sera sul giardino del Morgana Music Club è stata issata una bandiera arcobaleno. L'occasione è stata una serata di musica, poesia e arte organizzata per supportare l'organizzazione del Campania Pride che si terrà a Benevento il 6 giugno prossimo.

Sembrava di essere saliti su una piccola nave, una imbarcazione pronta a predere il mare verso chissà dove. Come su ogni nave in partenza c'era un misto di euforia e di ansia, ma incrociando gli sguardi degli altri passeggeri sentivi almeno di non essere solo.

Tutto intorno il passeggio del Corso Garibaldi fluiva come l'acqua di un porto amico e indifferente allo stesso tempo. La nave è salpata, con il suo carico di fiducia nel futuro, le stive cariche di esperienze positive, la sala macchine ormai affidabile e sicura.

Musica, poesia e arte, temporaneamente interpretate da alcuni di noi, hanno esorcizzato la paura del futuro e delle sfide che ci attendono come da sempre accade.

La prossima tappa è un mondo dove l'omosessualità non è più attenzionata dalla morale, dai pettegoli, dai battutari sguaiati. La prossima tappa comunque è, come ogni volta, un altro punto di partenza.

(zibuletti)



Fabrizio Coppola, ideatore di Benevento, Città Visibile con Cecilia Frusciante e Simone Paglia
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27/04/15

Il 1° maggio scade la campagna di raccolta fondi per Benevento Longobarda: o tutto o niente!

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Care amiche, cari amici,

come sapete il meccanismo di raccolta fondi tramite crowdfunding che Benevento Longobarda ha scelto di utilizzare è basato sulla prenotazione delle quote.

Se vengono prenotate tutte le quote sarà possibile raccogliere le quote, altrimenti nulla!

Questo metodo è stato scelto perché senza raggiungere l'obiettivo finale, non sarebbe possibile offrire una Rievocazione Storica degna di questo nome: dunque o tutto, o niente!

Mancano poche ore alla chiusura della campagna di crowdfunding, è stato già superato il 55% delle quote e siamo fiduciosi che, come noi, vorrete aiutare a realizzare un piccolo miracolo sostenendo economicamente Benevento Longobarda e consigliando ai vostri amici di fare altrettanto.

È in atto un lavoro da un anno per realizzare un evento che metta insieme storia, cultura e spettacolo, La Contesa di Sant'Eliano, che possa diventare un appuntamento fisso per la città, ed un attrattore turistico forte: una manifestazione che non gode di fondi pubblici, una manifestazione della città per la città, senza padrini/padroni.

Con una piccola donazione oggi, possiamo aiutare la città di Benevento tutta a credere in se stessa.

Che dici, vuoi essere dei nostri??

clicca qui --> http://linkpdb.me/7153
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26/01/14

Cronache dal sottosuolo beneventano

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Lontani i fastosi giorni in cui il guru della cultura nazional-televisio-popolare Maurizio Costanzo da direttore artistico di Benevento Città Spettacolo invitava un ruspante Pasquale Viespoli, ancora a secco di corsi di dizione, al suo Show televisivo e lanciava la sua idea fiabesca di Benevento: la città dei sette (!) teatri.

"Il Calapranzi" in scena
 La situazione dei teatri cittadini, insieme a tutto il resto, è evidente a tutti ed è diventato anche inutile sferzare le istituzione a fare qualcosa, perché ormai nessuno più si sente di scommetere 1€ sulla malapolitica.

Ecco allora che la morte del bruco, la fine del mondo, lascia inaspettatamente spazio ad una farfallla.

La cronica assenza di valide politiche culturali ha favorito la nascita di iniziative sincere, coraggiose, creative e molto più autonome di prima dal carrozzone dei fondi pubblici utilizzati a libera interpretazione dell'amministratore di turno.

Tra gli altri, il più recente esempio di questo approccio "carbonaro" è il Magnifico Teatro Visbaal che lo scorso finesettimana ha inaugurato la sua stagione teatrale in uno sprofondo sotterraneo che racconta meglio di mille parole da dove si sta ripartendo per ricostruire una idea decente di futuro.

