27/02/10
aforisma stupido #3
Non usurpare le identità altrui.
Però ce vonn' e sord!
L'uomo che verrà (2009)
25/02/10
24/02/10
Esclusivo - Tempi bui

In esclusiva dall'archivio Zibuletti abbiamo pescato un'immagine degli anni '20 del primo podestà di Benevento, Romano Romano, un vecchio nome, un vecchio uomo dallo sguardo famelico e senza pietà. Erano anni bui, d'altronde come questi, speriamo di esserci liberati di queste persone e non avere qualche suo erede tra noi...
23/02/10
vetero-comunista
un rarissimo documento del maestro zibuletti nella sede della federazione del partito nazionale fascista nella rocca dei rettori....
22/02/10
pancabbestia

quelle che vedete sono le famose panche-tauto che furono posizionate a piazzetta vari alcuni anni or sono. furono distrutte in pochi mesi dalla furia della folla nonostante fossero di cemento e marmo nero. ora giacciono in una discarica a cielo aperto nei pressi di via tiengo in un'area comunale. aiutiamole a trovare un degna sepoltura dopo una vita sfortunata!!!
21/02/10
pane @ morgana
una esibizione di grande qualità, intensa e diretta. uno stile deciso come il sapore di un limone aspro.
Pane si esibisce in un live che a tratti sembra capace di fermare il tempo in una interminabile eco di malinconica rabbia. difficile dimenticare l'atmosfera che i musicisti hanno creato.
per una volta messa da parte la paura di esibire la faccia scura della sensibilità.
20/02/10
19/02/10
par-king



ci rimango sempre male quando vedo le auto parcheggiate in un'isola pedonale. e mi fa ancora più tristezza quando a parcheggiare sono auto delle istituzioni, quasi a suggerire che parcheggiare dove non si può è un privilegio dei Giusti. L'altra mattina ho visto nei pressi della sede della Finanza un discreto numero di loro macchine ferme. mi sono detto:"vabbè, per motivi di lavoro, magari, si può anche capire...". poi però ho visto che i corrieri postali spingono pesanti pacchi a mano su per tutto il Corso. evidentemente per loro non valgono i motivi di lavoro.
e allora parcheggiare dove non si potrebbe mi è riapparso proprio un privilegio.
eccessivo.
17/02/10
Lo cunto di De Cunto
L’intera storia è frutto di pura invenzione.
Ogni riferimento a persone realmente esistenti o fatti realmente accaduti è puramente casuale.
Se ciononostante avete intenzione di sporgere denuncia penale, vi prego di rivolgervi al sig. Piergiorgio Romano, in quanto responsabile del blog.
C’ era la luna piena.
I gatti neri avanzavano lenti. Alcuni erano belli… Altri no.
C’ era la luna piena.
I gatti bianchi avanzavano piano. Alcuni erano belli… Altri no.
C’ era la luna piena.
Antonio avanzava radente al muro. Per il vicolo buio si effondeva un puzzo
di gatto e di urina. Antonio si scosse le tasche e sentì il tintinnio. Dispose le
monete sul palmo della mano aperta: 4 euro e 30 centesimi. Sì, ce la
faceva.
Il panificio aveva la saracinesca abbassata per tre quarti. Da dentro
provenivano rumori di lavoro. Antonio si calò e intravide la figura di un
vecchio, quasi assopito, dietro al bancone. “Posso entrare?” chiese. Il
vecchio sgranò gli occhi e si guardò intorno, poi assottigliò le palpebre e
mise a fuoco la figura del giovane. Sempre in silenzio, gli fece cenno di
accomodarsi.
“Buona sera, vorrei un pezzo di pizza”
Il vecchio porse il cartoccio, alzò l’indice, come a dire “un euro”, e
continuò a fissare l’ospite con gli occhi socchiusi e lo sguardo pensoso.
Antonio, sentendosi osservato, cercò di nascondere con il piede le briciole
che continuavano a cadere sul pavimento, e si sforzò invano di acchiappare
al volo un pezzo di pomodoro indirizzato al suolo.
“Ogni cosa ha il suo destino, vajò, nunn’o scurdà” lo ammonì il vecchio.
Antonio alzò il viso e rivolse al panettiere uno sguardo interrogativo.
“Come ti chiami?” continuò il vecchio, togliendosi la coppola. Aveva una
penna poggiata su un orecchio, e degli occhiali spessi quanto i suoi anni.
“Antonio Viespoli”
“Ah…ah…bene” sospirò il vecchio “Antonio….sono anni che ti attendevo.
Eppure forse è ancora presto”
“Ma cosa dice?” disse Antonio sorpreso.
“Se ‘na pummarola adda carè ‘n’terra, adda carè ‘n’terra! e si tu si’
Antonio Viespoli, ‘e seguì o destino tuojo. Impara a seguire il destino,
ragazzo.”
“Ah….allora mi dia un arancino” biascicò Antonio confuso.[...]
clicca qui e continua a leggere l'avvincente racconto di De Cunto che ha suscitato tante polemiche in un pratico fascicolo di 9 pagine!!
16/02/10
La danza degli oggetti
Il consumo è un processo di comunicazione che trasforma gli oggetti in simboli di un codice inteso a classificare e contrassegnare (J.Baudrillard).
Ecco cosa succede quando gli oggetti si liberano dal consumo e...iniziano a danzare!
14/02/10
live 4 rock
Prossimi appuntamenti:
Giovedì 18 febbraio:
L'ISOLA DI WIGHT
La Woodstock europea, l'ultimo grande festival della hippie nation
Giovedì 25 febbraio:
PARCO LAMBRO
L'Italia e i suoi raduni rock tra musica, politica e controcultura
God Save Dekaro - 8 e mezzo
Il primo fine settimana io e 3 colleghi siamo andati in quel gioiello di Praga (la mia quinta volta!) e il fine settimana dopo a Vienna (solo la terza).
In realta' pero' non e' successo molto perche' il lavoro ci sta prendendo quasi tutto il tempo e riguardo a questa Brno l'unica curiosita' che vi potrebbe interessare (ma gia' so che non lo fara') e' che qui si trova il carcere dove Silvio Pellico scrisse “Le mie prigioni” che in realta' non ho mai letto oltre la terza pagina ma ricordo perennemente con angoscia perche' me l'appiopparono addirittura alle elementari! Sicuramente sara' profondo e interessantissimo ma non credo sia la scelta piu' giusta per i bambini dai 5 ai 10 anni. A volte sembra davvero che ci sia un piano criminale per annientare ogni desiderio di lettura fin da quando si e' piccoli, e infatti alle medie si passa all'Iliade e l'Odissea che in teoria potrebbero pure andare bene se non fosse per quella traduzione criminale ufficiale non so se ve la ricordate che fra l'altro bisognava pure “costruire” cioe' mettere in ordine soggetto verbo ecc... e ci dicevano no e' cosi' che deve essere perche' e' tradotta dal greco, ah ok, allora pure io se traduco dall'inglese lascio la struttura originaria quando e' diversa in italiano! Ma che pazzi, me le ricordo ancora quelle pagine con tutti quei numeretti sopra alle parole... un incubo. Risultato finale: un indagine ha detto che circa il 60% degli italiani non ha mai letto un libro completamente!! Non so se sia una cifra esagerata, ma dato l'impegno con cui si e' messa la scuola italiana non mi stupisce tanto. In questo gli inglesi si distinguono magistralmente da noi e il libro per i ragazzi delle medie e' “La fattoria degli animali” di Orwell, una scelta perfetta secondo me.
Tornando pero' alle mie giornate, la cosa davvero piacevole sono in fondo tutte queste rare e ormai insperate comodita' che sto vivendo, non devo pensare a nulla, bevo quello che voglio, mangio quello che voglio, torno in stanza ed e' tutta pulita e sistemata, se ho lasciato dei panni da lavare li ritrovo puliti e stirati, insomma come avere una mamma invisibile che non rompe le scatole! Pero' a dire il vero basta cosi, cioe' finora e' stato bello ma ora inizio un po' a rompermi soprattutto non ho mai tempo per me, e' un ciclo continuo lavoro – albergo – ristorante – dormire e via di nuovo. Ah, a un certo punto e' venuto a trovarci un mega-presidente megagalattico, proprio uno di quelli seri e gli ho dato una dritta geniale: perche' non ci sposta tutti a Shangai!?! C'e' una filiale li'! All'inizio era scettico ma poi piano piano gli ho fatto notare i vari evidenti vantaggi per la nostra amata azienda (nulla di personale ovviamente) e alla fine ha iniziato a pensarci su'... chissa'... kissa'... ;-)
In un'altra occasione ha detto che era appassionato di scacchi e l'ho lasciato un po' carico di meraviglie (“Coglionazzo!” - citazione d'obbligo).
Il posto di lavoro si trova appena fuori citta' e cosi' ogni mattina attraversiamo in autobus malinconiche bianche distese innevate che si perdono a vista d'occhio, ma l'ufficio e' molto bello e moderno.
Rispondo ai commenti.
Ciao Lorenzo! Si'... e poi torno in stanza al Grand Hotel!
Ciao Piergiorgio. Ora ti dico una cosa che forse ti fara' pensare che l'assenzio mi ha dato alla testa: non solo la pizza a Londra e' buona, ma anche quella che ordino di solito il pomeriggio al lavoro non e' niente male!! Non sto scherzando!
Ciao Isa! Anche voi mi mancate tantissimo! Riguardo al fatto che sono anche un astrologo, si', e' tempo di rivelarlo, anzi sfido chiunque a mettere in dubbio che il mio sia l'unico oroscopo vero al 100% al mondo! Siete tutti invitati a trovarci un benche' minimo errore e in tal caso riportarlo qui nei commenti a questo blog. Mi gioco la carriera!
[Oroscopo]
E finalmente un po' di foto:

