Visualizzazione post con etichetta ontologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ontologia. Mostra tutti i post
09/04/10
05/07/09
Processi creativi
Questi sono gli ultimi due concerti a cui ho assistito.
Un filo rosso unisce i due progetti: il riutilizzo di "materiali creativi" già esistenti in una nuova, originalissima maniera, la reinvenzione e creazione di nuovo "valore estetico" aggiunto.
Esprimono il paradigma dei processi creativi contemporanei, qualcuno direbbe molto post-moderno, qualcun'altra potrebbe richiamarsi all'antica saggezza dei greci (Anassagora): nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Fate voi. Personalmente, li ho trovati piuttosto stranianti, coinvolgenti, ironici..
Buon ascolto!
A proposito..rimanendo in tema, visitate il sito www.romaeuropa.org..e,
nella sezione "100quotes", cercate "Luminose Resistenze"! ; )
Un filo rosso unisce i due progetti: il riutilizzo di "materiali creativi" già esistenti in una nuova, originalissima maniera, la reinvenzione e creazione di nuovo "valore estetico" aggiunto.
Esprimono il paradigma dei processi creativi contemporanei, qualcuno direbbe molto post-moderno, qualcun'altra potrebbe richiamarsi all'antica saggezza dei greci (Anassagora): nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Fate voi. Personalmente, li ho trovati piuttosto stranianti, coinvolgenti, ironici..
Buon ascolto!
A proposito..rimanendo in tema, visitate il sito www.romaeuropa.org..e,
nella sezione "100quotes", cercate "Luminose Resistenze"! ; )
29/04/09
il mariolo di rubriche continua...Mai più senza!
senza parole
pubblicato da
xarideo
argomento:
arte,
cultura,
fenomeni paranormali,
mai più senza,
miti e leggende,
moda,
musica,
ontologia,
rarità,
succede nel mondo
18/03/09
Berlino. Verticalità ed orizzontalità.
Da pochi giorni sono rientrato da Berlino e ora trovo il tempo per scrivere una riflessione sulla città.
Vorrei soffermarmi sulla verticalità e sulla orizzontalità della città e sostenere che mentre le superfici verticali, quelle dei degli edifici, esprimono una generale tendenza alla razionalità, alla ripetizione modulare e ad un estetica minimale, ripetitiva e in un certo senso rassicurante; gli spazi orizzontali, quelli delle strade, delle piazze, delle piante degli edifici, sembrano essere più irregolari, imprevedibili, alle volte spiazzanti..
Due esperienze molto differenti degli stessi luoghi, la cui percezione viene sollecitata in modi differenti: percezione ottica per le superfici verticali e percezione tattica (muovendo il corpo nello spazio) per le superfici orizzontali.
Ancora una volta ho trovato molto utile il grande Walter Benjamin di Angelus Novus:
“Per Benjamin si fruisce dell’architettura in duplice modo, attraverso l’uso e attraverso la percezione: in modo tattico o in modo ottico. Nei confronti dell’architettura l’abitudine determina la ricezione ottica, così questa viene subordinata all’occasionalità. Ma la ricezione distratta non è una forma riduttiva rispetto alla ricezione “impegnata”, è un’appropriazione dell’oggetto qualitativamente diversa, e se la distrazione nei confronti di un quadro o di una scultura è mancanza, nell’architettura la ricezione distratta non è sottrazione estetica, essa è propria del rapporto intimo e originario dell’architettura con l’uomo. L’architettura non può essere un oggetto contemplabile senza un contesto, anzi non può essere un oggetto contemplabile solo visivamente, non può essere solo bella forma o prospetto perché altrimenti non sarebbe più architettura ma diverrebbe sottospecie della plastica. Essa va vissuta e compresa e misurata, mai sospesa dal suo tempo e dal suo contesto.”
Vorrei soffermarmi sulla verticalità e sulla orizzontalità della città e sostenere che mentre le superfici verticali, quelle dei degli edifici, esprimono una generale tendenza alla razionalità, alla ripetizione modulare e ad un estetica minimale, ripetitiva e in un certo senso rassicurante; gli spazi orizzontali, quelli delle strade, delle piazze, delle piante degli edifici, sembrano essere più irregolari, imprevedibili, alle volte spiazzanti..