Da parte mia un in bocca al lupo, da parte di chi legge questo post mi auguro che nasca la curiosità di visitare questo spazio e magari di unirsi alla già nutrita truppa di pubblico.



Magnifico Visbaal
via Cupa Ponticelli, Benevento
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09/08/13

cartoline da s(t)uoni 2.0 | Castelpoto 2013

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La rassegna culturale s(t)uoni, giunta alla seconda edizione, anche quest'anno si propone al pubblico con la precisa volontà di raccontare e rappresentare la Grande Storia nazionale, i grandi rivolgimenti del nostro Paese e gli eventi che ne hanno mutato le sorti economiche e culturali, attraverso la narrazione della popolazione indigena e le sue storie di vita personale.

Mentre lo scorso anno è stata trattata la drammatica problematica del terremoto e il conseguente spopolamento dei centri antichi, quest'anno, la manifestazione, sempre con il metodo delle interviste e della raccolta sul territorio di suoni e immagini poi rielaborati in chiave audio-visiva, si occuperà del complesso tema dell'emigrazione di ieri e di oggi, mettendo a confronto le esperienze della generazione più anziana del posto, con quella ultima costretta, oggi, a lasciare il luogo di origine.

Questo fenomeno, sempre più in crescita, può essere ascritto alla nuova questione meridionale, aggravata di fatto dalla crisi in atto. A differenza di quanto accaduto il secolo scorso, confrontarsi oggi con l'emigrazione non significa solo vivere il dramma della separazione e della lontananza dalla propria terra ma anche essere coinvolti da un sistema migratorio ben più ampio che coinvolge in maniera sistematica sia la popolazione che lascia i nostri paesi sia quella che arriva da un sud ben più profondo e lontano.

La rassegna S-tuoni prevede tre giorni di attività e di allestimento scenico sull'argomento: proiezioni, diffusori audio, visite guidate, tavoli di discussione e dibattito, musica serale, possibilità di degustare i prodotti tipici locali

Di seguito il programma:


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29/06/13

Paladino a Ravello

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Straordinaria installazione di Mimmo Paladino all'auditorium di Ravello. (29 giugno 2013)
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16/06/13

la musica è finita

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L'Orchestra Nazionale Greca costretta a chiudere.
Difficile non commuoversi insieme ai musicisti.
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05/03/13

ARCOS, un malato terminale

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Siamo stati a vedere la mostra "Iside, la scandalosa e la magnifica. Viaggio nel mito tra reale e virtuale" che si è inaugurata ieri al Museo Arcos di Benevento. La mostra è frutto della bella idea di dotare il museo di una esposizione permanente attingendo alla ricca collezione egizia del Museo del Sannio di Benevento.
Fin qui tutto bene.
Appena entrati ci è stato chiesto di indossare occhiali per la visione di immagini in tre dimensioni, e a questo punto le aspettative sono cresciute molto. Appena iniziato il percorso museale la trepidante attesa ha man mano lasciato spazio alla delusione. La complessa installazione multimediale ha completamente messo in secondo piano l'importanza dei reperti, senza peraltro aggiungere nulla in termini di emozione, nè di reale approfondimento storico. Si assiste ad una noiosa animazione, in ambienti semibui, dove le statue egizie appaiono molto simili a decorazioni da night-club in stile "walk-like-an-egyptian".
Sicuramente sarebbe stato meglio focalizzare l'attenzione sulla valorizzazione dei reperti, ponendoli al centro della mostra. L'utilizzo della realtà virtuale sarebbe stata più interessante se avesse aggiunto valore, magari attraverso ricostruzioni virtuali degli antichi templi. Invece la voglia di spettacolarizzare ha preso il sopravvento, rendendo persino invisibili le opere esposte.
Avremmo preferito un approccio improntato alla semplicità, avremmo voluto emozionarci potento osservare silenziosamente opere uniche e antichissime, avremmo preferito una multimedialità a servizio della divulgazione scientifica, e invece siamo stati costretti ad assistere ad una carnevalata.
Con questo ultimo atto, il museo ARCOS appare sempre più malato, e la causa del suo declino inarrestabile sembra essere, soprattutto, la mancanza di un sentimento di pudore e di rispetto per un luogo che ormai è costretto a subire impotente l'esibizione di altrui egocentrismi.
  