La residenza attuale del vostro: ogni 1000 topaie un Grand Hotel, funziona cosi'!

"E noi e noi andiamo a lavorar..." la la la la – la la la la!

Cattedrale di Brno

Alcune foto notturne di Brno




Interno del carcere dello Spielberk

L'orologio di Praga

Scheletro, Praga

Vienna

Noi a Vienna (...un tedesco, uno spagnolo e un italiano, insomma la solita barzelletta vagante!)

McHaunting, riflessi sulla vetrina di un Cafe' di Vienna
Piu' ti guardo e piu' mi piaci... SALE IL CORO DEGLI ULTRA'!!!!!
novità dal vostro Vate®
da oggi si cambia indirizzo!!
ora siamo
http://blog.beneventanamanera.it
ma anche
http://www.beneventanamanera.it
si cresce!
yes daddy yes @ morgana
La giovane e talentuosa band propone una ricercata miscela rock piena di allusioni ammiccanti allo strumentalismo noise, ricca di costruzioni power pop riconducibili a band storiche del genere come Sparklers, Pavement, Sebadoh. Nel 2007 partecipano Eupheria Festival, riscuotendo un grande successo che li porterà a vincere il primo premio come miglior gruppo. Nella primavera 2009 esce il nuovo Ep autoprodotto dal titolo "It's cool to cruel to my family" che vanta la collaborazione di vari artisti del panorama indie tra cui Enzo Moretto degli A Toys Orchestra. Il loro nome nasce dalle pagine del romanzo " I Sotterranei" di Jack Kerouac.
Yes daddy Yed sono: Paolo Coppola(voce, chitarra e sinth), Fabio Mitrano(batteria e voce), Andrea Benevento(chitarra) e Sergio Lotoro (basso).
13/02/10
Aforisma stupido #2
Buio tra le lenzuola,sul cuscino.
Un dubbio, appena dismesso,dal comodino, mi penzola sul capo....ah, no, è un calzino.
(dedicato a tutte le rock star che si sputano addosso)
20 anni, 3 mesi e 4 giorni dalla caduta del muro di Berlino
Nel 1982 io era appena nata, l’Italia festeggiava la coppa del mondo e Berlino aveva un bel muro, neanche troppo alto, nel mezzo della sua storia. Oggi questo muro non c’è, ma ci sono ancora due Berlino.
A est si paga con le monetine, a ovest circolano spesso banconote; perché a ovest si lavora, a est si prende il sussidio. A ovest si indossa la giacca; a est due maglioni fatti ai ferri domenica scorsa. A ovest "siamo competitivi"; a est “finirà la pacchia!”. E un po’ è vero...se non consideriamo i lavoratori delle cinque del mattino, in tuta blu e silenzio! Gli stessi lavoratori si ritrovarono, appena dopo la caduta del muro, spaesati e senza abitudini, punti di riferimento e orari fissi; e nonostante questo, si rimboccarono maniche e intenzioni, per uscire dai loro ventotto anni senza frutta, vecchi amici, calze e pochi eccessi.
Il 9 novembre del 2009 non c’era molta gente in giro, per l’anniversario della caduta del muro.
O meglio... c’era molta gente, ma erano solo turisti, curiosi e vecchi nostalgici.
Pochi berlinesi e molti presentatori arrampicati su auto e veicoli, con i piedi sulle sedie e la testa bagnata; e poi la sottoscritta, qualche amico coraggioso, la pioggia incessante (che può rompere una macchina fotografica senza difficoltà), e la nostra insana inclinazione a non dimenticare.
Ma dimenticare poi cosa? Tutto quello che c’è dall’altra parte.
Sono convinta che la quantità di felicità sia standard, e che la ripartizione di questa felicità sia personale.
Siamo privi di qualcosa perché abbiamo qualcos’altro, in eccesso. Insomma... il problema della felicità è una distribuzione sbagliata dei desideri, ostacolata da una visuale ridotta. Potremmo studiare meglio la geografia dei nostri interni, aggirare la semplicità ed eliminare l’angoscia di poter essere realmente così simili agli altri. Potremmo.
Il Muro di Berlino ha esaltato l’Ego dell’ovest e indebolito l’Io dell’est; da una parte la coscienza di essere privilegiati e moderni, dall’altra solo un gregge gigantesco di sfortuna condivisa.
Eppure il motore della macchina tedesca era formato da quelli che, agli occhi di tutto il mondo, non erano che poveri ingranaggi arrugginiti.
Questo est arrugginito fa parte di noi; è quella bellezza inespressa che viene fuori quando si vive per anni all’ombra di un muro, nell’umidità di chi è allontanato e perfino additato.
Il muro ha segnato Berlino, ma allo stesso tempo l‘ha salvaguardata e protetta; l’ha protetta dal concetto di “inculiamo il prossimo appena possibile” e l’ha chiusa dentro una bolla d’ingenuità devastante. Berlino est conserva ancora oggi, in alcuni luoghi e in alcune persone, i caratteri fisiognomici di un bambino; la capacità di buttarsi nelle cose; l’incoscienza così lontana dalla complessità, che troppe volte ci pesa.
Ma un muro è comunque un muro; una gabbia di piume, di volontà in embrione e di troppi “viviamo tranquilli nel nostro piccolo mondo”.
Quanto dura un’illusione? Quanto la gioia di una liberazione improvvisa.
Quanto dura per ognuno di noi?
Ognuno ha dentro di sè questo muro grigio, alto 3 metri e molte speranze.
L’attitudine a superare il muro, che divide quello che siamo realmente da quello che cerchiamo di essere, è legata allo spessore delle nostre paure; alle vicende che ci sono accadute, ai materiali utilizzati per la costruzione delle nostre barriere; ai controlli rigidi che il modo di vedere corrente compie sulle nostre sicurezze.
Conosco molte storie di persone che hanno superato questi muri, molti racconti (tirati con le pinze) di carne e filo, di catapulte fatte di cesti e volontà, di giorni passati a scavare con la pala e la voglia.
Sono forse il triplo le storie di chi continuava, e continua ogni giorno, a fare la vita che aveva sempre fatto.
Perché un limite c’è solo se lo vediamo.
Ci manca ciò che ci piace e non possediamo, ciò che respiravamo e non qui, ciò che avevamo e non abbiamo.
A Berlino ovest non manca l’est. A Berlino est non manca l'ovest.
E se ti tolgono qualcosa a cui non tieni... perché protestare? Può essere un sollievo.
Pare che il muro di Berlino sia stato costruito in una sola notte; io a volte tiro su muri in 5 minuti; un mio amico non ne ha mai visto uno (vanta un comportamento lineare e privo di dubbi); mia cugina ne ha innalzato uno per difendersi dalle aspettative, ma è caduto senza motivo.
Alcuni muri vengono giù, così.
Io attendo, e intanto progetto tentativi di fuga dai frequenti colpi di testa, passeggio sull’impazienza (mi accade di sabato), e poi immagino.
Perché al di là da quello che vogliamo essere per gli altri, al di là di quello che vorremmo essere per noi stessi, al di là delle mitragliette orientate verso le sincerità trattenute e le parole da controllare, c’è sempre quell’est che tutti noi dovremmo essere.
Appena venti anni dalla caduta del muro di Berlino.
3 mesi dall’ultima volta che pensavamo di essere innamorati.
4 giorni dall’ultima volta che siamo caduti sul ghiaccio, di nuovo.
12/02/10
_We Left Our Homes for Winter_(Epic 45)
le nostre ossa
senza numero
ma la somma.
il caffè
nelle dita
screpolate
dagli inverni.
_we left our homes for winter_
il vecchio è andato...
la copertina del successo nazionale, l'immagine che ha inaugurato l'anno nuovo, il capovolavoro trash del maestro zibuletti ci lascia...*inviate la vostra copertina!!!