Due esperienze molto differenti degli stessi luoghi, la cui percezione viene sollecitata in modi differenti: percezione ottica per le superfici verticali e percezione tattica (muovendo il corpo nello spazio) per le superfici orizzontali.
Ancora una volta ho trovato molto utile il grande Walter Benjamin di Angelus Novus:
“Per Benjamin si fruisce dell’architettura in duplice modo, attraverso l’uso e attraverso la percezione: in modo tattico o in modo ottico. Nei confronti dell’architettura l’abitudine determina la ricezione ottica, così questa viene subordinata all’occasionalità. Ma la ricezione distratta non è una forma riduttiva rispetto alla ricezione “impegnata”, è un’appropriazione dell’oggetto qualitativamente diversa, e se la distrazione nei confronti di un quadro o di una scultura è mancanza, nell’architettura la ricezione distratta non è sottrazione estetica, essa è propria del rapporto intimo e originario dell’architettura con l’uomo. L’architettura non può essere un oggetto contemplabile senza un contesto, anzi non può essere un oggetto contemplabile solo visivamente, non può essere solo bella forma o prospetto perché altrimenti non sarebbe più architettura ma diverrebbe sottospecie della plastica. Essa va vissuta e compresa e misurata, mai sospesa dal suo tempo e dal suo contesto.”
16/12/08
[...] Che la Natura sparga sulla mia testa scottante
il suo sole, la sua pioggia, il vento che trova i miei capelli,
e il resto venga pure se verrà o dovrà venire, altrimenti non venga.
Schiavi cardiaci delle stelle,
abbiamo conquistato tutto il mondo prima di alzarci dal letto;
ma ci siamo svegliati ed esso è opaco,
ci siamo alzati ed esso è estraneo,
siamo usciti di casa ed esso è la terra intera,
più il sistema solare, la Via Lattea e l'Indefinito.
(Mangia cioccolatini, piccina; mangia cioccolatini!
Guarda che non c'è al mondo altra metafisica che i cioccolatini.
Guarda che tutte le religioni non insegnano altro che la pasticceria.
Mangia, bambina sporca, mangia!
Potessi io mangiare cioccolatini con la stessa concretezza con cui li mangi tu!
Ma io penso e, togliendo la carta argentata, che poi è di stagnola,
butto tutto per terra, come ho buttato la vita.
Ma almeno rimane dell'amarezza di ciò che mai sarà
la calligrafia rapida di questi versi,
portico crollato sull'Impossibile.
Ma almeno consacro a me stesso un disprezzo privo di lacrime,
nobile almeno nell'ampio gesto con cui scaravento
i panni sporchi che io sono, senza lista, nel corso delle cose,
e resto in casa senza camicia.
F.Pessoa
il suo sole, la sua pioggia, il vento che trova i miei capelli,
e il resto venga pure se verrà o dovrà venire, altrimenti non venga.
Schiavi cardiaci delle stelle,
abbiamo conquistato tutto il mondo prima di alzarci dal letto;
ma ci siamo svegliati ed esso è opaco,
ci siamo alzati ed esso è estraneo,
siamo usciti di casa ed esso è la terra intera,
più il sistema solare, la Via Lattea e l'Indefinito.
(Mangia cioccolatini, piccina; mangia cioccolatini!
Guarda che non c'è al mondo altra metafisica che i cioccolatini.
Guarda che tutte le religioni non insegnano altro che la pasticceria.
Mangia, bambina sporca, mangia!
Potessi io mangiare cioccolatini con la stessa concretezza con cui li mangi tu!
Ma io penso e, togliendo la carta argentata, che poi è di stagnola,
butto tutto per terra, come ho buttato la vita.
Ma almeno rimane dell'amarezza di ciò che mai sarà
la calligrafia rapida di questi versi,
portico crollato sull'Impossibile.
Ma almeno consacro a me stesso un disprezzo privo di lacrime,
nobile almeno nell'ampio gesto con cui scaravento
i panni sporchi che io sono, senza lista, nel corso delle cose,
e resto in casa senza camicia.
F.Pessoa
Iscriviti a:
Post (Atom)