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14/02/13

Marco Bellocchio a Benevento, evento ad alto tasso di ossigeno!

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Fa davvero piacere segnalare questa iniziativa  in un momento in cui la città di Benevento sembra condannata ad un isolamento culturale, etico, economico, politico in cui diventa sempre più difficile avere occasioni per aprire la mente ed aprirsi al mondo. Una iniziativa "povera" che nasce dal basso e che si regge quasi esclusivamente sulla capacità di appassionare il pubblico, una iniziativa che spera di costruire momenti di bellezza puntando tutto sulla qualità e sulla passione, per la cultura da vivere con semplicità, come una salutare e vitale boccata di ossigeno.
Noi ci saremo!
Passaparola!

sabato 16 febbraio 2013
incontro con
Marco Bellocchio
proiezione di
Bella Addormentata
Cinema San Marco
via Traiano | Benevento | ore 17.30



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22/09/12

Città Spettacolo 2012: Non ti pago!

3 commenti:
Esiste un difetto enorme che non tende a correggersi: il lavoro non viene sempre pagato in moneta sonante. Città Spettacolo ne è l'ennesimo esempio, su 415.000€ di fondi, per gli artisti più deboli contrattualmente (i giovani e gli artisti locali) non si è andati oltre i 1500€ a spettacolo per progetti che hanno richiesto mesi di lavoro da parte di decine di persone. Quando solo per i pieghevoli e le locandine sono stati spesi 5100€!!. Fin quando si può pensare che una sistuazione del genere sia ragionevole?
Impegnarsi mesi per uno spettacolo e rimetterci soldi, mentre intorno al tuo lavoro tecnici svogliati, organizzatori autoreferenziali e incompetenti di lungo corso sprecano risorse economiche, non solo è avvilente ma spinge inevitabilmente ad abbandonare un percorso di vita che rischia di portare diritto alla povertà. Non può bastare la sirena della Grande Occasione che viene fornita. Approfittare dell'entusiasmo dei giovani è una volgarità insopportabile.
Lo sanno quelli che vivono organizzando festival? Si rendono conto che se gli artisti si estinguono si estinguono anche i Direttori Artistici e gli Assessori alla Cultura? e lo capiscono i giovani artisti che è tempo di dire NO a chi li sottovaluta?
Bisogna avere il coraggio di cambiare mentalità, avere le capacità organizzative che cancellino per sempre formule di pagamento tipo "è una vetrina importante", "ti fai conoscere", "fai esperienza". L'unica cosa che conta davvero per alimentare la cultura è sapere che puoi abbracciare l'arte come mestiere.
E va detto con forza che fin quando esisteranno lavori non pagati, sebbene appaganti, stiamo parlando di una moderna forma di schiavitù.
Dobbiamo imparare dalla natura: anche l'albero più forte muore senza acqua alle sue radici.






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11/03/12

il mercato dei valani a benevento

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Il termine valano, insieme ai rispettivi geosinonimi gualano e ualano, indica lo stalliere, il bifolco, l’addetto al bestiame che veniva venduto il giorno dell’Assunta di ogni anno in tutte le città del Sud dove fosse presente la consuetudine della compravendita di manodopera pastorale. Consuetudine secolare in base alla quale nella piazza principale del paese annualmente avveniva la pubblica esposizione e la vendita dei «garzoni», ingaggiati come salariati fissi nelle campagne al servizio degli agricoltori più abbienti. I contratti venivano pattuiti oralmente il 15 agosto e l’8 settembre avveniva la consegna dei lavoratori. Si trattava per lo più di ragazzi tra i sette e i tredici anni e giovani che, appartenendo a famiglie numerose di braccianti o di contadini poverissimi, dalle stesse famiglie venivano venduti per il periodo di un anno in cambio di un tozzo di pane e di un giaciglio, per servire da schiavi nei lavori più umili e duri delle campagne, privi di ogni diritto sancito dalle leggi sul lavoro. A Benevento, fino alla fine degli anni ’50, questo mercato di carne da lavoro si teneva in Piazza Duomo, addirittura dinanzi all’Ufficio comunale di collocamento. E di quale fosse questa tremenda realtà dà conto il volume che, in assenza di fonti storiografiche e di sufficiente documentazione, è stato realizzato interamente grazie a fonti orali e testimonianze dirette acquisite superando il riserbo di lavoratori renitenti al racconto di una vicenda privata sentita ancora oggi come lesiva e disonorante.