11/02/10
Mo(o)vie Wonderland per 4
Sottotitolo: Com’è profondo il mare
Viene voglia di cominciare dalla fine, a raccontare “Welcome”. Perché alla fine ti rimane addosso e ti rimarrà addosso per giorni e dovrebbe rimanerti sotto la pelle per sempre, la percezione millimetrica e però ineffabile del gelido furore che ci agita nel disegnare confini, consegnare divieti, sanzionare tutti i battiti del cuore. Perché il freddo, a Calais, ha il colore dell’acciaio, ma le acque d’inverno, crudeli e placide a scuotere la costa, non distolgono neanche per un momento il giovane Bilal dall’intenzione di attraversarle a nuoto e raggiungere a Londra la ragazza che ama. Perché un ex campione sportivo, che ha vinto tanto e perso ogni cosa importante, forse non ritroverà quell’amore che non ha saputo trattenere ma imparerà a riconoscerlo in sé e negli altri ed a immaginarlo e ad averne cura. Perché niente è mai vicino abbastanza.
SinteticaMente: una straordinaria storia d’immigrazione, probabilmente il ruolo della vita per Vincent Lindon e -più di tutto, per tutti- un’educazione sentimentale.
Consigliato a: chi proclama che, con il low cost, è stato proprio dappertutto.
Titolo: Il riccio (di Mona Achache)
Sottotitolo: Al portiere bussa sempre due volte
Eccovelo, il sogno di ogni produttore, il “film per tutti”, interclassista, interculturale, intergenerazzzionale! E chi infatti, a undici anni e mezzo, non si immedesimerebbe nell’impiastro coprotagonista, aspirante suicida, con padre evasivo Ministro di Vattelapesca, madre psicotica fraudolentemente psicoanalizzata che bisbiglia petulanze al tronchetto dell’infelicità, sorella stronza e laureanda in rasoiate di Occam, nonché megaloappartamento a pianta circolare nel centro del centro di Parigi? Oppure, signoramia, nella portiera semianalfabeta, vecchia e brutta come la fame quando non mangia, ma che naturalmente legge Tanizaki dopo aver sciacquato il secchio e distingue fra 175 diversi aromi di cacao mentre si lecca i baffi del gatto? Poi, col gusto del sakè, arriva un giapponese brizzolato che Gere e Clooney a confronto madeche e l’intreccio, fra un sushi e una passata di Glassex, s’intorbida… Conclusione (im)prevedibile, come, a ben vedere, i 95 minuti precedenti.
SinteticaMente: paradigmatico nello sfruttare un dignitoso best seller e farne un film furbo e aggraziato… più che un riccio, una volpe.
Consigliato: a chi non c’ha i preggiudizzi…!?
Titolo: Baciami ancora (di Gabriele Muccino)
Sottotitolo: La meglio gioventù (era meglio quando era peggio)
Che meraviglia tornare a casa. Che poi magari c’hai messo quei dieci o quindici anni di sbattimenti e sacrifici, slanci e frustrazioni, dubbi epocali e serafiche cocciutaggini a costruirti la tua vita e poi, un treno o un aereo, cento Km o diecimila e rieccoti fra le braccia sdentate della zia ottuagenaria che ancora ti chiede se vuoi più bene a mamma o a papà, fra gli avvilenti cabaret dei compagni di scuola fidanzati con la stessa teppa dal ginnasio, fra pianure di sentimenti stanziali e via sconcertandosi. Beh, il muccinianesimo è un po’ così, gattopardescamente tutto cambia perché nulla cambi e allora chi era infelice tale si impasticcherà, chi era innamorato della Mezzogiorno ci ricasca pure se a ‘sto giro è la Puccini, chi rimorchia tutto quello che respira si sollazza uguale tre continenti più a destra e chi fra le emozioni facili (e i finali ridicoli) ci sguazza (il sor Gabriele) mica -e che sò stato a Hollywood pè gnente- molla l’incasso… ergo, chi, come diceva mia nonna, è nato tondo, sa usare solo il compasso.
SinteticaMente: sei euro degni di miglior causa.
Consigliato: a chi non si è accorto che a San Valentino alzano i prezzi dei cioccolatini.
Titolo: Soul Kitchen (di Fatih Akin)
Sottotitolo: Il mio grosso grasso ristorante greco
Eravamo quattro amici al bar, anzi in una fetente bettola di Amburgo, il cui succulento menu squaderna sofficini fritti, patate fritte, zuppa liofilizzata fritta e budino di topo; da bere, birra fritta e rantolo d’olio… Ora, se il proprietario della locanda ha la tariffa You and me con la sfiga, per cui claudica (ricordandovi quale ristoratore sannita… !!??) per due terzi del film, la di lui spumeggiante fidanzata preferisce il valium al kamasutra, il fratello Lupin passa per direttissima dal gabbio al piatto (da dj) con ritorno, il nuovo cuoco è affetto da turbe circensi, la cameriera okkupa case tracannando ettolitri della qualunque e gli esattori delle tasse celano quel tanto di esibizionismo dalle parti della libido… che kraut di strudel ne vuoi apparecchiare? E vai per l’appunto con cucina fusion, funk da asporto, abbondanti portate di sghignazzi, love stories allo spiedo, fritti, lazzi e zoticons. Non schiodatevi dalla poltrona sul “the end”: i titoli di coda sono più imprescindibili dell’ammazzacaffè.
SinteticaMente: Akin padroneggia tanto i drammi quanto la commedia con grande disinvoltura, ma qui l’ingrediente segreto è Bousdoukos, cosceneggiatore e protagonista. Premio Speciale della Giuria a Venezia.
Consigliato: a Peppe ciqueuro -non è mai troppo tardi.
battuta vincente
nuovo colpo alla palestra!
p.s.:ma bertolaso alle feste orgiastiche porta sempre la sua amata felpa???
Indipendenti pubblici
Signor Premier, lei ha appena affermato che «non si può governare attaccati da pubblici dipendenti quali sono i giudici». Ora, non starò a scomodare il Montesquieu, famigerato comunista francese del Settecento, e nemmeno la Costituzione, smilzo best-seller del dopoguerra poi caduto nel dimenticatoio. Però vorrei rivelarle un segreto che apparirà bizzarro a chi, come lei, è un po’ litico e un po’ no: lo Stato e il governo non sono la stessa cosa. Sul serio: si può essere dipendenti dello Stato senza dipendere dal governo e dal suo capo.
Nell’imprenditoria privata, da cui lei proviene, sarebbe inimmaginabile. Nessuno può lavorare in un’azienda privata perseguendo interessi diversi da quelli del manager scelto dall’azionista. Nelle aziende pubbliche invece succede. E sa perché? Perché gli azionisti di uno Stato sono i cittadini. I quali scelgono il manager, cioè il premier, cioè lei, tramite libere elezioni. Ma nell’ingaggiarlo non gli delegano ogni potere. Soprattutto non gli riconoscono quello di considerare alle proprie dipendenze chiunque riceva uno stipendio pubblico. Per dire: i prefetti sono assistenti del manager e devono obbedirgli. I giudici no. I cittadini azionisti li pagano per applicare la legge a chiunque, anche al manager che gli stessi cittadini hanno assunto. E al fine di garantire la massima indipendenza a questi dipendenti molto particolari, rinunciano persino a nominarli direttamente. Follia pura, lo so. Si chiama democrazia. Il peggiore dei regimi, esclusi tutti gli altri: lo sosteneva già Churchill, un comunistaccio che le raccomando.
aforisma numero 33 - errori (erari)
chi sbaglia paga
però ce vonn i sord
da Delitto e sanzione pecuniaria
Esistenzialista di Puglianello
10/02/10
Be Stupid