www.luidig.it

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11/09/11

Sul galeone dell'allegra malinconia con il Quartetto Papanimico

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Il pubblico beneventano ha preferito affollare il Teatro Romano per “Marechiaro, waiting for the moon”, musicato da Roberto De Simone, o forse non c'era alle selezioni del Marte Live sugli spalti del Mulino Pacifico lo scorso luglio e non ha potuto incuriosirsi all'assaggio che Peppe Papa e Antonino Talamo avevano dato dello spettacolo in scena ieri all'Arco del Sacramento “Il galeone Papanimico”. L'arena era quasi vuota, ma si sa le rivoluzioni si iniziano in pochi e il nome dello spettacolo del quartetto preso in prestito dalla canzone nata dalla poesia del 1967 dell'anarchico Belgrado Pedrini, noto antifascista dalla prima ora, la dice lunga. Il mondo sta affondando ed allora il capitano di quest'immaginario galeone ci invita a salire con lui che ci «traghetterà in un sogno lucido» attraverso spazi e tempi distanti eppure così vicini. Ed infatti il repertorio del Quartetto Papanimico, in questo mix di musica e teatro, spazia dalle canzoni degli anni '20 a quelle degli anni '70, da Nino Taranto a Gaber. Un tuffo nel passato, con una vena di malinconia per quello che poteva essere e non è stato, che cela la rabbia con l'ironia. Il gruppo affiatato, divertito e divertente composto da Peppe Papa (voce), Alberto Falco (chitarra e basso), Raffaele Natale (chitarra e basso), Antonino Talamo (percussioni) riusa un materiale sedimentato nella memoria collettiva e lo riusa per raccontare l'oggi. “Ma cos'è questa crisi?” di Rodolfo De Angelis del 1933 sembra scritta or ora, sulle note della sopracitata “Il Galeone” ci si emoziona, sulla riveduta “Gocce di pioggia su di me” (divenute gocce di sventura) si ride. Insieme ad un proliferare di strani strumenti con anche la bocca di Talamo che crea suoni e detta ritmi all'occorrenza, il viaggio prosegue inframezzato da brevi racconti recitati da Papa. C'è la storia del signore che contava tutto, oggetti sensazioni sentimenti e lo annotava conservandolo in vari cataloghi o “dispacci”, o quella dell'amico del nonno che fumava sempre e sapeva di ceneriera.Storie anche queste che sanno di un altro tempo, dall'apparente mancanza di concatenazione logica come una sorta di delirio che assomiglia ad un sogno. Il pubblico si fa pian piano trasportare e inizia a partecipare calorosamente, appoggiato dalla gente, numerosa, che intanto si è fermata fuori le cancellate. A loro il quartetto dedica l'ultimo bis, anzi il penultimo, anzi il terzultimo visto che le richieste si fanno più insistenti. E così il quartetto ci saluta con la bella “Canzone arrabbiata”, colonna sonora del Film d'amore e d'anarchia di Lina Wertmuller. E in questa serata in cui a far parlare di sé sono soprattutto i tre spettacoli a numero ristretto (Fermentacion, Di che hai paura?, Wunderkammer Soap) e mentre ascoltiamo un pubblico deluso dai sottotitoli fuori sincrono dell'attesissimo Regina Madre non riusciamo a fare a meno di intonare la “Canzone arrabbiata” con la malinconica allegria con cui ci ha lasciato il Quartetto Papanimico: «...Canto, per chi non ha fortuna. Canto per me. Canto per rabbia questa luna,contro di te. Contro chi è ricco e non lo sa; Chi sporcherà la verità. Cammino e canto, a la rabbia che mi fa...»