Ecco a voi la nuova campagna Diesel: un vero e proprio manifesto pro-stupidità!
Nata dalla collaborazione tra il team creativo del noto marchio di abbigliamento e l’agenzia londinese Anomaly, la campagna è incentrata tutto sul concept: “rivalutare gli aspetti positivi della stupidità”.
Opera un interessante rovesciamento di senso che è destinato ad avere grande successo. Non più un brand che si rivolge a potenziali consumatori ed appassionati, invitandoli ad entrare nel proprio “mondo di marca” in virtù di una scelta intelligente, ma proprio l’opposto. La stupidità è qui intesa come spontaneità, inclinazione al coraggio, che accomuna coloro che si dimostrano meno riflessivi ma più inclini a buttarsi nella mischia. Più creativi, dunque, per azioni anticonvenzionali.
La campagna prevede un planning mediatico molto ampio e vario, ma soprattutto ad alta viralità, che comprende: affissioni, pagine di giornali, web, eventi, etc. Gli stupidi secondo Diesel hanno più storie da raccontare e quale luogo migliore per il seeding che i social network? E’ evidente che una campagna di questo tipo ha un forte potenziale virale che, infatti, sta conducendo ad una rapida diffusione delle immagini legate alla filosofia della stupidità (ed anche questo blog non è immune dal contagio)."Be Stupid", trova il suo momento più divertente nel “Be Stupid: Recruiting”, una sorta di ingaggio del cretino riservato all’autocandidatura di toccatelli e creativi (confine labile da valutare secondo parametri molto personali!) tutti coloro che stanno facendo qualcosa di particolarmente stupido potranno essere parte del video clip.
09/02/10
08/02/10
Post Prandium (1)