Marialaura Simeone
(fonte www.radiocitta.net)


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26/06/11

i vantaggi della lista "Patrimonio Mondiale dell'Umanità"

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Oltre alla notorietà, alla maggiore visibilità, ed all’indubbio prestigio che ne consegue il fatto di essere presenti all’interno della Lista dell’UNESCO, comporta anche altri vantaggi. La Convenzione per il Patrimonio Mondiale infatti, prevede un apposito Fondo per la conservazione dei siti culturali e naturali dell'elenco.
Tale denaro viene speso in varie attività di aiuto e collaborazione tecnica: tra cui studi di esperti per determinare e combattere le cause di deterioramento o per programmare misure di conservazione, o per la formazione di esperti locali sulle tecniche di conservazione o restauro dei monumenti, ed altri ancora.

Questo Fondo per il Patrimonio Mondiale viene rimpinguato grazie a varie fonti: tra cui i contributi obbligatori degli stati Membri alla convenzione, fissati al 1% del contributo al budget UNESCO; oltre a contributi volontari degli Stati, donazioni di istituzioni o private o proventi da attività promozionali nazionali ed internazionali.
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21/06/10

La repubblica delle lettere (*commenti)

3 commenti:


“La fotografia è il nostro esorcismo. La società primitiva aveva le maschere, la società borghese gli specchi, noi abbiamo le immagini... Credi di fotografare una scena per puro piacere - in realtà è la scena a voler essere fotografata... Poiché è l'oggetto a vederci, è l'oggetto a sognarci. Il mondo ci riflette, il mondo ci pensa. La magia della fotografia sta nel fatto che tutta l'opera la fa l'oggetto." (Jean Baudrillard)

jean baudrillard "è l’oggetto che vi pensa”, pagine d’arte, 2003, 25.00 €
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02/06/10

Ken Saro Wiwa - Il poeta ammazzato dai petrolieri

1 commento:
Nigeriano, scrittore militante, viene impiccato il 10 novembre 1995 dal regime militare, alleato USA, perché aveva denunciato la Shell che dal 1958 estrae petrolio in Nigeria. Fin dagli anni ottanta infatti Saro-Wiwa si fa portavoce delle rivendicazioni delle popolazioni del Delta del Niger, specialmente della propria etnia Ogoni maggioritaria nella regione, nei confronti delle multinazionali responsabili di continue perdite di petrolio che danneggiano le colture di sussistenza e l'ecosistema della zona.

Nel 1990 Ken Saro Wiwa si fa promotore del MOSOP (Movement for the Survival of the Ogoni People); il movimento ottiene risonanza internazionale con una manifestazione di 300.000 persone che Saro-Wiwa guida al suo rilascio da una detenzione di alcuni mesi comminata senza processo. Arrestato una seconda e una terza volta nel 1994, con l'accusa di aver incitato all'omicidio di alcuni presunti oppositori del MOSOP, Ken Saro-Wiwa viene impiccato a Port Harcourt con altri 8 attivisti del MOSOP al termine di un processo che ha suscitato le più vive proteste da parte dell'opinione pubblica internazionale e delle organizzazioni per i diritti umani.

Nel 1996 Jenny Green, avvocato del Center for Constitutional Rights di New York avviò una causa contro la Shell per dimostrare il coinvolgimento della multinazionale petrolifera nell'esecuzione di Saro-Wiwa. Il processo ha poi avuto inizio nel maggio 2009, e la Shell ha subito patteggiato accettando di pagare un risarcimento di 15 milioni e mezzo di dollari (11,1 milioni di euro). La Shell ha però precisato che ha accettato di pagare il risarcimento non perché colpevole del fatto ma per aiutare il "processo di riconciliazione". Secondo gli ambientalisti, invece, documenti confidenziali della Shell dimostrerebbero il coinvolgimento della compagnia petrolifera nelle violazioni dei diritti umani in Nigeria. Il teatro degli orrori gli ha dedicato una splendida canzone.



La vera prigione ( K. Saro-Wiwa)

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un'intera generazione
E' il poliziotto che corre all'impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L'inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E' questo
E' questo
E' questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

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19/10/09

Quo vadis Monetta?\\note in calce allo spettacolo della Escuela de Arte Dramatica (Gran Canaria, Spagna)

5 commenti:

Il titolo “Tabula lusoria” ci viene in aiuto: lusus è il gioco, il divertimento, ma anche il gioco erotico che viene dalla stessa radice di ludus, gioco ma anche spettacolo e- traslato- scherzo, piacere. Ma la strada intrapresa non conduce al semplice scherzo, a meno che non si consideri anche il significato di irrisione. Quei dieci attori vogliono prendersi gioco di noi, vogliono impressionarci mentre si divertono! Ma andiamo per ordine…La musica scandisce il movimento dei corpi, avvolti in essenziali abiti bianchi, che attraversano il palcoscenico in atteggiamenti tra l’umano e l’animalesco. La musica si fa più pacata, sul proscenio gli attori danno inizio al gioco: si dipingono i volti a vicenda, fingono di mettersi in bocca prelibate pietanze, si carezzano, si toccano. Ad un tratto la musica cessa del tutto, e così le risatine e le incomprensibili parole che si scambiano. Si sono accorti del pubblico e arretrano impauriti, come se fossero stati scoperti nella peggiore delle attività, ma i loro volti inquietano, i loro versi li rendono simili a bestie impazzite che sembrano essere capitate lì per caso.
La tabula si trasforma così da tavola del convivio dove si consuma sesso e cibo a tavola illusoria del teatro. Ma quanto può essere vera un’illusione!
Tutto poi si distende, ha inizio la rappresentazione. Plauto, Marziale, Petronio sono i testi di riferimento ma il passaggio dall’italiano, allo spagnolo al latino rende meno comprensibile il nesso delle parole, ma peculiarità dello spettacolo è parlare proprio attraverso un altro linguaggio, che non è solo della lingua e al quale non siamo abituati.

È il corpo a fare da protagonista: il corpo dell’attore, il corpo nello spazio circostante, il corpo con i suoi bisogni fisici, il corpo che posso agitare, muovere, cambiare di posto ma di cui non posso mai liberarmi, che è per forza di cose qui, mai altrove, l’unico luogo assoluto con cui faccio i conti ogni giorno.

La rappresentazione, intanto, ha inizio. Mentre assistiamo tranquilli alla storia del vecchio Euclione che ha perso la sua pentola piena di denaro (Aulularia-Plauto), l’atmosfera comincia a caricarsi di nuovo. Abbandonate le antiche maschere atellane gli attori riprendono i loro movimenti, caricano i loro sguardi sul pubblico.

Il corpo combatte con lo spazio circostante, l’attore con il pubblico, l’io con l’altro,
la persona contro la persona. Il termine, in latino, indicava non l’uomo ma la maschera dell’attore eppure l’italiano l’ha usato per indicare l’individuo, perché? Perché esso è una soggettività contrapposta a tante altre, che ha quindi bisogno di mentire per comunicare con le altre soggettività, di seguire le regole di una collettività, di mascherarsi per vivere in una società. Ma il teatro è, da sempre, il luogo della finzione dove si svela la verità. “Quante volte menti al giorno?Tu quante volte menti al giorno? How many times you lie in a day?” È la domanda insistentemente ripetuta, urlata, detta in più lingue, che gli attori rivolgono al pubblico. Corrono per la platea, occupano i palchi, vogliono delle risposte, la luce ha illuminato ogni angolo del teatro, la luce deve svelare quello che il buio ha nascosto. Ma il tempo del teatro è un tempo finito, delimitato quanto il suo spazio, ma se il corpo si sposta senza restare altrove, la mente è lo spazio dell’utopia, è il qui e l’altrove,è lo spazio della verità che ognuno a suo modo trova, è lo spazio dove la rappresentazione assume per ognuno un senso diverso, è la tabula illusoria da apparecchiare secondo gusto e carattere propri.
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18/10/09

arlecchino servitore di sue padroni

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01/05/09

Paparazzi di provincia: "vita da groupie"