Oggi inauguro la mia nuova rubrica: “Post Prandium”. Recensirò ristoranti, pizzerie, bettole, trattorie e pub sanniti senza peli sulla lingua. Ovviamente non farò pranzi-cene luculliane e la frequenza dei post non sarà sempre la stessa. Poi ovviamente ogni contributo è ben accetto… basta invitarmi a cena! (capito Pier?!)
“All’ombra del castello”
Località Cretazzo – Ceppaloni (Bn)
Tel. 0824.55388 – 347.7646009
Chiuso il martedì
Il nome potrebbe far rivivere in noi immagini ancestrali, ambientazioni medievali, pietra viva, tavoloni di legno massello, luci fioche. Bene, dimenticate tutto questo. Probabilmente potremmo innanzitutto suggerire un nome più adatto: “Del castello nemmeno l’ombra”, infatti l’antica costruzione si trova molto più in su e bisogna percorrere una strada ripida per arrivarci. Per raggiungere la pizzeria bisogna percorrere la strada per Ceppaloni. Quanti ricordi lungo queste "viuzze", quando mi chiedevano di fotografare auto dei carabinieri all’ingresso di una nota villa, ricordi lontani ma anche tanto vicini. Bene, siete in auto, in motorino, in bici, a piedi? Poco prima di arrivare nel paese dovete stare attenti alla scritta “Vinicola Barone” dopo qualche metro svoltate a destra in Via Donisi. Percorrete altri 200 metri e svoltate a sinistra per il centro (?) del paese. Basta una curva e siete arrivati. Siete basiti lo so, ma non ditemi che non vi avevo avvertito. La sensazione è quella di arrivare a casa di qualcuno, avrete quasi timore ad entrare perché magari non avete portato in dono nulla per la serata, siete logorati da quel panico da mani vuote. La struttura è il classico casone di paese che va finito un po’ alla volta, una colata di cemento isolata nella natura con sparute luci di lampione. Prima si abita al piano terra, poi si fa l’intonaco al primo piano, poi gli infissi e così via. La pizzeria-ristorante esiste da ben 16 anni, ma non li dimostra affatto a causa di un’ignobile restaurazione interna. Dopo un breve zig-zag tra le auto parcheggiate alla men peggio si arriva all’ingresso con infissi in legno e oro. Lo spazio è ben organizzato, peccato però per l’infelice scelta di posizionare il frigorifero dei gelati Sammontana (un gelatone stupido che ti sorride appena entri non è il massimo) e la toilette senza porta d’ingresso appena sulla destra, ci sarà tempo anche per quella. In fondo ci sono loro, i proprietari insieme a due periti pizzaioli e uno splendido forno da pizza fumante. Marito e moglie ci mettono anima e corpo, non stanno un minuto fermi e vagano per il locale pronunciando qua e là la classica frase da ristorazione: “Tutto bene?”. L’uomo, sulla cinquantina, è davvero di una gentilezza imbarazzante. Si avvicina al tavolo con occhialini in punta di naso e una tenuta “casual” di camicia e jeans e grembiulino di panno, con un neo però: scarpe da ginnastica bianche e blu, non si fa. Scrive l’ordinazione come uno scriba egiziano e si fionda subito dai pizzaioli. La sala è fatta bene, l’ambiente sembra ben gestito, i tavoli e le sedie sono in legno e paglia, senza pretese. Ma veniamo alle dolenti note: l’arredamento. Io mi chiedo: perché andare in un grande magazzino e comprare tele stampate belle e pronte? Perché quei quadri con i fiori che nessun pittore ha mai dipinto e che qualche operaio industriale daltonico ha assemblato? Perché?! Sulle pareti ce ne sono una decina di questi inutili orpelli da accecamento che potrete ammirare nelle foto sottostanti. Avremmo preferito qualche quadretto di famiglia, o semplicissime pareti bianche. Ovviamente due enormi tv al plasma la fanno da padrone e trasmettono, come di consueto, partite di calcio a tutto andare. La chiacchierata con i vostri commensali preferiti sarà quindi accompagnata da un “commentatore sportivo” berlusconiano durante tutta la serata. Non si fa in tempo a dare un’occhiata che già arrivano le pizze, tempo record: 14 minuti. L’aspetto è irregolare, non perfettamente geometrico, bene, aborro le simmetrie. Non c’è nulla da fare è ottima. Pasta ben lievitata, ingredienti freschi e luccicanti, giusta quantità di olio e forse un’unica pecca: poca mozzarella. Birra ben presentata nel giusto boccale da bar sport e coltello ben tagliente, una rarità! E i dolci? Non mi dite che anche qui c’è quel chiattone di Sal De Riso?! E invece si. Oramai non sei nessuno se non hai nel menu queste “prelibatezze” palesemente industriali con la farsa dell’artigianato da laboratorio. Andate da Bianchini a Via Napoli, a Benevento, e poi ne riparliamo. In compenso assaggio questa torta allo strega del grassone amalfitano e, tuttavia, posso almeno appellarmi alla sua commestibilità. La cassa della pizzeria è davvero una chicca, i proprietari hanno scelto di posizionarla accanto al forno sopra a un piccolo banchetto in legno antico, non male davvero. Il locale è molto frequentato di sabato e si rischia di non trovare posto ma negli altri giorni è quasi vuoto, non serve prenotare.
- Rapporto qualita'/prezzo: Ottimo, la pizza costa pochissimo. VOTO: 8
- Varietà del menu: Il grafico che si è occupato dell’impaginazione è un folle. Le pietanze non sono tante ma va mangiata la pizza. VOTO: 6
- Bontà del menu: Andrebbe provato tutto ma la pizza è ottima. VOTO: 6 ½
- Servizio: I due non si fermano un minuto. VOTO: 8
- Arredamento/ambiente: “Signore perdonalo perché non sa quel che fa”. VOTO: 4 ½
- Pulizia: Tutto limpido e lucente. Nella toilette ci sono lavandini hi-tech dove “ce può magnà”. VOTO: 8
- Simpatia dei proprietari: Sono brave persone semplici e cordiali. VOTO 8
VOTO complessivo: 7-
07/02/10
a(m)miriam makeba
c'è una rabbia soffocata appena penso a miriam makeba, alla sua morte e alla incapacità dell'italia di onorare al meglio questa straordinaria donna. 130 proiettili esplosi da sei/sette sicari, un volume di fuoco da guerra, a sparare un kalashnikov, una pistola calibro 9x21 e una 9x19. a terra sei corpi. sono i numeri della strage di catelvolturno del settembre 2008. ricordo che il giorno dopo i giornali si limitarono a descrivere quella come una strage tra delinquenti."Secondo le forze dell'ordine si è trattato di un regolamento di conti. Per gli inquirenti potrebbe trattarsi di narcotrafficanti". l'italia dei diritti, della democrazia, dei crocefissi messi dappertutto, dei valori da insegnare con superbia a chi ne ha altri, non riuscì a guardarsi in faccia. non riuscì a vedere che in questo paese se sei povero, inadatto, diverso, non puoi contare sui "principi" e sui "vaolri" che l'occidente promette, ma puoi finire morto ammazzato mentre il governo sciorina dati incoraggianti sulla tua sicurezza. sarebbe rimasta una notiziola in cronaca nera se gli africani non avessero reagito.
hanno reagito perchè non sono cresciuti nel nostro paese, e questo fa di loro persone che ancora non sono state persuase che gli inadatti devono avere sempre e comunque una colpa da scontare per essere finiti ai margini della società.
in loro soccorso venne Miriam, 76 anni, artista. riuscite a crederci? una donna, una vecchia, un'artista africana che porta una testimonianza di civiltà nell'evoluto occidente. lei che ormai pensava di aver lottato abbastanza, che aveva finalmente trovato una vecchiaia serena, lei che dopo una vita in esilio era tornata nel suo sudafrica del suo amico Mandela. era lì, nel suo buon ritiro a migliaia di chilometri di distanza da castelvolturno, un luogo che conta come la township di Alexandra, un cesso di posto incastrato nel mondo civilizzato nascosto dietro i poster pubblicitari messi lì apposta per non vedere. Miriam ha chiamato il nipote Nelson e gli ha detto: "accompagnami lì".
venne. a testimoniare che in pericolo siamo tutti, incapaci di reagire se cominciano a venir meno diritti anche nostri.
al morgana lucariello ha cantato una canzone a lei dedicata e di nuovo ho sentito quella rabbia nascosta riaffiorare. ma ho anche incontrato una cultura popolare più forte dei 15 minuti di celebrità, che sa riconoscere e ringraziare chi ci viene in soccorso.