9 commenti:
Roma 30 aprile 2009, Circolo degli Artisti, Concerto dei Calibro 35.
La nuova intellighenzia cantautorale italiana si riunisce per rendere omaggio al gruppo dal sound polizziottesco.
Tra la folla, intravedo immancabile un viso conosciuto, la groupie sannita fan di benvegnù, ancora lei...
Mio malgrado scopro che è fan di tutti non solo di benvegnù. Costretto a inseguirla tra la folla la immortalo con vips vari ed eventuali accorsi al circolo per il grande evento. Lei, li conosce tutti oppure cerca di conoscerli (anche coartandoli).

Ecco a voi alcuni esempi



La groupie sannita con dell'era (aftehours) e due non meglio precisati personaggi pare famosi anche loro.



ancora con dell'era, con lui non ha dovuto esercitare la forza per convincerlo a farsi immortalare...appare, infatti, visibilmente ammaliato.


straordinaria ancora senza"dente" (in attesa dell'ultimo atto del para-scandalo), ne trova uno sulla sua strada, ma pare non filarsela molto... discrepanze ortodonzistiche.



con carmelo..ehm...giovanni cantante dei "marta sui tubi" (anagramma di "masturbati", per ammissione dello stesso. Che delusione...pensavamo a qualcosa di più profondo), prima distratto poi convinto da suggestioni erotiche

con il super- racchio enrico gabrielli dei calibro 35 (affida alla psichedelica cravatta le chances di successo con tutti i sessi!) unto e sudato non le dedica molta attenzione affascinato dalla fotografa sannita dal fulvo capello in missione speciale.

con il nipote di frate indovino (anche bassista dei calibro 35), lui algido lei, in fondo, fiduciosa.

grande momento, con niccolò fabi, avvezzo a tristi pantomime di tal fatta.


infine si torna all'amore di sempre, con il quale ci si concedono faccine e tenerezze, torna a casa groupie !


Dall'inviato per caso, Fabrizio Cotone (dato la stato tricotico attuale !)
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29/04/09

il mariolo di rubriche continua...Mai più senza!

1 commento:


senza parole
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07/03/09

arte vs politica

2 commenti:
c'è un quesito di fondo, a mio parere, al quale bisogna pensare ragionando sul rapporto tra politica e cultura: chi delle due guida l'altra?
intendo dire, chi delle due DEVE guidare l'altra?
io credo che una politica alta sia quella capace di affidare alla cultura il compito di immaginare quale cammino intraprendere, per poi gestire gli aspetti "pratici" delle scelte strategiche. questa gerarchia oggi non è quasi mai rispettata, ed abbiamo situazioni paradossali, (ai miei occhi) quali ad esempio, un assessore alla cultura (il vicesindaco Del Vecchio) che in occasione di una polemica sollevata da Mimmo Paladino sull'iniziativa Muralia, si lanciò nel poco pertinente ruolo di intellettuale, prima che di politico. eh si, perchè occorre ricordarlo, il politico è una cosa, l'artista, l'intellettuale ne è un'altra, se non si ha chiaro questo non se ne viene a capo.
dite di no? cosa direste di un politico che ribatte ad un medico di chiara fama sullo stato della scienza medica? o sulle giuste terapie da adottare? ad ognuno il suo!
io sogno di vivere in un contesto sociale e culturale che non sia alla affannosa ricerca di patrocini o supporti alle proprie iniziative culturali da parte della politica: essa non cerca altro che il controllo dei fondi, con sbiadito e ondivago interesse verso il senso dell'operare nella cultura come forma di sviluppo morale e civile. sono numerosi gli esempi che raccontano che quando la cultura riesce ad esprimersi libera da vincoli o favoristismi, la politica (ovvero il Potere) ne beneficia molto di più di quando, al contrario, ha un atteggiamento egocentrico e asfissiante. la firenze del rinascimento quanto deve agli artisti? e quanto ai politici? certo deve molto ad entrambi, ma l'arte secondo me deve essere la mente e politica il braccio. faccio questa riflessione perchè sono spesso deluso da una debolezza della cultura che ha così gonfiato il petto alla politica: il museo Arcos, è figlio della politica, 4notti è figlia della politica, cittàspettacolo è figlia della politica... e si sono dimostrate tutte iniziative culturalmente fragili, deboli ed estemporanee. gli intellettuali, o quelli che si dichiarono "operatori culturali" non si annoiano a gestire soltanto i budget? non hanno volglia di affermare idee, principi e utopie? perchè si beano di essere direttori artistici e non cercano di essere dei maestri?
alle arti!
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01/03/09