Sounds of life
Visto che ha interessato molto la qualità video della Canon 5D mark II, vi posto questo corto girato con la stessa macchina fotografica. L'autore è Michele Salvezza e vive nella nostra provincia, insomma "Made in Sannio" ;)
06/02/10
esercizio di stile
questo video è tutto fatto a benevento, ma di benevento c'è solo la scenografia e le facce. per il resto mi sembra un esercizio di stile.
copia copiasse, all'esame non si passa!
La janara è tornata
E' credibile che abbiate pensato che dopo l'iniziale ondata di entusiasmo, io abbia avuto un calo di interesse e motivazione. Oppure, è possibile che nessuno abbia notato la mia assenza. La verità è che sono rimasta appesa ad un filo di saggina e poi ho dovuto pelare una gatta. Successivamente ho dovuto sperimentare una scopa nuova e zigzagare tra i meridiani ed i paralleli. Altro tempo e spazio ho dovuto sottrarlo al blog, poiché relatrice in un noiosissimo congresso sull'inquisizione (mannaccia a quel citrulo di papa Innocenzo VIII) ed in seguito ho dovuto lavorare alla pubblicazione degli atti congressuali dal titolo: "Summis desiderandem affectibus". Infine mi hanno respinta alla frontiera del Sabba perché la carta d'identità era scaduta...
Oggi però, sono nuovamente tra voi e, la mia presenza, non sarà più scarsa e frammentata...
Nel frattempo, ho notato che il blog è kien' e nuvità: una gran bella nuova copertina e volti nuovi tra lo staff; sono avvenute svariate discussioni e si è mantenuto inalterato il senso di appartenenza la blog; è cresciuta la capacità di aggregare le persone intorno ad interessi comuni, visto che il numero dei commenti è aumentato" e visto che si interessano di noi anche le emittenti radio nazionali; Mentre io sono uscita da un piccolo alveolo del weblog, ciascuno ha continuato ad esprimere alla propria manera, punti di vista, ironia, creatività ed utilità: A ben' a vuje'. Vetu saput' mov'.
Insomma mi siete mancati e visto che a Maleventum piove e soffia il vento, vi dedico
"Rain. Ryuichi Sakamoto "
3x7 Strega a Fette
05/02/10
Aforisma stupido #1
04/02/10
Nel beneventano si ammazzano il sabato...
Gigi si era laureato ed era lì, con i suoi amici fuorisede, a stappare una bottiglia di Mbriachetto dinanzi la saletta delle lauree...
A San Donato era un gelido pomeriggio di metà settimana: Giuliano se ne stava accovacciato al bar della Funtana Murata a combattere con le limoncelle di Zio Alduccio e la ricerca di campo per fare gli auguri personalizzati a Gigi...ma quelle tacchette di mmerda proprio non ne volevano sapere di impadronirsi del suo vecchio Nokia. Dopo tanto penare ecco la linea..magicamente...
L'occasione era di quelle succose dicevamo...
Nessuno dei ragazzi di San Donato era stato presente alla proclamazione del loro amico in quel di Roma: troppo difficile prendersi un giorno di festa per una laurea nella Capitale in redazione, in una marmeria, in sartoria, nella ditta delle pale eoliche...quelli del bar misero da subito le cose in chiaro: "No wagliò! O si sale tutti o niente da fare...aspettiamo Gigi che sabato scende a San Donato!"
Ma Gigi di tornare a San Donato prima della settimana prossima proprio non voleva saperne...
L'organizzazione per la trasferta fu veloce, senza tessera del tifoso e senza biglietti, in barba alle norme antiviolenza del decreto Maroni:
Quattordici partecipanti alla gita, due "Pande" ed una Clio pronte per planare dalla Provinciale Sannita fino ai laghetti di Tor Cervara...sei o sette sacchi a pelo, qualche chiamata ad altri amici in comune con casa nella Capitale...e si va...il sabato da Gigi a festeggiare la sua laurea.
Ora...tutti sanno che quando parte una delegazione per una festa a Roma l'umore è quello dei giorni migliori.
Giuliano staccò in redazione il venerdì sera con la promessa del Direttore che, almeno per questo weekend, nessuna pantera nera, nessun ladruncolo a zonzo per la provincia e nessuna inaugurazione di qualche minchiata in città, potevano interessare il nostro reporter di provincia.
L'arrivo a Roma era previsto per le 14, ma gli occupanti della Clio erano in forte ritardo all'appuntamento per la partenza: si narra che venerdì sera, hanno chiuso sia il Bar della Croce, sia quello della Funtana Murata, il pub, la pizzeria e pure la tabaccheria di zia Pasqualina che tiene le Peroni abbozzate nel frigorifero di casa e le vende a 50 centesimi!
I quattro arrivarono soprendentemente in forma con gli occhiali da sole in una mattina dove il sole bisognava inventarselo...
Durante il viaggio fu preso di mira l'autogrill "La Macchia", nei pressi di Frosinone e della nuova ed inutile uscita di Ferentino: la pioggia veniva giù senza tregua...tra i quattordici balordi vinse nettamente il menù di Spizzico con la sua abominevole pizza al formaggio industriale, rispetto alle rustichelle di Autogrill. La verità è che la cassiera di Spizzico aveva un bel culo mentre quella dei panini era un roito spaventoso e, tra almeno sette dei quattordici, questo era un elemento da tenere in grossa considerazione!
Arrivati a destinazione c'era Gigi ad aspettarci davanti la fermata della Metro B di Castro Pretorio: aveva la barba lunga ed una faccia di chi non dormiva da giorni.
"wAGLIòòòòò, finalmente...cazzo quanti sieteeee!"
Baci, abbracci, prime birre e stupefacenze prima di vestirci di camicie e revolver per ammazzare il sabato.
Dopo tanto blaterare la scelta cadde su una nota osteria di San Lorenzo....non faccio nomi perchè mi stà sul culo fare pubblicità ai locali....
Il locale si chiama "La Pantera Rosa" e stà a pochi passi dal piazzale del Verano dove c'è la tomba del grande Rino Gaetano.
Ora...lo so lo so...qualcuno di voi, cari lettori, è stato a Parigi e starà pensando: "Ma guarda a questi...io ho visto la tomba di Jim Morrison..."
Bello, bravi tutti...però a San Donato guai a chi tocca Rino Gaetano!
Il proprietario del locale ci vide entrare numerosi e rumorosi ed ebbe un piccolo sussulto...poi si tranquillizzò alla vista di Gigi salutandolo calorosamente.
Il tavolo era di quelli grandi, in fondo al locale.
Giuliano prese posto tra Alessandro e Gigi: si era seduti in venti, precisi, precisi...quelle amiche del laureato non sapevano a cosa stavano andando incontro...
Ore 1.45
Il locale è praticamente vuoto...il Tavolo dei Venti è al terzo giro di ammazzacaffè.Uno dei proprietari si è seduto e grida più di Noialtri...la ragazza che ha servito il tavolo s'è presa sei o sette cori di approvazione e quaranta euro di mancia. Era quasi commossa. Ha promesso di venire quest'estate a San Donato, con i suoi amici. I 40 euro però gli amici non li avranno...questo è chiaro.
Il proprietario fa una foto di gruppo come i vip e la appende al muro. Giuliano prova a mantenere un contegno, ma ogni qual volta che lo pensa, si blocca e grida più di prima. All'uscita del locale baci e abbracci e pacche sulle spalle al proprietario che ha incassato un guadagno niente male.
ore 4.30
Terminare la serata nella piazzetta di San Lorenzo, a cantare le canzoni di San Donato miste a quelle di Rino Gaetano sotto la pioggia con i venditori di collanine, spillette e aggeggi luminosi e volanti, con le birre dell'unico baretto ancora aperto...non ha prezzo...
tanti auguri Gigi!
on air: Mentre la notte scendeva stellata stelllllataaaaaa! Lei affusolata nel buio dormiva incantataaaaa! (Rino Gaetano - I Sei Ottavi)
02/02/10
aforisma numero 32- Parcos
...però ce vonn i sord
da ''Arte contemporanea ed arte povera''
Esistenzialista di Puglianello
I viaggi di Penelope/Austria #2
Volevo tirare le somme di Salisburgo e Vienna e mi sono lasciata prendere da altri discorsi...ma come ho detto la scrittura è un viaggio e come in ogni viaggio è bello poter tornare e fermarsi per un po' dove ci sono le cose più importanti, quelle che calmano l'inquietudine di chi come me non smetterà mai di essere un'esule!
mai più senza

dopo parecchi minuto ho capito che si tratta di un mouse. sapete, i capezzoli mi hanno confuso le idee!!
Lo cunto di De Cunto
Chiudo scusa per l'offesa arrecata alla specie animale dell'homo sapiens sapiens con tale gesto sconsiderato.
Le vie del signore sono infinite
Come al solito mi ritrovai a quella sorta di appuntamento con me stesso. Con quella specie di coscienza sopita che riemerge in certe occasioni. Quando, discostandomi un attimo dalla torma, mi ritrovo a tu per tu con me stesso, e ho modo di rallentare il pensiero, il respiro, i battiti cardiaci. Quando, assorbito dal mondo delle cose e delle persone, me ne tiro un momento fuori, per guardarle e guardarmi dall’esterno.
Insomma, quando nel mezzo di un festino, di un uscita tra amici, di un concerto, mi chiudo un attimo in bagno a pisciare.
Così quella volta. Smisi di ballare, tutto brillo, tutto sudato, tutto allegro e andai in bagno. A voi capita mai? A me sempre. Avere la sensazione che parte di me dimori nei cessi dei locali, o delle case; come se lei rimanesse sempre lì, stabilita in quella dimensione alternativa, e io l’andassi a trovare aprendo la porta, di tanto in tanto. E, ad un tratto, quando siamo soli, mi dice: “Ciao Eduardo. Ecco, ti vedi? Sei ad una festa, ti stai divertendo e sei tutto preso dall’euforia. Adesso, piano piano, riemergi da questo stato e prendi coscienza di due o tre cose. Tra un paio d’ore ti ritirerai ed andrai a letto. Domani mattina ti sveglierai, probabilmente con il mal di testa, ti metterai a studiare e riprenderai la tua vita di sempre.”
E’ un po’ cacacazza questa parte di me, ma infondo ha ragione. Del resto lo dice la parola stessa: “divertirsi”, ovvero dis-trarsi, tirarsi un attimo fuori dai problemi quotidiani in una momentanea e ristoratrice perdita di coscienza.
Ad ogni modo di solito chiudo la cerniera, mi congedo e torno a “divertirmi”.
Ormai ci ho fatto l’abitudine, e quasi me ne scordo che è lì…. ma basta che alzi la tavoletta del cesso che..….ecco, di un tratto la percepisco: è una sensazione quasi fisica. “Oh, è vero, tu sei ancora qui” penso. E poi in realtà le sono affezionato, diamine, in fondo è me stesso! O forse no? Forse non è me stesso. E’ proprio quello che scoprii l’altra volta, come mi apprestavo a dirvi.
Come al solito, dunque, mi ritrovai a quella sorta di appuntamento con quella che percepivo essere la mia coscienza, proiettato nella sua dimensione ornata di mattonelle a fiori e liquami vari. Iniziai a fare pipì e sentii:
- Psss
- Occupato- risposi.
- Hei tu, psss, mi senti?- continuò la voce
- Occupato!
- Ho capito, ho capito, lo so, ti vedo
- Ma chi è?
- Sono Dio
- Ma stai zitto!
- Sono Dio ti dico, credimi -
Io feci la scrollata, mi risistemai il pacco e aprii la porta per vedere chi era il cretino che rompeva le palle. Ma non c’era nessuno.
- Hai visto? Sei come San Tommaso! Chiudi quella porta che ti devo parlare. -
Io, tutto impaurito, obbedii, pensando che stavolta avevo davvero bevuto troppo.
- Ma io manco ci credo in Dio - mi lasciai scappare
- Lo so, siete in tanti e siete una brutta razza! Ma che guardi in aria?
- Eee….non lo so. Te. Non sei in cielo?
- Ma quando mai! Sono qui
- Qui dove?
- Qui, qui giù -
Stavo perdendo la pazienza. Guardavo a terra, ma non c’era niente. O meglio, qualcosa c’era, ma non era esattamente sostanza divina!
- Qui, qui nel cesso, rincoglionito!
- Nel cesso?!
- Nel cesso, nel cesso. Vi ho sempre dato indizi al riguardo
- Indizi?
- “Nel cesso? Indizi?” Che fai, il pappagallo? Prima cosa ti sei mai chiesto perché i momenti di maggior benessere sono quelli sul cesso (in tutti i sensi intendo, e tu ne sai qualcosa)? E perché le idee migliori vengono sul cesso?
- Beh, in effetti adesso che scrivo sono sul cesso - pensai
- E poi ho detto o non ho detto che sono in ogni luogo? Voi ve ne siete usciti con la storia dell’ubiquità, ma siete pazzi? E come faccio?! Volevo dire che non disdegno nessun luogo, neanche il cesso, mi adatto, e infatti sono proprio qui
- E, scusa, “Padre nostro che sei nei cieli”?
- Che sei nei cessi! Nei cessi! La traduzione dall’Aramaico non è mai stata il vostro forte!Come quando vi siete inventati la moltiplicazione dei pani e dei pesci, che cosa assurda!.....Quello alle nozze di Luana si è abbuffato a tal punto che ha triplicato i piatti sporchi, tutto qui!
- E perché nei cessi?
- E dove pensi che vada a finire tutta la cacca che producete? Davvero credi alla storia del mare? Sareste sommersi di merda! Sono io che la faccio scomparire con i miei poteri. E’ la mia funzione primaria, e quindi per essere più vicino al lavoro mi sono trasferito qui. Certo devo un po’ trascurare i bambini che muoiono di fame e tutte le guerre qua e là, ma meglio che essere sommersi di merda, no? Mica posso fare tutto io
- E il sistema fognario?
- Ecco, vedi? Vuoi uomini non capite un cazzo! Gli ingegneri pensano che mettono quattro tubi e la cacca non c’è più. Se non ci fossi io qui! E ve l’ho pure detto più volte, attraverso i miei ministri, che la scienza deve arrestarsi davanti alle verità teologiche!
- Sì, vabbè, ma pensavo che il discorso riguardasse l’evoluzionismo, o la teoria del big bang….