CARRRRRÁÁÁÁ futurista ovvero Raffaella tra rumore e rumoristica

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di Isabella Pedicini

In occasione del centenario della pubblicazione del primo manifesto del Futurismo,
la libreria-galleria il museo del louvre di Roma ha ospitato lo scorso 19 febbraio un’inedita esposizione su Carrà futurista.
Carlo? No, Raffaella!
Giocando sul senso di disorientamento e di sorpresa, si invita lo spettatore a un’esposizione sul grande pittore italiano, ma in realtà gli si riserva una personale sulla celebre conduttrice televisiva. Detournment e ironia secondo i meccanismi a loro interni: straniamento, salto da un piano di significato all’altro, svuotamento del significante, dissimulazione. “La galleria di Milano” o il “Tuca tuca” ? “Sobbalzi del fiacre” o “ Tanti auguri”?
Avanguardia o kitsch?
Raffaella Carrà rappresenta un’icona pop, un’immagine ridondante della mitologia di massa, un totem nazionalpopolare come era Marilyn Monroe per Andy Warhol.
Nei processi da parte dell’arte di appropriarsi del quotidiano, degli oggetti banali, dei prodotti della comunicazione di massa per inglobarli al suo interno, non può mancare all’appello la regina della televisione: Raffaella.
Gli oggetti comuni, i materiali di scarto e tutti i residui dell’esistenza costituiscono quella “poesia del banale” che ha nutrito la Pop Art, in special modo, nella soppressione della frontiera tra la grande arte e l’arte popolare.
Sul rapporto arte-vita si è misurata, inoltre, gran parte degli artisti del Novecento: se le avanguardie storiche tentano di far coincidere i due termini, Rauschenberg dichiara di porsi nell’intervallo tra le due cose, e Warhol fonde i due punti in maniera indistricabile spianando la strada ai linguaggi del postmoderno, fino alla Neo-geo e all’Arte di appropriazione.
Jeff Koons, in maniera disincanta e senza sorprese, crea un rapporto concreto con il mondo inserendo nella cornice dell’arte gli oggetti di consumo, la merce, includendo l’antico spauracchio dei modernisti: il kitsch. L’artista si collega, così, senza tragedie al mondo circostante, unisce le istanze espressive personali a quelle dinamiche di ciò che è intorno a lui.
Salta in aria la divisione tra cultura alta e cultura bassa.
Ecco Raffaella Carrà, ecco l’archivio di foto di Pronto, Raffaella? inviate dai fan alla redazione del programma col desiderio di proporsi come concorrenti.
Un’umanità varia e coloratissima, fotografata negli ambienti di casa, nei salotti, a tavola, nelle camerette coi poster al muro, sui divani pieni di peluches e nelle scale dei palazzi.
Persone in posa vicino alla televisione mentre è in onda il programma della Carrà e foto scattate alla televisione stessa alla Schifano maniera.
Ragazze in tutù, signori travestiti, bambini con parrucche, donne in pose ammiccanti.
Si riconoscono gli interni e le atmosfere anni ottanta, i telefoni le vecchie bottiglie di Coca-cola.
Si ritrovano la precisione della messa in scena per la foto, l’organizzazione che precede lo scatto,
le aspettative e tutto l’impegno speso per raggiungere quei famosi quindici minuti di celebrità.



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