- Ma quando mai! La “grande verità teologica della smaterializzazione della cacca”, non ve ne ha parlato Woitila?
- No, veramente no
- Aaah, come al solito non hanno capito niente, quei vecchi rincitrulliti. Sapessi che quando Carol mi viene a trovare schizza da tutte la parti!”
- Quindi non ce l’hai mai avuta con Galileo?
- Guarda, lasciamo perdere la vicenda di Galileo che già sto storto di umore
- E….scusami se sono indiscreto…non ti fa schifo vivere nel gabinetto?
- E che me ne frega a me, io sono immateriale, mica mi sporco
- Ah, capisco….
- Aprite?!- si sentì bussare forte alla porta.
In effetti, preso da quell’incontro senza dubbio particolare, avevo perso la nozione del tempo, ed era un po’ che ero lì dentro.
- Un attimo- dissi io.
- Ma chi è che sta lì dentro? E’ mezz’ora, mi sto pisciando sotto!
- Un attimo!
- Senti, facciamo una cosa, vieni qui così parliamo senza che nessuno ci disturbi- mi suggerì dall’alto della sua saggezza il Buon Signore.
- In che senso vieni qui?
- Nel senso di vieni qui
- Qui dove?
- Oh Gesù mio, e io vi avrei fatto a mia immagine e somiglianza? Fino a mo’ so’ stato a dirti che sto nel cesso!
- Aprite, porca puttana!
- E io dovrei venire lì? Ma tu sei pazzo!
- Bada a come parli!
- Hai ragione, scusa
- Aprite, cazzo?!
- Vuoi muoverti?!
- Non ci penso neanche
- Ma lo sai che sei proprio disobbediente!
- Aprite!-
In quel momento pensai che, sì, doveva proprio essere frutto della mia immaginazione, dovevano aver sciolto qualcosa nella birra. O almeno così mi conveniva pensare. Così feci per aprire la porta ed andarmene.
- Guarda che ti fulmino- mi disse Lui, e mi mandò una scarichetta ammonitrice.
- ahi!
- Entra nel cesso!
- Apri al porta!
- Non voglio entrare nel cesso!
- Muoviti!
- Muoviti!
- Ma mi fa schifo!
- Non osare contraddirmi!
- Vuoi aprire quella cazzo di porta?!
- Ti fulmino!
- Ti spacco il culo!
- Entra nel cesso!
- Apri la porta!
- Oooooh! Zitti! E va bene, entro nel cesso!-
Allungai la mano per scaricare.
- Che fai?- mi disse Dio
- Scarico
- Ah, bravo, mi pisci anche in testa adesso?!
- Ma scusa, non hai detto che sei immateriale e non te ne importa?
- Sì, ma non è comunque un bel gesto. Sono pur sempre Dio, porca miseria, un po’ di rispetto!-
Cosa dovevo fare? In fondo avevo a che fare con Dio, non potevo mica disobbedire.
Così mi calai nella mia stessa pipì, e in quelle condutture luride, e nel farlo invidiai tremendamente Abramo mandato ad uccidere Isacco. A me nessun angelo venne a fermarmi. Mi toccò strisciare per i tubi stretti per oltre un quarto d’ora, e vi risparmio particolari disgustosi.
Finché non vidi una grande luce, uscii dal condotto e…..
FINALE 1
….Mi ritrovai con i riflettori del palcoscenico puntati addosso. La platea applaudiva impazzita, l’orchestra accompagnava la mia entrata con una musica trionfale.
Il presentatore mi venne incontro strillando:- Eduardo, Eduardo, ah ah, Eduardo-.
Io non ci capivo proprio più niente. Ero terrorizzato. Che ci avevano messo nella birra?!
- Eduardo-
Ripulendomi gli occhi dalla merda vidi che era Teo Mammuccari.
- Sei su “Scherzi A Parte Nei Confronti Di Persone Poco Famose Che Vengono Seguite E Riprese Per Anni Nei Momenti Di Loro Maggiore Intimità Finché Non Si Dice Loro Tutto In Diretta E Li Si Sputtana Davanti A Milioni Di Telespettatori”, il nostro nuovissimo reality show. Ti rendi conto che fortuna? Sei stato scelto! Quella che credevi la voce del Signore era la voce di ……Lino Banfi, l’ospite della puntata!-
Ci fu uno scroscio di applausi e i riflettori furono puntati sull’ospite che rideva rosso in volto, seduto su di una poltrona rinforzata, e si sbavava il colletto. A quella vista stavo per vomitare, eppure mi ero appena calato in un cesso e avevo resistito alla nausea.
Che orribile carneficina che commisi, che Dio abbia pietà di me!
FINALE 2
…..Mi ritrovai in una verde radura. Il sole splendeva e non c’erano nuvole, non c’era alito di vento. Un signore - anzi il Signore - anziano, vestito di bianco, con una lunga barba, bianca naturalmente, mi veniva incontro sorridente.
Era uguale a Marx. Anzi, cazzo, ripulendomi il volto dalle feci, mi resi conto che era proprio Carl Marx! Avevo avuto sempre ragione allora! Alla faccia di Antonio. In realtà Marx era Dio fattosi uomo per noi! Il comunismo era il regno dei giusti! Come era stato umile però, che esempio, bistrattarsi in quel modo, negare se stesso per gli altri fino al paradosso!
- Ma.….Buon Signore…..sei stato così severo nei confronti di te stesso…..
- Ahè, un altro che mi ha scambiato per Marx!
- Ma…..non sei Marx?
- Ma quale Marx, quello stronzo! Gli assomiglio soltanto. A volte il destino è beffardo sai -
Mi venne a scacare tutto di un botto.
- Oh, adesso che sei qui possiamo parlare seriamente
- Dimmi tutto, sono un tuo umile servo
- Ti volevo dire che……
- Che?
- Che…….
- Che?
- Che…….
- Che?
- Che schifo!
- Eh?
- Che schifo, svegliati!
- Ma cosa dici?
- Eduà, svegliati, che schifo, sto per vomitare!
Marcello mi tirò per i capelli e mi levò la testa dal cesso.
Cazzo, mi ero addormentato!
esercito fascino?
se fosse stato un promo di un film porno forse avrebbe avuto un senso, invece è la campagna di reclutamento dell'esercito ucraino.
marò!





